Venezia 65: Leone d'oro a The Wrestler

pubblicato da Maurizio G. De Bonis

Mickey Rourke e Darren AronofskyAnche quest’anno si è consumato il rito relativo ai premi della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il leone d’oro è andato a The Wrestler di Darren Aronofsky, l’ultimo film passato in concorso, visto in extremis da buona parte della giuria alla proiezione stampa di venerdì mattina. Si tratta di un ottimo lungometraggio, realizzato da un cineasta molto discontinuo e un po’ folle (artisticamente), un autore capace di terribili tonfi e di opere intense, struggenti e linguisticamente solide e raffinate, proprio come The Wrestler.
Aronofky deve evidentemente aver colpito l’immaginario di Wenders e compagni, ma d’altra parte il livello del concorso era visbilmente modesto. Se dovessimo segnalare altri titoli degni di nota, non potremmo che scegliere: Birdwatchers di Marco Bechis (totalmente ignorato dalla giuria) e Teza, dell’etiope Haile Gerima, a cui invece sono andati due “contentini” come il Gran Premio della Giuria e l’Osella per la migliore sceneggiatura. Il Premio per la miglior regia è stato dato a Paper Soldier di Aleksey German Jr. Quest’ultimo è un lavoro il cui unico pregio è rintracciabile solo ed esclusivamente in una regia perfetta, incentrata su piani sequenze e movimenti degli attori di rara precisione e armonia. Per il resto, ricordiamo durante la proiezione di Paper Soldier solo una fuga continua di critici distrutti dalla verbosità dell’opera.
Per le Coppe Volpi sono saltati fuori i nomi di Silvio Orlando (Il papà di Giovanna di Pupi Avati) e Dominique Blanc (L’autre di Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic). Per quel che riguarda Dominque Blanc effettivamente non ricordiamo interpretazioni femminili migliori.

Continua a leggere: Venezia 65: Leone d'oro a The Wrestler

condividi condividi 2 commenti domenica 07 settembre 2008

Orfeo 9

pubblicato da Claudio Panella

Questa favola
Ha per vero protagonista assoluto
Un illusionista prodigioso:
Lo stesso che col suo gioco preciso
Ti inganna ancora
Ti tiene ancora distratto
Dalla più sublime delle visioni possibili:
La realtà
Con questo prologo in versi si introduce una versione moderna e musicale della favola di Orfeo ed Euridice.

Recensione
Scelta come film di chiusura dell’eclettica Mostra di Venezia 2008 la versione cinematografica del musical scritto, interpretato e diretto da Tito Schipa Jr. intreccia un ideale dialogo col restaurato Yuppi Du e con la grande retrospettiva Questi fantasmi: Cinema italiano ritrovato (1946 – 1975). Ma l’unicità e l’eccentricità di Orfeo 9 sono evidenti ancora oggi, a quasi quarant’anni dalla sua ideazione e a trentacinque dalle riprese della pellicola, realizzata nel 1973 per il settore sperimentale della RAI.

Continua a leggere: Orfeo 9

condividi condividi 0 commenti domenica 07 settembre 2008
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Pinuccio Lovero - Sogno di una morte di mezza estate

pubblicato da Silvia Nugara


Pinuccio Lovero ha quarantuno anni e abita a Bitonto. Il suo sogno di una vita è quello di fare il custode del cimitero della sua città. Instancabile marmista e attivo nella vita di paese, Pinuccio riesce ad avvicinarsi alla realizzazione del suo sogno quando viene assunto dal cimitero di Mariotto, un paesino vicino a Bitonto dove però da quel giorno non muore più nessuno.

Recensione
In un’Italia in cui la parola “lavoro” richiama ormai direttamente la nozione di “precarietà”, la storia del custode cimiteriale Pinuccio Lovero racconta la vicenda di un sogno professionale che si realizza checché ne dica il pressbook che cavalcando l’onda dei tempi parla di “becchino precario”. Nel film infatti nulla si dice del contratto che lega Pinuccio al suo posto di lavoro. Presentato fuori concorso nell’ambito della Settimana Internazionale della critica della 65° Mostra del cinema di Venezia questo lavoro entra con grazia e ironia nella vita di un uomo non comune e della comunità in cui vive.

Continua a leggere: Pinuccio Lovero - Sogno di una morte di mezza estate

condividi condividi 1 commento sabato 06 settembre 2008

Gabbla (Inland)

pubblicato da Silvia Nugara

Malek è un topografo che accetta un incarico di lavoro in una provincia dell’Algeria Occidentale. Il suo compito è di valutare la possibilità di costruire una linea elettrica nella regione, aggirando la diffidenza delle autorità locali e cercando di evitare i conflitti politici sempre accesi in quell’area. L’incontro con una giovane migrante che Malek aiuterà nel suo viaggio della speranza, farà sì che il lavoro rimanga a metà.

Recensione
Privo di speranze personali dopo il divorzio e politiche per le continue lotte che agitano la società algerina, il topografo Malek si è isolato nel deserto quasi come un eremita. La sua vita sembra destinata a trascorrere al ritmo lento della quotidianità nelle aride campagne anche se qualcuno tra gli amici dissidenti politici che entrano ed escono dalla galera, lo va a trovare di tanto in tanto. Tutta la prima parte di Gabbla è il lento trascorrere di ore e giorni che sembrano inutili per Malek e verbosi per gli amici che la sera si trovano al bar per discutere di condizione femminile, di cultura, del ruolo politico degli intellettuali. Poi l’uomo accetta un incarico di lavoro in una provincia isolata e lascia la casa e gli amici.

Continua a leggere: Gabbla (Inland)

condividi condividi 1 commento sabato 06 settembre 2008

L’incanto ai tempi del Technicolor - Intervista a Pappi Corsicato

pubblicato da Marco Spagnoli

“Io e Pedro Almodóvar, con cui ho anche lavorato, così come fanno altri registi quali Quentin Tarantino e David Lynch attingiamo allo stesso immaginario cinematografico degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta per dare vita alle nostre idee. Prendiamo ispirazione da pellicole importanti, ma anche da film di serie B e di serie Z di cui copiamo scene e situazioni, che dopo una rielaborazione personale si trasformano in un cinema diverso, moderno, ‘nostro’ e sicuramente molto originale.” Così il regista napoletano Pappi Corsicato parla del suo rapporto con le suggestioni cinematografiche del passato per Il seme della discordia, divertissment leggero ed estetizzante incentrato su una commedia degli equivoci ispirato alla Marchesa di O. di Heinrich Von Kleist e interpretato da Caterina Murino, Martina Stella, Isabella Ferrari, Valeria Fabrizi, Alessandro Gassman e Michele Venitucci. “Come tutti i film che ho fatto anche questo ha una doppia chiave di lettura.” Continua il regista “Da un lato c’è un messaggio positivo e propositivo, mentre dall’altro ci troviamo dinanzi ad un gruppo di persone abbastanza sole, in fin dei conti, e ripiegate in loro stesse. Il seme della discordia è un film ironico pieno di situazioni paradossali che affronta vicissitudini molto contemporanee seguendo un punto di vista umoristico.”

Continua a leggere: L’incanto ai tempi del Technicolor - Intervista a Pappi Corsicato

condividi condividi 0 commenti sabato 06 settembre 2008
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

La fabbrica dei tedeschi

pubblicato da Claudio Panella


Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 un grave incendio investe la linea 5 dello stabilimento ThyssenKrupp di corso Regina Margherita 400, a Torino. Le famiglie, gli amici e i colleghi delle sette vittime raccontano le circostanze drammatiche di quella notte e la loro vita di sopravvissuti.

Recensione
La fabbrica dei tedeschi è il film che è stato scelto insieme a ThyssenKrupp Blues per rendere omaggio nella giornata del 5 settembre alle morti sul lavoro più terribili e più dibattute dell’ultimo anno. A differenza dell’altro documentario, il film di Mimmo Calopresti è stato direttamente ispirato dalla tragedia di Torino, ed è interamente dedicato al racconto della vita delle sette vittime e di quella dei loro familiari, attraverso le cui parole sono ripercorse altrettante vicende umane straziate dall’incidente. Queste voci, nonostante la presenza del regista stesso, sono il cuore del film e il motore del suo svolgimento, come una teoria di drammatici monologhi.

Continua a leggere: La fabbrica dei tedeschi

condividi condividi 5 commenti sabato 06 settembre 2008

Il momento di reagire - Intervista a Ermanno Olmi

pubblicato da Marco Spagnoli

“Quando capita di innamorarci di nuovo, tale è la sorpresa che immediatamente ritroviamo tutto. Se siamo davvero innamorati tutto può cambiare. Drammatizzare non serve a nulla. Lasciamo che sia la vita a sorprenderci con le sue infinite sorprese e in caso ad obbligarci a contraddirci.” In occasione della consegna del Leone d’Oro alla carriera, il maestro Ermanno Olmi lascia così spazio alla possibilità di tornare alla regia, un giorno non troppo lontano. Nonostante egli abbia annunciato pubblicamente che Centochiodi rappresenti il film conclusivo della sua lunga carriera, Olmi non esclude alcuna possibilità.

Continua a leggere: Il momento di reagire - Intervista a Ermanno Olmi

condividi condividi 0 commenti sabato 06 settembre 2008

ThyssenKrupp Blues

pubblicato da Claudio Panella

Thyssenkrupp BluesL’11 giugno 2007 Carlo Marrapodi ha ventinove anni e riceve un telegramma della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni che gli annuncia la cassa integrazione e sancisce di fatto la prossima chiusura dello stabilimento torinese dell’azienda, dove Carlo lavora da cinque anni. Inizialmente non è sicuro di poter tornare a Torino dopo le ferie nella natia Calabria, ma da ottobre Carlo ricomincia a lavorare poiché la proprietà decide di smantellare gli impianti e contemporaneamente produrre ancora il più possibile: a causa di tale scelta all’una del mattino di giovedì 6 dicembre 2007 un grave incidente porterà via alcuni amici di Carlo e la situazione degli operai della Thyssen finirà sulle prime pagine di tutto il mondo.

Recensione

Presentato alla 65a Mostra di Venezia come Evento della sezione Orizzonti assieme a La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti, il documentario di Pietro Balla e Monica Repetto si distingue per la totale assenza di messa in scena e per la fatale coincidenza che ha modificato il progetto iniziale degli autori, quello di raccontare la perdita del posto di lavoro da parte di uno degli operai dell’acciaieria Thyssen di Torino, prossima alla chiusura. A scanso di equivoci un cartello apre il film avvertendoci che “Questa storia non è mai stata scritta”, cioè che il corso degli eventi cui hanno assistito il protagonista e le telecamere dei due registi non è stato né preordinato né manipolato in alcun modo. La tragedia del 6 dicembre 2007 è piombata sulle spalle di Carlo Marrapodi (che aveva da poco finito il turno) e ha cambiato la vita di molte altre persone, uccidendone sette.

Continua a leggere: ThyssenKrupp Blues

condividi condividi 2 commenti venerdì 05 settembre 2008
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

La consegna del Leone d'oro a Olmi

pubblicato da Claudia Catalli

Ermanno Olmi
Lo stesso giorno in cui Pupi Avati ritira il Leoncino Agiscuola, il collega Ermanno Olmi riceve il Leone d’Oro alla carriera, a quarantotto anni dalla prima volta a Venezia con Il posto che qualcuno definì un “bozzetto checoviano”.
Un premio alla carriera è sempre il riconoscimento di una vita consacrata al bruciare vivo e intenso di una passione costante, indistruttibile. Quando venne a sapere che la 65° Mostra del cinema di Venezia aveva intenzione di assegnargli il Leone d’Oro, Olmi la prese come il coronamento di anni di lavoro nel e per il cinema, arrivato puntale per quella sua scelta di “pensionamento”: smettere di dirigere, presa dopo il poetico e delicato Cento chiodi.
Eppure oggi, in conferenza stampa, ecco arrivare una parziale, timida smentita: “Non so ancora cosa succederà nella mia vita”, seguita da una scia di rosea speranza: “Nel periodo della terza-quarta età capita di innamorarsi di nuovo e la sorpresa che ne deriva può essere tale da riscoprire un’energia perduta”.
Olmi ha manifestato ottimismo nei confronti del cinema italiano, purché mantenga alto quel livello di “onestà” che contraddistingue le opere di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, e un intelligente consiglio di cautela e sobrietà verso i critici, che a volte, secondo il regista, dovrebbero “avere almeno il pudore di dichiarare la propria ignoranza”.

condividi condividi 0 commenti venerdì 05 settembre 2008

The Wrestler

pubblicato da Eleonora Saracino

Mickey Rourke in The Wrestler
Randy Robinson, detto l’Ariete, è stato un campione di Wrestling negli anni 80 ma ora, ormai invecchiato, sbarca il lunario con incontri nei circoli ricreativi. Dopo un infarto, inizia a riflettere sulla sua vita, cerca di recuperare il rapporto con la figlia e tenta una relazione con una spogliarellista non più giovanissima.

Recensione
Un fisico istoriato dalla vita e dalle lotte, un cuore che non batte più al ritmo di una volta, una vita spesa sul ring per combattere e vincere… Chi meglio di Mickey Rourke poteva dar vita al personaggio dell’Ariete? The Wrestler è lui, colonna portante di un film che traccia la parabola di un’esistenza ormai alle corde, sebbene non ancora pronta ad uscire di scena, a gettare quella spugna che ne decreta la fine. Darren Aronofsky, dopo il deliro new-age di The Fountain passato alla Mostra di Venezia nel 2006, racconta con un realismo, non privo di poesia, la vicenda di un uomo che nel wrestling ha costruito il suo mondo, sacrificandogli tutto ad iniziare dai sentimenti.

Continua a leggere: The Wrestler

condividi condividi 0 commenti venerdì 05 settembre 2008