martedì 02 dicembre 2008

Jean-Pierre Melville: dalla retrospettiva al volume

pubblicato da Claudio Panella in: cinema e libri festival registi Torino Film Festival 2008 Libri

melville castoro Dopo alcuni anni di accantonamento critico, in Italia ricordiamo solo un bell’omaggio organizzato quindici anni orsono dall’ormai scomparsa France Cinéma, il Torino Film festival 2008 ha dedicato una delle sue retrospettive al cinema di Jean-Pierre Melville. Il volume edito da Il Castoro per celebrare l’evento ha l’ambizione di essere un punto di riferimento per i giovani scopritori e per gli appassionati dei film del regista francese, che, pur contando fan anche illustri, sono per lo più di difficile reperibilità. Il libro stesso è testimonianza concreta dell’interesse che ancora suscitano le opere dell’autore, se non altro perché raccoglie accanto a saggi scritti da “specialisti” gli interventi di sette scrittori di noir nostrani, che la curatrice Emanuela Martini ha rivelato essere stati subito entusiasti della sua proposta di collaborazione, dimostrando di conoscere già le opere dell’autore. Melville ha infatti firmato nella sua carriera tredici film (pochi rispetto a molti colleghi), tra i quali si contano però una mezza dozzina di indimenticati noir che dimostrano una piena consapevolezza e una profonda riflessione sui meccanismi del genere, nonché su quelli dell’animo umano.

Continua a leggere: Jean-Pierre Melville: dalla retrospettiva al volume

venerdì 28 novembre 2008

British Renaissance: dalla retrospettiva al volume

pubblicato da Claudio Panella in: cinema e libri festival Torino Film Festival 2008 Libri

British Renaissance, Martini, Torino, festivalBritish Renaissance. Gioventù, amore e rabbia nel cinema inglese degli anni Ottanta, curato da Emanuela Martini, è il volume monografico edito da Il Castoro in occasione dell’omonima retrospettiva che ha portato a Torino 35 film per la televisione e il cinema prodotti in Inghilterra tra gli anni ’70 e gli ’80. La curatrice della selezione e del volume ha rivelato però che i film papabili per la rassegna torinese erano circa un’ottantina, che si è dovuto sfrondare per qualità, reperibilità delle pellicole (non pochi i rimpianti da questo punto di vista) e secondo il criterio di non presentare al festival più di un’opera per autore. Regola mantenuta con le notevoli eccezioni di Stephen Frears , Neil Jordan e Terence Davies.
Il libro serve quindi anche a contestualizzare i singoli film e non è di certo riservato solo a coloro che hanno partecipato alle proiezioni del festival. Dai diversi saggi raccolti nella monografia emerge bene quel che la British Renaissance è stata e quello che non è stata affatto: innanzi tutto non si trattò di un vero movimento, come il Free Cinema o la Nouvelle Vague, e si iniziò a nominarla solo qualche anno dopo il suo esplodere, non senza una certa ironia. È comunque innegabile che fino a pochi anni prima il cinema inglese era davvero poco vivace, e lo fu ancora meno nel decennio successivo. Non a caso è piuttosto nota la facezia di Truffaut (proprio lui che adorava Hitchcock!) secondo cui “cinema inglese” sarebbe una “contraddizione in termini”.

Continua a leggere: British Renaissance: dalla retrospettiva al volume