La 25a ora

pubblicato: lunedì 21 aprile 2003 da Giovanni Romani

la-25a-oraAppena condannato a scontare sette anni di prigione per spaccio di stupefacenti, il giovane spacciatore Monty Brogan ha ancora davanti a sé un giorno di libertà prima di doversi consegnare alle autorità carcerarie. Depresso ed impaurito, Monty sospetta che sia stata proprio la sua ragazza, Naturelle, a fare la soffiata all’antidroga, ma prima di consegnarsi vuole passare un’ultima notte con i suoi più cari amici: Frank, un broker di Wall Street e Jakob, un insegnante timido e segretamente innamorato di una sua studentessa minorenne.

Recensione:

La miccia brucia… c’è il diavolo all’orizzonte

David Benioff rielabora il suo eccellente romanzo attraverso lo strazio dell’11 settembre, consentendo così a Spike Lee di realizzare un film splendido e lacerante, di intensa, malinconica poesia. L’ultima notte dell’ex spacciatore Monty, prossimo galeotto, acquista così il sapore amaro di una riflessione sulla perdita individuale ed universale, sul rimpianto, sull’assenza. Ed è proprio quest’assenza che Lee esibisce fin dai titoli di testa, mostrandoci i fantasmi delle Twin Towers, spettri di luce, risplendenti di una sinistra bellezza. Il vuoto in cui sta per precipitare il protagonista, la morte civile del carcere, è lo stesso che la m.d.p. svela al di là delle finestre ermetiche del lussuoso appartamento del broker rampante Frank, il baratro fumigante del World Trade Center, girone infernale avvolto in una caligine plumbea che sembra avvolgere il cuore dell’intera città.

È lo stesso vuoto che Frank si porta dentro, celato dietro il superomismo nevrotico, è la mancanza di coraggio di Jacob, professore timido e complessato, oppresso da un perenne senso di colpa che lo paralizza. Grazie all’ottima scrittura di Benioff, Lee gioca con i cliché dell’età adulta e dell’amicizia virile, sfruttando appieno la dialettica della diversità di caratteri e dell’uguale tentativo di fuga dalla realtà. La notte brava di Monty diviene così un apologo sull’amicizia e sullo spreco, le occasioni perdute, il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non sarà mai, per ciò che soltanto troppo tardi si riesce a comprendere e ad amare. In una delle migliori sequenze del film, il protagonista si scaglia contro N.Y. ed i suoi abitanti, senza risparmiare nessuna etnìa, con una furia talmente viscerale da rivelare il suo esatto contrario, un amore disperato per la vita ed una furibonda consapevolezza della fine.

Oltre che alle straordinarie performances degli interpreti, sui quali svetta il bravissimo Edward Norton, superficialmente composto, profondamente straziato, La 25a ora deve gran parte della sua aderenza allo spirito del romanzo alla favolosa fotografia di Rodrigo Prieto che alterna un incipit notturno e sgranato ad una N.Y. via via più definita, nitida e ferita, per poi confondere nuovamente l’occhio nell’onirico finale che, nel viaggio liberatorio dall’incombente paesaggio metropolitano agli abbacinanti spazi desertici, ricorda il respiro di sollievo di Blade Runner. Ma è solo un’illusione: non esiste una seconda chance, il vuoto si avvicina, “Fuse is burning” canta il Boss sui titoli di coda, “La miccia brucia… c’è il diavolo all’orizzonte”.

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