«Questi Grandi spesso si reputano troppo grandi, scontano la consapevolezza del senso della propria importanza e della forma in cui debbono rapportarsi con il mondo e con se stessi. Forse all’inizio presero ad autocelebrarsi, senza trarne motivo di buon umore e, avendo potuto impratichirsi nell’imperio sui poveretti ed essendosi abituati a impartire ordini a breve respiro, eccoli arrivare in quattro e quattro otto, e con una scioltezza di pensiero che potremmo definire un’elegante decisione, a compiere un misfatto.»
Ecco l’articolo più difficile e allo stesso tempo più facile, perché il suo contenuto è riassumibile, un po’ brutalmente ma senza che ne vada smarrita neanche una sfumatura, in due parole: cinema.it ha chiuso. Dal 31 dicembre 2008 il contratto che lega a Dada la nostra società Cinemotion, responsabile dei contenuti del dominio cinema.it fino dal 1996, è giunto a scadenza e non è stato rinnovato. L’interruzione del rapporto editoriale è il frutto di una precisa scelta gestionale, dettata da un’adesione incondizionata del proprietario del sito, la società per azioni Dada, alla filosofia del cosiddetto nano-publishing. Dada è una società quotata al nuovo mercato che nel 2008 ha registrato ricavi stimati intorno ai 170 milioni di euro.
Eccoci dunque al momento del commiato, per il quale abbiamo scelto alcune parole dello scrittore Robert Walser che ci sembrano particolarmente indicate per prendere congedo dai nostri lettori. Se non altro perché, anche se scritte quasi un secolo fa, alludono ad atteggiamenti che sono la moneta corrente di certa mentalità tecnocrate imperante nel meraviglioso mondo del web. Meraviglioso soprattutto per chi ne ha ricavato e continua a ricavarne sostanziosi profitti.
Il presupposto di questa scelta è, evidentemente, molto semplice: nel momento in cui l’informazione si scinde dalla cultura non c’è più alcuno spazio per la critica cinematografica. Non è più un genere giornalistico di richiamo; i suoi praticanti sono considerati ormai già da tempo gli ultimi esponenti di un mondo in via di estinzione. I critici non vengono più nemmeno rimpiazzati, man mano che se ne vanno, dai più prestigiosi quotidiani. La logica è fin troppo chiara: dal momento che a nessuno è negato il diritto di parlare di cinema, perché mai dovrebbero esserci dei professionisti per farlo? Come ci ha insegnato l’ideologia televisiva dell’opinionista, si può tranquillamente esprimere un’opinione su tutto senza avere un’idea su niente.
Che ne sarà dunque di questo sito, nato e cresciuto come spazio di critica cinematografica? Non spetta a noi dirlo, né tantomeno deciderlo, perché non saremo più noi a farlo. Forse diventerà qualcos’altro, forse si trasformerà in un aggregatore di notizie sul cinema, forse in niente. Quello che è certo è che non sarà più quello che è stato da dodici anni a questa parte: il frutto del lavoro di un gruppo di giornalisti animato dal desiderio di coniugare critica, informazione e cultura attraverso strumenti semplici ma essenziali come la passione, la professionalità e l’indipendenza. Strumenti che ci hanno consentito, con la costanza di tante piccole formiche, di accumulare in questi anni migliaia di recensioni, interviste, notizie, resoconti giornalieri dai più importanti festival.
Tutto questo non interessa più. Lo avevamo capito alcuni mesi fa, quando abbiamo dovuto subire passivamente e del tutto inascoltati il trasferimento sulla piattaforma di blogo, non accompagnato da un immediato reindirizzamento, con successivo e conseguente snaturamento del sito, demolizione della newsletter, cancellazione della nostra memoria storica.
Le nuove idee di crescita che animano oggi gli operatori del web vanno in un’altra direzione. Spazio, allora, al nano-publishing, alle raccomandazioni al pubblico, agli aggregatori di notizie. Anche il web si è scoperto post-umano. Ne avevamo avuto sentore dodici anni fa, quando avevamo scelto di chiamarci HalCinema, anche se all’epoca ci eravamo immaginati un epilogo diverso.
Una vita di scandali e di eccessi, un matrimonio infelice, l’impegno politico… Lady Georgiana Spencer, Duchessa di Devonshire, fu una donna molto potente dell’aristocrazia britannica divenendo un’icona dell’anticonformismo.
Recensione
Bella, colta, anticonformista e politicamente impegnata, Lady Georgiana Spencer (antenata di Lady Diana), Duchessa di Devonshire, fu una delle donne più carismatiche ed influenti del Settecento ma, oltre lo sfarzo dei salotti, la sua vita affettiva fu tutt’altro che invidiabile. Costretta ad un matrimonio senza amore, obbligata a vivere sotto lo stesso tetto con il consorte e la sua amante, destinata ad un amore clandestino con Charles Grey e tacciata, già da giovane sposa, di non essere in grado di generarare un erede maschio, l’affascinante dama visse un’esistenza davvero romanzesca e Saul Dibb ne fa, in questo film, un’eroina romantica seguendo tutti i clichè del genere.

Il legame tra Capri e Hollywood si fa sempre più stretto. Complice il Capri, Hollywood - Honda International Film Festival (27 dicembre – 2 gennaio) che quest’anno compie tredici anni. L’isola partenopea diventa il luogo delle star per trascorrere un piacevole capodanno, per fare il resoconto di un anno appena concluso e per stilare le prime impressioni su un anno tutto da scoprire. Sessantacinque le proiezioni tra la Certosa, l’Auditorium centro congressi e il Paradiso cinema Anacapri. Come sempre non mancano le anteprime. Si parte con The Brothers Bloom interpretato da Adrien Brody, Rachel Weisz e Mark Ruffalo, seguono Il dubbio e Frost/Nixon, entrambi nominati ai Golden Globe, Hurricane Season con Forest Whitaker che racconterà i retroscena di una storia ambientata a New Orleans un anno dopo l’uragano Katrina. E ancora Australia di Buz Luhrmann (anche lui sarà presente con la famiglia al completo), Love Live Long di Mike Figgis, Zack and Miri Make a Porno di Kevin Smith e l’horror The Horseman con Dennis Quaid.
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Dopo due sole settimane dalla conclusione del 26° Torino Film Festival, e dopo pochi giorni dall’annuncio della volontaria conclusione del mandato di Moretti, il regista Gianni Amelio è stato appena presentato quale nuovo Direttore del TFF da Sandro Casazza e Alberto Barbera, Presidente e Direttore del Museo Nazionale del Cinema, e dal Presidente dell’Associazione Cinemagiovani Lorenzo Ventavoli, sostenuti dai rappresentanti degli enti locali piemontesi, che hanno dato il loro benvenuto al regista.
I giorni scorsi erano stati segnati da un rincorrersi di nomi di possibili successori, tra cui quelli dei registi Calopresti, Ferrario, Placido, Giordana, Giuseppe Bertolucci. Ma Alberto Barbera ha confessato che la scelta di Amelio è stata la prima e l’unica di queste due settimane, ed era già stata lì lì per realizzarsi ai tempi del mandato a Nanni Moretti , se questi avesse rifiutato. Il nome del regista era subito parso a tutti tra i più interessanti per diverse ragioni. Innanzi tutto per i suoi ottimi rapporti con il Museo Nazionale del Cinema, per il quale Amelio ha curato i due montaggi cinematografici che vengono proiettati a ciclo continuo nell’aula del Tempio della Mole, e con il quale ha anche allestito l’anno scorso una Mostra sui Cineromanzi, antica passione del regista.
Continua a leggere: Il Torino Film Festival ricomincia da Gianni Amelio
Ci risiamo: dopo due anni di tranquillità e di eccezionale rilancio di pubblico il Torino Film Festival si ritrova a dover ricominciare “da capo” con un nuovo direttore. La cosa sarebbe (è) normalissima ma non è proprio di normale amministrazione perché dopo diverse settimane di bagarre il balletto della nomina di Nanni Moretti alla guida del festival aveva ingigantito l’attenzione sull’evento, e il suo celebre “mi nota di più se…” attirò allora come negli scorsi giorni i media di tutto il mondo e richiede oggi l’annuncio di un nome ancora più altisonante a sostituirlo. Intanto, a seguito del comunicato diffuso pochi minuti fa dal Museo Nazionale del Cinema è ormai ufficiale che Moretti ha deciso di lasciare il festival, per poter dedicarsi alla realizzazione del suo nuovo film. Personalmente ho assistito alla conferenza stampa finale del 26° Torino Film Festival e mi era sembrato abbastanza chiaro che le parole di Moretti andavano in quella direzione, anche se nessuno ha voluto leggerle così, sperando forse di esorcizzare l’evento o per accentuare il presunto scoop del presunto diniego del regista a proseguire l’avventura.
Continua a leggere: Moretti lascia Torino. Alcune possibili alternative...
Anche quest’anno Il vento del cinema torna sull’isola di Procida ma nelle inedite date del 6 e 7 dicembre 2008 con un fine settimana dedicato al tema L’Incompiuto Cinema proposto come sempre dal direttore artistico della manifestazione, Enrico Ghezzi. Tra gli ospiti principali del festival segnaliamo il regista iraniano Amir Naderi che la sera di sabato 6 presenterà il recentissimo Vegas: Based on a True Story (2008), in concorso alla 65ª Mostra del Cinema di Venezia. Gli spettatori della rassegna potranno vedere anche Marathon (2002) e, nella postazione video che i frequentatori del Cinema Procida Hall già conoscono, tutti gli altri film dell’autore. Nel consolidato spirito multidisciplinare del festival saranno poi presenti sull’isola molti filosofi e l’antropologo Marino Niola, che presenterà il volume da lui curato Lévi-Strauss. Fuori di sé (edizioni Quodlibet) dedicato al collega che ha appena compiuto cent’anni (il 28 novembre) e che mostrerà alcune rare interviste filmate realizzate con Lévi-Strauss da Paolo Caruso per la Rai nel 1977.
Continua a leggere: "Il vento del cinema" a Procida 6-7 dicembre
Organizzato anche quest’anno dalla Aiace dalla Città di Torino (Divisione Servizi Educativi e ITER) il festival diretto da Sara Cortellazzo e Aldo Garbarini è giunto alla sua IX edizione e rilancia la sua formula in un programma ricchissimo di eventi, sempre più espanso oltre i confini del modulo dell’“evento annuale”. Grazie al lavoro di molti insegnanti e alla partecipazione di tantissimi studenti la manifestazione che porta il cinema nelle scuole e invita le scuole a fare cinema prevede quest’anno una serie di appuntamenti che si concentrano dal 20 novembre a metà dicembre anche al di là dei dieci giorni di proiezioni. Limitandoci a questi bisogna dar conto di oltre 400 film, tra quelli realizzati dai ragazzi (un centinaio) i quasi 70 lunghi previsti, tra i quali vi saranno ben dodici anteprime nazionali di pellicole in uscita nelle nostre sale e la retrospettiva dedicata all’ospite d’onore Michael Winterbottom, che presenterà il suo ultimo Genova (2008) con Colin Firth e Catherine Keener. Per cominciare da queste attese prime visioni ecco che il festival ha una sua pre-inaugurazione domani (mercoledì 3) sera con un doppio programma: Stella di Sylvie Verheyde (già visto a Venezia e con tra i protagonisti lo scomparso Guillaume Depardieu) e The Millionaire di Danny Boyle.
Continua a leggere: Sottodiciotto Film Festival a Torino, 4-13 dicembre 2008
Dopo alcuni anni di accantonamento critico, in Italia ricordiamo solo un bell’omaggio organizzato quindici anni orsono dall’ormai scomparsa France Cinéma, il Torino Film festival 2008 ha dedicato una delle sue retrospettive al cinema di Jean-Pierre Melville. Il volume edito da Il Castoro per celebrare l’evento ha l’ambizione di essere un punto di riferimento per i giovani scopritori e per gli appassionati dei film del regista francese, che, pur contando fan anche illustri, sono per lo più di difficile reperibilità. Il libro stesso è testimonianza concreta dell’interesse che ancora suscitano le opere dell’autore, se non altro perché raccoglie accanto a saggi scritti da “specialisti” gli interventi di sette scrittori di noir nostrani, che la curatrice Emanuela Martini ha rivelato essere stati subito entusiasti della sua proposta di collaborazione, dimostrando di conoscere già le opere dell’autore. Melville ha infatti firmato nella sua carriera tredici film (pochi rispetto a molti colleghi), tra i quali si contano però una mezza dozzina di indimenticati noir che dimostrano una piena consapevolezza e una profonda riflessione sui meccanismi del genere, nonché su quelli dell’animo umano.
Continua a leggere: Jean-Pierre Melville: dalla retrospettiva al volume
La storia di due sedicenni e della loro amicizia sullo sfondo della periferia londinese. Tomo fugge da Nottingham e non ha né soldi né casa mentre Marek si è trasferito dalla Polonia per seguire il padre operaio. I ragazzi trovano un po’ di conforto l’uno nell’altro e nell’ amore per la bella Maria.
Recensione:
A causa del ritardato arrivo della pellicola, Somers Town è l’ultimo film fuori concorso passato in extremis sugli schermi del Torino Film Festival. Bello e gonfio di malinconia questo nuovo lavoro di Shane Meadows in cui due ragazzi soli e con una vita non facile trovano un po’ di conforto nell’amicizia. Nel ruolo di Tomo ritroviamo Thomas Turgoose, l’ex-bambino che due anni fa fu protagonista di un altro bel film di Meadows, This is England. Un giorno Tomo prende un treno e arriva a Londra con qualche spicciolo in tasca, senza sapere dove dormirà e come potrà occupare il suo tempo. Fugge da Nottingham e tanto basta per convincerlo a trascinare il suo fagotto per le strade della capitale. Ben presto capisce la situazione pericolosa in cui si è cacciato ed è allora che per caso fa conoscenza con Marek. Quest’ultimo è un giovane polacco appena arrivato in Gran Bretagna con il padre che è operaio delle ferrovie.
La serata di premiazione del 26° Torino Film festival - cui è seguita la proiezione del film di chiusura The Edge of Love di John Maybury - ha confermato i rumors della vigilia. Il premio per Miglior film del Concorso Lungometraggi è andato al cileno Tony Manero, che ha vinto anche il Primo Premio della Giuria Firpresci, e, altrettanto meritatamente, il premio per il Miglior Attore, Alfredo Castro. Il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato invece a Prince of Broadway dell’americano Sean Baker, che racconta le vicissitudini di un immigrato proveniente dal Ghana che cerca di sopravvivere clandestinamente nel centro di New York. Miglior attrice di quest’anno è Emmanuelle Devos, per il film Non-Dit del belga Fien Troch, mentre il premio per la miglior sceneggiatura, comprendente un invito presso la torinese scuola Holden, è del tedesco L’onda (Die Welle) .