Il mandolino del Capitano Corelli

pubblicato: lunedì 03 febbraio 2003 da M. Spa.

Argostoli, Cefalonia: 1940.
Nubi di guerra si addensano sulla Grecia che viene invasa dagli italiani. Alla festa del patrono locale, Pelagia la figlia del medico del villaggio si fidannza con Mandras un pescatore che di lì a poco parte per la guerra. Con l'entrata in scena della Germania, gli italiani occupano tutto l'Egeo e a Cefalonia arriva il Capitano Corelli, un musicista melomane.

Recensione:
Così lontano, così vicino…
Il mandolino del Capitano Corelli è esattamente quello che ci si attende da un autore colto e interessnate come John Madden: è un film attento, elegante, curato e pieno di sentimenti anche contrastanti. Con quella visione dell'Italia e degli italiani tutta "amore, pasta e mandolino" che ci si attende dai film britannici che ci rappresentano. Era successo recentemente con The man who cried, Amore per sempre, Una notte per decidere e in alcuni segmenti di Il talento di Mr.Ripley, che un'immagine stereotipata del nostro paese, emergesse qua e là con toni anche vagamente fastidiosi. E' successo anche con questo film, ma - vale la pena sottolinearlo, considerata la ridda di polemiche ingiustificate - i luoghi comuni di Madden non sono certo peggiori di quelli di film come La grande guerra, Mediterraneo e I due nemici. Sono addirittura accettabili se paragonati, mutatis mutandis, ai film nostrani legati agli italiani all'estero come Teste di cocco, Lovest o Facciamo fiesta.

Se il problema è che ci dà fastidio vedere come ci raccontano gli altri, allora non vale decisamente la pena parlarne. Il resto, superati i clichés - che ci sono e che comunque sono trascurabili rispetto all'esito finale del film - è una suadente storia d'amore sullo sfondo di quello che è stato il grande massacro di circa novemila soldati italiani a Cefalonia per mano dei nazisti. Va detto che questo, forse, è e resta l'elemento più bruciante del film. Nonostante i fatti avvenuti a Cefalonia all'indomani dell'8 settembre del 1943 siano drammatici e assolutamente impossibili da dimenticare, nessun cineasta italiano ha mai pensato o è riuscito a dedicare tempo a questa storia, a parte un recente film chiamato proprio Cefalonia, ma che purtroppo non ha alcuna dignità cinematografica.

La memoria quindi ci viene da altri paesi che forse l'hanno più lunga di noi e, invece, di sentirci demoralizzati e provare un po' di vergogna, ci si scaglia contro Madden per due scemenze in croce che riguardano l'amore, la musica e la vita, con tanto di reduci che, dimentichi del fatto di essere stati ignorati per decenni, colgono l'occasione di scrivere sui giornali quanto si sentano offesi da chi li dipinge come degli eroi… Sembrerà strano, poi, ma oggi come oggi vedere quel soldato innamorato di una donna e del suo mandolino, della musica, della gioia di vivere, fa bene al cuore e - coincidenza - fa persino molto piacere che al cinema ci sia un film come questo, che si pone in alternativa alle celebrazioni mediatiche dei bombardamenti in Afghanistan con tanto di scenografia e motivazione ideologica raccapriccianti. Nessun soldato in nessuna epoca ha mai gioito nel bombardare civili inermi e affamati.

Il Capitano Corelli diventa quindi un modello di tolleranza, coraggio ed eroismo in un mondo come quello di sessanta anni dopo la strage, dove queste parole vengono trasformate e manipolate a seconda dei casi. Il senso della ciclicità della vita incarnato dalle azioni di John Hurt, la civiltà del rapporto tra il partigiano Mandras e il soldato Corelli, la passione e l'amore per la vita incarnati (è proprio il caso di dirlo) da Penelope Cruz e Nicolas Cage fanno parte di quel senso del teatro umano che è tipico del cinema di John Madden. Il mandolino del Capitano Corelli non è certo un capolavoro, ma è sicuramente una pellicola solida ed emozionante riguardo un particolare momento della storia dell'umanità. Un omaggio sentito al coraggio dei nostri soldati che oggi - dopo avere tinto con il loro sangue le acque dell'Egeo (e purtroppo questa non è retorica…) hanno finalmente un monumento cinematografico alla loro memoria, alle loro difficilissime scelte, alle loro debolezze, alla loro forza, alla loro idea, al loro sacrificio. Ed è un monumento che non è gli è stato eretto in Italia, dove continuiamo a vivere di luoghi comuni anche di natura politica e ideologica, soltanto che siamo troppo suscettibili e tronfi di noi stessi per avere la forza e la lucidità per accorgercene. Basterebbe questo per costringerci ad andare al cinema, anche solo per dimostrare di non avere dimenticato. Poi capita, dimenticandoci di essere italiani, di vedere un buon film pieno di humour, bellezza, speranza. Di questi tempi decisamente non una cosa da poco…
Per non dimenticare, poi, che Il mandolino del Capitano Corelli è essenzialmente una pellicola romantica inserita su una complicata prospettiva storica. Un film tratto da un romanzo di successo dove il tema principale è e resta l'amore con quello che si considerava il proprio nemico.

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