Trailer, schede dei film e delle celebrità, ricche gallerie fotografiche, Top Ten per incassi, per pubblico e per critica.
Cinema.it è tutto nuovo, vieni a commentare l'ultimo film che hai visto!

Cinema & Mostre - Amelio: la mia storia dei cineromanzi

pubblicato: giovedì 08 marzo 2007 da Claudio Panella in: intersezioni

cinema-mostre-amelio-la-mia-storia-dei-cineromanzi

È aperta a Torino, dall’8 marzo al 19 aprile e da martedì a domenica, la mostra Lo schermo di carta - Storia e storie dei cineromanzi, un omaggio alla semi-dimenticata avventura dei “cine-romanzi” organizzato a partire dalla nutrita collezione di Gianni Amelio progettato dal regista in persona con la cura scientifica di Silvio Alovisio per il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Il cineromanzo era un tipo di pubblicazione che negli anni ’50 accompagnava l’uscita di moltissimi film, un fenomeno nato in Italia, già patria del fotoromanzo, e diffuso con alterne fortune in non molti altri paesi tra il Sud America e la Francia, spesso per opera di nostri connazionali. < ?xml:namespace prefix = o ns = urn:schemas-microsoft-com:office:office />

Nel presentare la mostra torinese Amelio ha raccontato come la sua passione per questi prodotti risalga alla primissima infanzia, quando, probabilmente alcuni anni dopo la sua uscita ufficiale, la madre gli mise tra le mani una copia del cineromanzo de Il caso Paradine (1947) dove campeggiavano Alida Valli e Gregory Peck, e non certo il nome del regista. Fin da quando il piccolo Gianni aveva quattro anni e veniva portato dalla nonna a vedere le terze visioni di Gilda (1946), l’amore per il cinema era parte integrante della vita di casa Amelio e il cineromanzo non era considerato come un fotoromanzo ma come un completamento dell’esperienza irripetibile vissuta nel buio della sala, l’unica maniera per portarsi a casa una parte importante, anche se fotografica e fumettistica, del film tanto amato.

Come infatti scrive Amelio in un passo della sua presentazione del progetto: “Il cineromanzo non ci restituisce il film perché non può farlo, non è nella sua natura. Semmai ne alimenta il mito. Tant’è che ai suoi tempi non veniva visto in concorrenza, ma come supporto al film o addirittura come una sorta di trailer postumo”, l’unico mezzo che si aveva allora per elaborare il lutto della separazione dal film una volta riaccese le luci in sala. Inevitabile così che all’inizio degli anni ’60, con la diffusione della televisione, la fortuna di questo prodotto scemasse in gran fretta, dopo dieci anni in cui le edizioni volute da personaggi come De Laurentis, Rizzoli o Cino del Duca avevano trovato posto nelle province di tutta la penisola, là dove spesso i film veri e propri non riuscivano neanche ad arrivare.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Due sono i luoghi in cui si articola la manifestazione: da un lato c’è l’Archivio di Stato che ospita l’esposizione vera e propria, dall’altro ci sono la Mole Antonelliana sulla cui cancellata è possibile ammirare trenta diverse copertine di cineromanzi riprodotte in grande formato e il cinema Massimo dove verranno proiettate alcune pellicole scelte dallo stesso Amelio. Questa piccola rassegna durerà fino al 19 aprile ogni giovedì sera, giorno in cui la mostra è aperta fino alle 22, e prevede titoli quali Fronte del porto (1954), Casco d’oro (1952) di Becker ma anche Guardie e ladri (1951) di Steno e Monicelli e Senso (1954) di Visconti che sarà presentato questa sera proprio da Amelio.

Il clou della mostra è comunque all’Archivio di Stato, che riprende un primo allestimento realizzato lo scorso ottobre dalla Fondazione Solares a Parma, nelle cui sale si possono ammirare duecento cineromanzi originali provenienti dalla ben più ricca collezione di Amelio attraverso un percorso scenografico costruito dalle gigantografie di diverse copertine, e dall’intera riproduzione del “giornaletto” di Senso. Non mancano anche alcune postazioni multimediali che ricostruiscono la storia e l’evoluzione di questa forma di editoria popolare che faceva sistematicamente leva sugli aspetti più poetici e sentimentali delle opere che venivano riadattate su carta, riservando le copertine ai volti delle dive e degli attori più prestanti di ciascuna pellicola.


L’ultima sala della mostra ospita infine una proiezione in loop di Sfogliare un film, bel documentario di Lorenzo d’Amico De Carvalho con la fotografia e la collaborazione di Luan Amelio Ujkaj, figlio del regista che ha portato i cineromanzi del padre in visione a numerosi protagonisti del cinema italiano del secondo dopoguerra, anch’essi quasi tutti dimentichi di quel genere. Tra gli altri compaiono nel filmato le attrici Giovanna Ralli e Lucia Bosè, i registi Mario Monicelli, Francesco Rosi, Dino Risi, Carlo Lizzani, il costumista Piero Tosi, il montatore Nicola Perpignani.

Per coloro che non potranno raggiungere Torino nelle prossime sei settimane ci sono comunque due pubblicazioni editate in occasione della mostra, una delle quali ha in allegato proprio il Dvd del documentario: si tratta di Lo schermo di carta. Storie e storie di cineromanzi, curata da Emiliano Morreale con la consulenza dell’appassionato Amelio, che Il Castoro e il Museo Nazionale del Cinema porteranno in libreria a partire dal 13 marzo, e di un quaderno monografico dal titolo Cineromanzi. La collezione del Museo Nazionale del Cinema che contiene diversi saggi critici, un ricco apparato iconografico e un catalogo analitico di tutte le pubblicazioni consultabili presso la Biblioteca “Mario Gromo” del Museo di Torino.< ?xml:namespace prefix = o ns = urn:schemas-microsoft-com:office:office />

Come si sarà capito, grazie alla mostra e ai volumi è possibile ricostruire una parte importante della storia sociale del nostro paese, di quando fuori dalla città spesso i cineromanzi sostituivano del tutto i film, trovando in un pubblico femminile poco istruito da intrigare (per poi spesso acquietarlo con una morale il più possibile rassicurante) una platea perfetta cui indirizzare rivisitazioni romantiche di pellicole anche nate in altro modo: notevole il caso di Achtung! Banditi! (1951) di Carlo Lizzani che viene presentato come Ti odio ma ti amo. Notevoli le rubriche di posta che ogni pubblicazione intratteneva coi propri lettori (per lo più lettrici), assai simili a quelle dei fotoromanzi di cui erano già protagoniste dive come la Loren (alias “Sofia Lazzaro”) o la Lollo (alias “Giana Loris”) e che ispirarono Lo sceicco bianco (1952) di Federico Fellini e Piccola posta (1955) di Steno: vicende difficilmente ripetibili ai giorni nostri e forse troppo trascurate dalle storie ufficiali del cinema.

Il sito ufficiale del museo torinese:

http://www.museonazionaledelcinema.it

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 Voti | Media: 5 su 5)
condividi 0 commenti
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Inserisci per primo un commento a questo articolo.

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito su tutti i blog di Blogo e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No
I commenti sono sottoposti alle linee guida per la moderazione.

Anteprima del commento