Da quando Otar è partito

pubblicato: martedì 09 dicembre 2003 da Emanuele Bigi in: prime visioni

1A Tbilissi, capitale affascinante e malandata della Georgia post-sovietica, Ada, una ragazza di 25 anni, vive con la madre Marina e la nonna Eka. Nel loro appartamento anche un minimo gesto quotidiano è difficile da gestire e l’umore non è sempre dei migliori, solo le notizie di Otar, il figlio adorato di Eka, emigrato da due anni a Parigi, portano un filo di speranza. Ma un giorno la notizia della sua morte irrompe nella casa sconvolgendo la sorella e la nipote che decidono di non comunicare la tragica vicenda all’anziana.

Recensione:

Il film di Julie Bertuccelli, premiato dalla critica nell’ultima edizione di Cannes, esplora l’era post-sovietica della Georgia attraverso lo sguardo interiore delle protagoniste (Ada, Eka e Marina). Tre donne che rappresentano lo status di tre generazioni che hanno vissuto il comunismo, visto il suo crollo e ricercato la volontà di scacciarlo attraverso la fuga. La Francia diventa l’oggetto del desiderio e la terra dei sogni da raggiungere. Ma le problematiche del paese situato all’incrocio dell’Eurasia, in bilico tra regressione e trasformazione, si incontrano nella storia del rapporto tra le protagoniste, che potrebbero anche rappresentare un solo personaggio nelle varie fasi della vita.

Un rapporto in evoluzione che si raffronta con l’amore verso il lontano Otar, amato sopra ogni cosa dalla madre, trepidante ogni volta che riceve una sua lettera e dalla nipote che si sente particolarmente legata allo zio, forse per l’inconsapevole attrazione verso la terra d’oltralpe. Diverso è l’atteggiamento di Marina che soffoca i sentimenti perché rappresentante di quella generazione chiusa in se stessa, incapace di comunicare se non attraverso le proprie regole, che ha gestito male il post-sovietismo e che è costretta ad adeguarsi. Da ingegnere infatti si ritrova a vendere oggetti usati al mercato delle pulci. Una condizione che non ha vie di uscita se non la convivenza con il propria ideologia.

Alla notizia della morte di Otar, qualcosa cambia, Marina si fa più vicina alla madre, il loro rapporto si trasforma, diventa più fisico, ma forse la sorella di Otar vuole prendere le veci del fratello per ricevere quell’amore che non ha mai conosciuto, ma nello stesso tempo è predicatrice della sua filosofia di vita, si fa artefice di un piano che coinvolge la figlia e che ha radici nella menzogna. Decide infatti di non rivelare la tragica notizia ad Eka e fa scrivere le lettere, che dovrebbero essere di Otar, da Ada. La menzogna costruisce una realtà alternativa creata a scopo benevolo. Marina convive facilmente in questo limbo fasullo perché come si incontra nel film “la nostra generazione vive di menzogne”.

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Ma Ada non vuole più partecipare al gioco della madre, non vuole far vivere una persona che è morta, ma soprattutto non vuole far vivere di speranza la nonna. Ecco quindi lo scontro generazionale che sfocia nella fuga finale di Ada, il cui destino era scritto e forse la nonna già conosceva. Intanto Eka comprende che qualcosa non va e prepara il suo piano per incontrare faccia a faccia la verità. Ma questa sembra non trovare spazio nelle le menti dei protagonisti che, ognuno a modo suo, preferisce rapportarsi alla menzogna piuttosto che alla realtà dei fatti.

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