Il diavolo veste Prada

pubblicato: mercoledì 06 settembre 2006 da Giovanni Romani

il-diavolo-veste-pradaLa giovane Andy Sachs arriva a New York con il sogno di fare la giornalista, ma come primo impiego viene invece assunta come seconda segretaria della potentissima direttrice della più famosa rivista di moda d’America, Miranda Priestley, temuta e tirannica. Dapprima riluttante ad entrare nel tourbillon della moda, Andy deve scendere a compromessi per mantenere l’impiego e, poco alla volta, rimane affascinata da quel frivolo universo, finendo così per trascurare fidanzato ed amici.

Recensione:

Il diavolo veste Prada è una pellicola di un’astuzia glamourosa. L’abile regista David Frankel fa tesoro dell’esperienza acquisita alla direzione di vari episodi di Sex and the City e realizza una commedia patinatissima e perfetta nella costruzione e nel ritmo. Pare di assistere alla versione up-to-date di Una donna in carriera, una sorta di aggiornamento cinico delle migliori commedie anni ’80, con la protagonista un po’ Cenerentola e un po’ Pretty Woman, ed un’antagonista luciferina a metà strada tra Anne Wintour (reale direttrice di Vogue America cui pare il personaggio sia ispirato) e Crudelia DeMon.

In un tripudio di Chanel e Manolo Blahnik, tra una sfilata di Valentino ed un’esplosione di Hermés, assistiamo alla progressiva corruzione della brava ragazza Anne Hathaway che abbandona saldi principi e moroso naïf per sandali gioiello e cocktail parties, plagiata dal demonio della moda, direttrice dal fascino autoritario. New York fotografata di nuovo, e per fortuna, al massimo della sua brulicante vivacità, e Parigi notturna tutta lucette e lampioni, glamour metropolitano al top ed al pop, con un soundtrack che saccheggia Madonna e U2, sancendone ufficialmente l’omologazione nell’empireo delle disco hits.

Leggero come una piuma e perfetto come un orologio svizzero, il film di Frankel diverte con sublime superficialità, ritraendo un universo demenziale in cui la magrezza è un must, le gallerie d’arte somigliano ad atelier di moda e viceversa, e gli esseri umani si possono comodamente dividere in due categorie: trendy e no. Tutto questo non sarebbe comunque sufficiente a fare de Il diavolo veste Prada la divertente commedia che è senza la straordinaria performance di Meryl Streep che recita con lo sguardo, gelida come un rettile, imperiosa ed infelice, incapace di provare per le persone i sentimenti che le procura un tailleur. Al suo fianco vanno segnalate le ottime prove della protagonista Anne Hathaway e di Stanley Tucci, attore di stupefacente versatilità. Al di là dell’inevitabile happy end consolatorio ed assolutamente inverosimile, una cosa è certa: Il diavolo veste Prada farà miliardi al botteghino.

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