Trailer, schede dei film e delle celebrità, ricche gallerie fotografiche, Top Ten per incassi, per pubblico e per critica.
Cinema.it è tutto nuovo, vieni a commentare l'ultimo film che hai visto!

Dopo il post di addio scritto dalla redazione di Cinemotion, che ha accompagnato in questi anni cinema.it, una nota di servizio per segnalare che tra poche settimane il nuovo sito vedrà la luce.
Uno spazio nuovo, utile, facile da usare, dove potrete trovare tutte le recensioni scritte dalle testate specializzate italiane unite ai giudizi sintetici dei principali siti esteri dedicati al mondo del cinema (IMDB, NyTimes e diversi altri). Un sistema aperto che favorirà lo scambio di opinioni e la condivisione delle proprie preferenze.
«Questi Grandi spesso si reputano troppo grandi, scontano la consapevolezza del senso della propria importanza e della forma in cui debbono rapportarsi con il mondo e con se stessi. Forse all’inizio presero ad autocelebrarsi, senza trarne motivo di buon umore e, avendo potuto impratichirsi nell’imperio sui poveretti ed essendosi abituati a impartire ordini a breve respiro, eccoli arrivare in quattro e quattro otto, e con una scioltezza di pensiero che potremmo definire un’elegante decisione, a compiere un misfatto.»
Ecco l’articolo più difficile e allo stesso tempo più facile, perché il suo contenuto è riassumibile, un po’ brutalmente ma senza che ne vada smarrita neanche una sfumatura, in due parole: cinema.it ha chiuso. Dal 31 dicembre 2008 il contratto che lega a Dada la nostra società Cinemotion, responsabile dei contenuti del dominio cinema.it fino dal 1996, è giunto a scadenza e non è stato rinnovato. L’interruzione del rapporto editoriale è il frutto di una precisa scelta gestionale, dettata da un’adesione incondizionata del proprietario del sito, la società per azioni Dada, alla filosofia del cosiddetto nano-publishing. Dada è una società quotata al nuovo mercato che nel 2008 ha registrato ricavi stimati intorno ai 170 milioni di euro.
Eccoci dunque al momento del commiato, per il quale abbiamo scelto alcune parole dello scrittore Robert Walser che ci sembrano particolarmente indicate per prendere congedo dai nostri lettori. Se non altro perché, anche se scritte quasi un secolo fa, alludono ad atteggiamenti che sono la moneta corrente di certa mentalità tecnocrate imperante nel meraviglioso mondo del web. Meraviglioso soprattutto per chi ne ha ricavato e continua a ricavarne sostanziosi profitti.
Il presupposto di questa scelta è, evidentemente, molto semplice: nel momento in cui l’informazione si scinde dalla cultura non c’è più alcuno spazio per la critica cinematografica. Non è più un genere giornalistico di richiamo; i suoi praticanti sono considerati ormai già da tempo gli ultimi esponenti di un mondo in via di estinzione. I critici non vengono più nemmeno rimpiazzati, man mano che se ne vanno, dai più prestigiosi quotidiani. La logica è fin troppo chiara: dal momento che a nessuno è negato il diritto di parlare di cinema, perché mai dovrebbero esserci dei professionisti per farlo? Come ci ha insegnato l’ideologia televisiva dell’opinionista, si può tranquillamente esprimere un’opinione su tutto senza avere un’idea su niente.
Che ne sarà dunque di questo sito, nato e cresciuto come spazio di critica cinematografica? Non spetta a noi dirlo, né tantomeno deciderlo, perché non saremo più noi a farlo. Forse diventerà qualcos’altro, forse si trasformerà in un aggregatore di notizie sul cinema, forse in niente. Quello che è certo è che non sarà più quello che è stato da dodici anni a questa parte: il frutto del lavoro di un gruppo di giornalisti animato dal desiderio di coniugare critica, informazione e cultura attraverso strumenti semplici ma essenziali come la passione, la professionalità e l’indipendenza. Strumenti che ci hanno consentito, con la costanza di tante piccole formiche, di accumulare in questi anni migliaia di recensioni, interviste, notizie, resoconti giornalieri dai più importanti festival.
Tutto questo non interessa più. Lo avevamo capito alcuni mesi fa, quando abbiamo dovuto subire passivamente e del tutto inascoltati il trasferimento sulla piattaforma di blogo, non accompagnato da un immediato reindirizzamento, con successivo e conseguente snaturamento del sito, demolizione della newsletter, cancellazione della nostra memoria storica.
Le nuove idee di crescita che animano oggi gli operatori del web vanno in un’altra direzione. Spazio, allora, al nano-publishing, alle raccomandazioni al pubblico, agli aggregatori di notizie. Anche il web si è scoperto post-umano. Ne avevamo avuto sentore dodici anni fa, quando avevamo scelto di chiamarci HalCinema, anche se all’epoca ci eravamo immaginati un epilogo diverso.
Il leone Alex, la zebra Marty, la giraffa Melman e l’ippopotamo Gloria vogliono a tutti i costi lasciare il Madagascar e fare ritorno nel loro tranquillo zoo newyorkese. Con l’aiuto della funambolica squadra di pinguini che ha contribuito a farli precipitare sull’isola, i quattro riescono a levarsi in volo con al seguito anche il re dei lemuri Julien, desideroso di nuove conquiste territoriali.
Recensione
Sarà che l’anteprima italiana di Madagascar 2 (ospitata in una sala gremita di bimbi dal Sottodiciotto Film Festival) si era aperta con uno show dal vivo del ballerino Alex il leone, ma lo sventolio di bandierine, il battere di mani, e l’entusiasmo collettivo del pubblico hanno accompagnato tutti i 90 minuti del film senza un attimo di tregua: ottimo test per misurare il successo di una pellicola che esce a Natale con l’auspicio di riunire al cinema grandi, piccini e famiglie di tutto il pianeta. E testimonianza diretta dell’abilità con cui il cartoon è costruito, sostenuto in gran parte dalla colonna sonora che orchestra numerose e scatenate scene da vero e proprio musical che non fanno certo rimpiangere le mielose melodie dei Disney che furono.
Organizzato anche quest’anno dalla Aiace dalla Città di Torino (Divisione Servizi Educativi e ITER) il festival diretto da Sara Cortellazzo e Aldo Garbarini è giunto alla sua IX edizione e rilancia la sua formula in un programma ricchissimo di eventi, sempre più espanso oltre i confini del modulo dell’“evento annuale”. Grazie al lavoro di molti insegnanti e alla partecipazione di tantissimi studenti la manifestazione che porta il cinema nelle scuole e invita le scuole a fare cinema prevede quest’anno una serie di appuntamenti che si concentrano dal 20 novembre a metà dicembre anche al di là dei dieci giorni di proiezioni. Limitandoci a questi bisogna dar conto di oltre 400 film, tra quelli realizzati dai ragazzi (un centinaio) i quasi 70 lunghi previsti, tra i quali vi saranno ben dodici anteprime nazionali di pellicole in uscita nelle nostre sale e la retrospettiva dedicata all’ospite d’onore Michael Winterbottom, che presenterà il suo ultimo Genova (2008) con Colin Firth e Catherine Keener. Per cominciare da queste attese prime visioni ecco che il festival ha una sua pre-inaugurazione domani (mercoledì 3) sera con un doppio programma: Stella di Sylvie Verheyde (già visto a Venezia e con tra i protagonisti lo scomparso Guillaume Depardieu) e The Millionaire di Danny Boyle.
Continua a leggere: Sottodiciotto Film Festival a Torino, 4-13 dicembre 2008
La storia di due sedicenni e della loro amicizia sullo sfondo della periferia londinese. Tomo fugge da Nottingham e non ha né soldi né casa mentre Marek si è trasferito dalla Polonia per seguire il padre operaio. I ragazzi trovano un po’ di conforto l’uno nell’altro e nell’ amore per la bella Maria.
Recensione:
A causa del ritardato arrivo della pellicola, Somers Town è l’ultimo film fuori concorso passato in extremis sugli schermi del Torino Film Festival. Bello e gonfio di malinconia questo nuovo lavoro di Shane Meadows in cui due ragazzi soli e con una vita non facile trovano un po’ di conforto nell’amicizia. Nel ruolo di Tomo ritroviamo Thomas Turgoose, l’ex-bambino che due anni fa fu protagonista di un altro bel film di Meadows, This is England. Un giorno Tomo prende un treno e arriva a Londra con qualche spicciolo in tasca, senza sapere dove dormirà e come potrà occupare il suo tempo. Fugge da Nottingham e tanto basta per convincerlo a trascinare il suo fagotto per le strade della capitale. Ben presto capisce la situazione pericolosa in cui si è cacciato ed è allora che per caso fa conoscenza con Marek. Quest’ultimo è un giovane polacco appena arrivato in Gran Bretagna con il padre che è operaio delle ferrovie.
Quando nella Londra della Seconda Guerra Mondiale, il poeta Dylan Thomas rincontra per caso il suo amore di gioventù Vera Phillips, tra i due si risveglia l’antica passione. Ora però Thomas è sposato con Caitlin da cui ha avuto un figlio. Le due donne diventano molto amiche e sembrano rinunciare alla competizione soprattutto perché Vera si innamora e sposa il soldato William Killick. Quando però quest’ultimo riparte per la guerra Dylan, Caitlin e Vera si trasferiscono a vivere insieme nella campagna gallese. Al ritorno di William, il menage già difficile si rivela impossibile da sostenere.
Recensione
Ad ogni Festival la sua Keira e un po’ di Keira in ogni Festival: dopo l’anteprima di Duchess alla Festa del cinema di Roma, l’attrice inglese Keira Knightley è protagonista di The edge of love, film di chiusura del Festival di Torino. Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, il film inizia nei sotterranei della metropolitana londinese trasformata per l’occasione in rifugio antiaereo. Nei panni di una bellissima cantante Knightley si esibisce insieme ad un’orchestra per distrarre la folla e per un attimo ci si sorprende di rivederla laddove l’avevamo lasciata alla fine di Espiazione. A cantare è proprio la stessa attrice, su alcune canzoni d’amore composte per l’occasione da Angelo Badalamenti. La macchina da presa fissa il suo viso di porcellana su cui si staglia un’ipnotica bocca dipinta di rosso fuoco.
Oskar è un ragazzino senza amici e per di più è oggetto di bullismo da parte di alcuni compagni di scuola. Nella solitudine della sua cameretta ritaglia e conserva articoli di cronaca nera. La sua collezione si arricchisce quando nella cittadina in cui vive iniziano a verificarsi una serie di omicidi sanguinosi. Contemporaneamente, Oskar fa amicizia con una coetanea appena trasferitasi nel suo condominio e di lì a poco si troverà a realizzare che la sua nuova amica è direttamente implicata nelle misteriose morti ma questo non gli impedirà di innamorarsene.
Recensione
Tratto dal romanzo omonimo di John Ajvide Lindqvist (edito in Italia da Marsilio), Lasciami entrare è una favola di amore e morte per preadolescenti inquieti. Sospesa tra sogno e incubo, questa storia di vampiri non trascura i topos del genere: sangue a fiotti, sortite notturne e romanticismo dannato. Le analogie con il recente teen movie Twilight si riducono a questo e probabilmente l’uscita di due diversi film di vampiri a poca distanza l’uno dall’altro non è sufficiente a costituire un fenomeno. Sta di fatto però che era da tempo che al cinema non facevano capolino queste diafane creature della notte. Ci si chiede quindi se e come si sia evoluto il genere dai tempi in cui a Miriam si sveglia a mezzanotte si attribuiva un sottotesto legato al problema dell’AIDS.
La fabbrica di Stato 420 di Chengdu, specializzata in componenti per l’aeronautica, viene smantellata dopo una ristrutturazione dell’azienda e farà posto a un quartiere residenziale che si chiamerà “24 City”, nome tratto da un verso di una poesia cinese dedicata a una vagheggiata “città del vecchio ibisco”.
Recensione
La Cina di oggi e la Cina di ieri: Jia Zhang-Ke prosegue il suo lavoro di documentazione dei grandi cambiamenti che sta vivendo il suo paese, e lo fa mettendo insieme in 24 City dei racconti filmati con gli stessi testimoni e delle interviste ricostruite grazie all’interpretazione di alcune attrici, il tutto a comporre un affresco che sembrerebbe fedele della vita degli operai cinesi dal dopoguerra ad oggi e delle diverse aspirazioni delle giovani generazioni. Non conoscendo con precisione la cronologia della dismissione della fabbrica e le vicende ad essa connesse è difficile valutare l’aspetto documentario di quest’ultimo film dell’autore del Leone D’oro 2006, Still Life. Ma a volersi fidare del regista è molto facile farsi conquistare dall’intensità e dalla straordinaria efficacia visiva del suo lavoro.
Granz è stato licenziato in seguito a una riduzione di personale che un tribunale ha giudicato immotivata: reintegrato al suo posto viene mobbizzato per diversi anni senza ricevere alcun incarico né alcuna solidarietà da parte di azienda e colleghi. A questa storia principale se ne affiancano altre, in modo frammentario ma ben definito: quella di Stephan Kaufmann pagato per stare appeso almeno otto giorni a un enorme cartellone pubblicitario, stabilendo così un record da guinnes e sponsorizzando un nuovo schermo televisivo; quella di Saskia che si è appena diplomata e partecipa ad alcune selezioni per entrare nel mondo del lavoro; quella di Gunnar che in quel mondo prova a restarci, ed è per questo sottoposto a mille pressioni.
Recensione
Focalizzato primariamente sullo smarrimento di chi cerca lavoro oggi e di chi si ritrova ad essere messo da parte dalla propria azienda, Sollbruchstelle è l’opera prima della ventiseienne Eva Stotz, già selezionata nel 2008 tra i giovani talenti ammessi al “Talent Campus” organizzato ogni anno dalla Berlinale. Il documentario, che alterna le interviste ai diversi protagonisti con immagini della città e della campagna tedesca, ricostruisce attraverso alcuni casi particolari quella che è una storia assolutamente universale nei paesi occidentali in questa nostra epoca di ristrutturazione economica.
Dopo 14 anni di intoppi politico-burocratici nella grande area industriale dismessa a Bagnoli prendono il via i lavori per la bonifica ambientale che restituirà all’Italia una costa e un parco riconquistati al cemento e per la riedificazione delle nuove strutture residenziali e commerciali previste dal progetto della Bagnoli Futura S.p.A. (a capitale pubblico), secondo il quale verranno anche conservati sedici manufatti di archeologia industriali. Le prime inaugurazioni, pare, avranno luogo nei primi mesi del 2009. Ma molti anni di lavoro saranno ancora necessari per completare la grande opera…
Recensione
Quest’ultimo anno è stato importante per quanto riguarda il documentario italiano, e in modo particolare per quello dedicato alle trasformazioni e alle nefandezze del mondo del lavoro dei nostri giorni, con la coppia di film sulla tragedia della Thyssen presentati tre mesi fa a Venezia. Il 2008 è stato anche un anno di passione per Napoli e la Campania, tra Gomorra, libro e film, e l’eterno riesplodere dell’emergenza rifiuti. È quindi normale che anche al Torino Film Festival che lo scorso anno ospitò A Biutiful Country, e che è una delle principali vetrine per il documentario nazionale, non manchino le pellicole su questi temi, in particolare, a unire entrambi, l’ultimo lavoro di Vincenzo Marra già autore di due documentari dedicati ai tifosi (Estranei di massa, 2002) e ai giudici napoletani (L’udienza è aperta, 2006).