In una città immaginaria dell’Europa centrale, tutti sono stregati dal videogioco Avalon. Ash è una professionista, una delle migliori giocatrici, che oscilla con abilità tra il mondo virtuale e la realtà. Solitaria, la sola compagnia che conosca è quella del suo cane. Ghost, un personaggio del gioco, è un bersaglio che appare sotto forma di ragazza. Fino ad ora, tuti i giocatori che l’anno incontrato sul loro percorso, sono usciti dallo scontro privi di attività cerebrale. Murphy, l'ex compagno di Ash, fa parte di queste persone, "I Perduti", qui finiscono i loro giorni incoscienti in un sanatorio.
Recensione:
Game over!
Videogame multidimensionale color seppia per insonni, tra strade di sabbia e rovine urbane, per diatare, se possibile, la finzione estrema parcellizzando ogni immagine. Avalon è arte d’avanguardia che ridisegna la battaglia come una fantasia metacinematografica tra passato e futuro, tra la Polonia dei carri armati nella seconda guerra mondiale e i bombardieri ultimo modello, ma non è solo una fantasia postmoderna, bensì la contaminazione assoluta tra i rigidi schematismi del cinema d’autore est europeo e le nuove frontiere nipponiche. Oshii, nella sua personale ridefinizione dell’action movie, rielabora le verità di Ghost in the Shell con la sintassi di Dick e Orwell e raggelanti ipotesi di spiritualismo. E’ un trionfo per la mente e per gli occhi, con una combinazione tra la guerra di mimetizzazione e simulazione e le vere pallottole di metallo. Avalon riunisce le forme e le azioni della donna guerriero, tra la Nikita di Besson, la Ripley di Alien o le leggende cavalleresche di re Artù, la ricombinazione metallica di Tetsuo e il “classicismo” dei Manga. Game over!
Anteprima del commento