Lucia (Paz Vega) fa la cameriera ed ama leggere. Un giorno, dopo aver letto un romanzo, incontra l’autore (Tristan Ulloa) e se ne innamora. Inizierà così una relazione intensa e profonda che però lentamente, ma inesorabilmente, tenderà a rovinarsi fino a trasportare i due innamorati sull’orlo dell’abisso. Ma volte la vita può essere molto sorprendente e a nulla servirà la fuga di Lucia in un’isola selvaggia.
Recensione:
Il senso della vita e il primato dell'amore
I capelli crespi e neri scomposti dolcemente dal vento. Lo sguardo triste e toccante. Gli occhi scuri, grandi, morbidi. Il profilo delicato sostenuto dalla linea della labbra. Lucia guarda l’orizzonte, oltre il mare e oltre se stessa, per comprendere il perché delle cose. Il dolore, la vita e la morte, la gioia e la sofferenza, il piacere e l’angoscia. Tutto è concentrato nell’amore disperato e sincero che prova per Lorenzo, il suo fidanzato. Lucia è bellissima ma incapace di guardare dentro il buco nero dell’esistenza; e così davanti a lei si apre il pericoloso labirinto della mente umana. Allora, non le rimane che la fuga, nel tentativo di ritrovare il suo Io devastato dall’amore perduto.
Il personaggio principale dell’ultimo film di Julio Medem racchiude in sé una notevole complessità. L’incertezza dei rapporti umani corrode Lucia, la distrugge, inquina la sua freschezza e la sua sensualità. Si contrappone a lei un’altra straziante fragilità, quella dell’irrisolto Lorenzo, scrittore incapace di scindere la sua vita dalle fantasie narrative che attraversano il suo cervello. I sentimenti (veri) per Lucia si confondono con ossessioni erotiche e desideri repressi, mentre l’esigenza creativa di raccontare è schiacciata dal peso di una paternità involontaria che non avrà mai tempo per diventare concreta. La morte improvvisa irrompe nella vicenda ma tutto sembra ricomporsi, miracolosamente.
Medem è un regista sensibile che grazie ad un dispositivo cinematografico molto ingombrante sembra voler rappresentare una storia dal contenuto semplice e diretto. L’autore in sostanza ribadisce che il primato dell’amore non può essere messo in discussione e nulla può darci la forza di sopravvivere, se non proprio quel meccanismo inspiegabile che ci spinge verso un altro individuo. E proprio in questa divaricazione esistente tra ridondanza dello stile ed essenzialità del messaggio che si può rintracciare il punto debole di questa operazione poetica. Lucia y el sexo infatti finisce per essere un film prolisso, caratterizzato da inutili intellettualismi, ed anche ripetitivo ed eccessivamente dilatato. Eppure, nonostante ciò, numerosi sono i fattori che ci spingono a considerare questo lungometraggio molto interessante: il senso estetico delle inquadrature concepite dal regista, la meravigliosa fotografia accecante che ha trasformato il colore in un quasi bianco e nero, la forza espressiva di alcune scene, il volto incredibilmente armonioso e autentico di Paz Vega, attrice giovane ma dotata di un evidente talento naturale.
Forse Lucia y el sexo farà scandalo per alcune sequenze hard. In verità, si tratta di brani assolutamente appropriati al film che fanno emergere un universo di fantasie forse un po’ morbose ma certamente umane e plausibili. Raffiguare il sesso nel cinema può essere anche controproducente ma Medem inserisce questo argomento in una struttura narrativa supportata da una cornice visionaria estremamente articolata, in grado di sostenere adeguatamente anche immagini porno.
Dietro tutto ciò è comunque possibile riconoscere una chiara fonte d’ispirazione: L’Avventura di Michelangelo Antonioni. Le vicende di Lucia nell’isola in cui si svolge parte del racconto fanno tornare in mente Gabriele Ferzetti e Monica Vitti mentre cercano di ritrovare la scomparsa Lea Massari. Ma quello di Antonioni non è l’unico riferimento riguardante la storia del cinema. Le inquadrature della luna piena tagliata a metà dal passaggio di nubi notturne non può che far tornare in mente una delle immagini significanti del surrealismo, già utilizzata da Luis Buñuel in Un chien andalou.
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