
Subito dopo la fine della guerra di Bosnia, il presidente americano Clinton decide di compiere un viaggio ufficiale. Oltre alla capitale, vuole visitare però anche un villaggio, proprio lì dove serbi e mussulmani si sono divisi e combattuti aspramente, ora, devono tornare a vivere insieme. La popolazione di Tesanj (questo il nome del paesino) e il suo sindaco entreranno nel panico più assoluto. Sarà infatti necessario ripulire da tutti gli affari illeciti,
Recensione:
La visita della speranza, il delirio della convivenza
E’ decisamente singolare assistere alla proiezione di Benvenuto Mr. President, storia fantasiosa della visita di Bill Clinton in un villaggio bosniaco, mentre in una Roma irreale, deserta in alcuni quartieri e caotica in altri, si aggira il corteo presidenziale di George W. Bush.
In una metropoli occidentale bloccata e blindata, che sopporta con spirito tutto romano gli ennesimi disagi, tra finanzieri in tenuta antisommossa e migliaia di manifestanti pacifisti, si vive in fin dei conti una situazione simile (anche se infinitamente migliore, ovviamente) a quella di Tesanj, sconosciuto centro bosniaco in cui è necessario effettuare una ripulitura di facciata prima che la limousine corazzata di Clinton arrivi in zona.
Ed allora via le prostitute, stop ai traffici illeciti, vai con la ricostruzione delle chiesa distrutta durante il conflitto. Si cerca di creare corpi misti di vigili del fuoco composti da serbi e mussulmani, bande musicali grottesche e uno straccio di organizzazione politico-burocratica.
Ma è come se tutti girassero a vuoto, poiché la sostanza della realtà che si vive in questo angolo di Bosnia è ancora molto complessa e contraddittoria. L’odio è ben presente, radicato e apparentemente inamovibile, le tensioni tenute sotto controllo in maniera miracolosa , il degrado sociale assoluto, la corruzione imperante.
Pjer Zalica, il regista del film (già validissimo documentarista), ha costruito una storia che percorre contemporaneamente due strade: quella della commedia grottesca e quella del realismo magico. Se da un lato, l’autore cerca di dipingere l’assurdità del quadro globale attraverso ritratti di soggetti a dir poco paradossali, dall’altro si concentra sulla vicenda tutta interiore e psicologica dell’ex capo della polizia che dialoga con il fantasma del figlio morto in guerra. E’ proprio in questa scelta doppia che è rintracciabile il punto più debole di questa operazione filmica che, in ogni caso, deve essere presa in considerazione soprattutto per la capacità da parte di Valica di rappresentare visivamente una dimensione esistenziale e collettiva ancora molto confusa.
Le ingenuità espressive e le derive caricaturali sono comunque numerose in Benvenuto Mr. President, ma ciò non ha impedito a questo lungometraggio di aggiudicarsi il Pardo d’Argento al Festival di Locarno 2003.
Strepitosa la colonna sonora, tutta incentrata su una musica balcanica caratterizzata da un sincretismo culturale unico e vibrante. Le melodie, dense di sinuosità orientali, malinconia slava e ritmi levantini, raccontano da sole la straordinaria forza di una società multietnica che forse proprio nell’arte, e in particolare nella musica, può trovare un territorio di incontro per lo sviluppo di una pace possibile e duratura.
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