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Il macellaio

pubblicato: lunedì 03 febbraio 2003 da Maurizio G. De Bonis in: prime visioni

Alina è proprietaria di una galleria d'arte a Palermo, città dove abita con il marito, famoso direttore d'orchestra. La sua è una vita normale: il lavoro, alcuni amici, l'emozione per la prossima adozione di una bambina. Quando il consorte partirà per l'ex Unione Sovietica, dove dovrà dirigere una serie di concerti, Alina scoprirà improvvisamente di condurre un'esistenza vuota e solo apparentemente felice. La sua forte insoddisfazione, che le causerà anche un malore, la porterà a vivere una catartica relazione sessuale con un macellaio rude e proletario.

Recensione:
Parietti, tempesta di ghiaccio
Preceduta da una sostanziosa campagna promozionale è finalmente giunta nelle sale italiane l'ultima fatica registica di Aurelio Grimaldi, Il macellaio. Dotato di una certa sensibilità cinematografica e di un notevole senso della provocazione quest'autore, che ricordiamo anche come sceneggiatore di Mery per sempre (regia di Marco Risi), ha questa volta realizzato una trasposizione di un fortunato e "scandaloso" romanzo, giudicato da alcuni quasi pornografico, firmato da Alina Reyes.



L'elemento di maggior curiosità di questa pellicola è rappresentato, comunque, dalla sua protagonista principale. Sì, perché nei panni dell'affermata e sofisticata gallerista di Palermo che perde la testa per un "volgare" macellaio ritroviamo niente meno che Alba Parietti.



Star televisiva intelligente e per niente conformista, la ex conduttrice di Macao ha voluto cimentarsi in un film pericoloso e difficile, un film incentrato su un personaggio frustrato, vittima inconsapevole dei rigidi codici della classe borghese.



Il tentativo messo in atto da parte del duo Grimaldi-Parietti di raccontare il lacerante malessere vissuto da una donna solo apparentemente serena è senza dubbio da elogiare. Il risultato, però, è veramente poco convincente.



A Il macellaio manca soprattutto il sostegno di una struttura narrativa solida e credibile. La sceneggiatura, estremamente debole, non riesce a farci comprendere i reali motivi del disagio della protagonista. Tutto si svolge in una Palermo estiva e calda, ma questo palcoscenico suggestivo, contesto ideale per una storia simile, non riesce a trasmettere allo spettatore nessuna sensazione di autentico smarrimento. Alina si muove per i vicoli della "vucciria" e per la strade della città siciliana come in una sorta di incubo angoscioso ma la rigida fisicità della Parietti finisce per annullare il magico straniamento della finzione filmica e per far piombare ogni sequenza in un gelo espressivo senza spessore.



Anche le scene di sesso ci sono sembrate fredde, meccaniche e prive di erotismo. Molto probabilmente l'idea di Aurelio Grimaldi era quella di rappresentare un dramma interiore utilizzando un filtro intellettuale mentre, a nostro parere, si sarebbe dovuto puntare molto di più sulle incontrollabili emozioni di Alina e sulla sua intima e disperata esigenza di (ri)costruire la propria identità, anche grazie ad esperienze sessuali nuove e per certi versi sconvolgenti. Ma lo scontro tra il moralismo impostole dall'appartenenza al ceto borghese e l'esplodere del desiderio erotico, inteso come ribellione anarchica e fuga dai condizionamenti sociali, non viene mai chiaramente alla luce, anzi sembra essere negato da un impianto stilistico forse troppo pretenzioso e algido.



E la Parietti? Tanta, tanta buona volontà e voglia di far bene. Ma ci è parsa ancora molto acerba e fin troppo condizionata da un'immagine che, a nostro avviso, sul grande schermo non può funzionare.

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