Unbreakable - Il predestinato

pubblicato: lunedì 03 febbraio 2003 da Paolo Marocco

Un uomo, David Dunne, rimane miracolosamente illeso durante un incidente ferroviario dove periscono più di un centinaio di vittime: la solitudine e il senso di colpa sembrano avvolgerlo, ma, riflettendo sull'accaduto, s'accorge che quello è solo un episodio singolare di una trama più vasta: in tutta la sua vita non si è mai ammalato. Assorbito dalla ricerca di se stesso, entra in contatto con Elijah Price, un uomo di colore che si è messo sulle tracce di David per un semplicissimo motivo: tanto il primo sembra vivere nell'immortalità, quanto lui, che soffre di osteoporosi, abbraccia la causa della fragilità. Elijah, che è un collezionista di fumetti rari e opere d'arte dei cartoons, suggerisce a David una spiegazione mito-sociale della sua figura: lui è il supereroe sceso sulla Terra che difenderla dal male, e la sua missione è quella incarnare le figure dei fumetti della Marvell, o degli eroi delle mitologie antiche, nella vita reale. David, pian piano, si convince o s'illude di essere un predestinato…

Recensione:
Supereroi dell'illusione
Unbreakable è un film di contenuti semplicissimi e diametralmente opposti, il bene vs. il male, l'istinto vs. la ragione, la fragilità vs. l'infrangibilità, da cui il titolo originale, che, nella versione italiana, viene arricchito, forse inconsapevolmente, di quel senso religioso che è il film stesso a suggerire come valore indispensabile al destino dell'uomo contemporaneo, a partire da mondi archetipici di miti primordiali e di simbologie occulte. L'operazione delicatissima del regista è quella di ritrascrivere tutto questo utilizzando i princìpi e i costumi dei cartoons, sfidando in questo modo una modalità visiva, quella della rappresentazione reale del mondo del disegno, che al cinema riesce sempre difficilmente (vedi il recente X-men), e, nei casi migliori, svela fin da subito la sua semplicità contenutistica o si rifugia nella parodia. Grazie a un'abilità visiva (molto eleganti e forse eccessivamente ricercate le inquadrature, ma sempre lunghe e avvolgenti, con un'aura gotica e livida che isola sempre i personaggi nelle loro solitudine) e un'efficace sceneggiatura (anche qui, come nel precedente film rivelazione Il sesto senso, la verità è sempre in bilico tra la morte e la vita, tra la possibilità d'illudere la realtà e la convinzione in una fede, o legge, superiore), il regista riesce in questo caso a realizzare un bellissimo affresco della solitudine e della mitologia contemporanee, prendendo di petto il problema della violenza, fin nelle sue forme più occulte e terroristiche, ma immergendola nel bagno dell'infanzia, o meglio dei sogni irrisolti sia a livello individuale sia nelle utopie sociali. L'america dei supereroi ha ora il capoccione triste e l'occhio malinconico di un Bruce Willis perduto nei suoi dubbi e isolato nel suo abbandono, tragicamente destinato a riscattare la sua stessa immagine di fumetto vivente che forniva quindici anni fa in epoca reaganiana.

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