L'oro di Roma

pubblicato: martedì 27 novembre 2007 da redazione

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Quando Carlo Lizzani pensò all’opportunità di portare sullo schermo la vicenda della deportazione degli ebrei romani durante la seconda guerra mondiale, si rivolse anzitutto ad un grande racconto di Giacomo Debenedetti, intitolato 16 ottobre 1943, il giorno appunto in cui le ss, comandate dal famigerato Herbert Kappler penetrarono nel ghetto di Roma per prelevare gli ebrei e deportarli verso i campi di concentramento.

Ci furono delle riserve sulla opportunità di fare questo film, si trattava di riaprire una pagina assai dolorosa, ed ancora oggi controversa tra gli storici (basti pensare al ruolo della chiesa cattolica e del Papa Pio XII), della storia italiana ed europea. Alla attenta ricostruzione dei fatti Lizzani abbina due vicende parallele: l’amore tra due ragazzi, una ebrea e l’altro cattolico, appartenente ad una famiglia benestante e credente, e la solitaria scelta di aderire alla resistenza di un altro giovane ebreo, dopo un lungo travaglio interiore.

Né la storia d’amore però, né la vicenda politica, inficiano o disturbano, corrompendola, la necessaria attenzione verso i fatti storici, rappresentando d’altra parte gli elementi che forniscono un approfondimento, concedono a Lizzani la possibilità di riflettervi e lasciar riflettere lo spettatore. Attraverso la giovane Giulia, innamorata del compagno d’università, assistiamo al travaglio di una ragazza costretta dalle circostanze del tempo a dover scegliere tra il sentimento e l’appartenenza alla propria famiglia, proprio nel momento del pericolo.

Le ottuse pregiudiziali della di lui famiglia le concedono il matrimonio soltanto a patto di lasciarsi battezzare cristianamente. Nel mezzo ci sono i 50 chili d’oro chiesti da Kappler al presidente della comunità ebraica per lasciarli in pace. E’ pura estorsione, sono in molti a sospettarlo, ma altra strada non c’è, chi poteva è già fuggito altrove. Dunque si decide per quella febbrile autoconfisca di tutti i ciondoli, anelli, collane, tutto quanto in possesso alle famiglie del ghetto per raggiungere il determinante peso. L’attesa sarà tradita, come si sa, ogni spiraglio reciso, il 16 ottobre 1943.

Video: 6 (qualche smagliatura nel riversamento in digitale, con un paio di salti durante il film)

Audio: 7

Extra: 7

Giancarlo Mancini

Alla attenta ricostruzione dei fatti Lizzani abbina due vicende parallele: l’amore tra due ragazzi, una ebrea e l’altro cattolico, appartenente ad una famiglia benestante e credente, e la solitaria scelta di aderire alla resistenza di un altro giovane ebreo, dopo un lungo travaglio interiore.

Extra:
Un buon assortimento di materiali, dalle interviste a Lizzani ed al direttore della fotografia Erico Menczer, alle scene eliminate, fa luce su un film da anni invisibile in televisione e sul satellite. Eppure si mostra ancora oggi come uno dei più moderni del regista romano.

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