Nel 1946 Manuel Luciano da Silva lascia il Portogallo con il fratello per trasferirsi in America: più o meno lo stesso viaggio affrontato nel 1492 da “Cristóvão Colon” che il giovane è sicuro fosse portoghese come tanti altri grandi esploratori. Per tutta la vita Manuel alterna la sua professione di medico alla ricerca storica delle prove di questa sua intuizione, portando con sé su e giù per le due sponde dell’Atlantico anche la paziente moglie Silvia.
Recensione:
Non è la prima volta che la figura di Colombo (come lo chiamiamo in Italia) fa capolino in un’opera di Manoel de Oliveira che ha oggi 98 anni e 8 mesi e ha infine deciso di dedicare all’esploratore e a una coppia di suoi appassionati studiosi un omaggio a metà tra il film d’arte e il documentario, presentato con tutti gli onori Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel suo Cristóvão Colombo - O Enigma il regista portoghese ha messo in scena oltre cinquant’anni della vita del connazionale Manuel Luciano da Silva, interpretando lui stesso l’uomo (che ha in realtà vent’anni di meno) nella sua terza età e facendosi accompagnare dalla propria anziana moglie Maria Isabel de Oliveira già comparsa in Visita ou Memórias e Confissões (1982).
La coppia Oliveira dà quindi corpo e voce alle ricerche amatoriali ma appassionate dei due Silva, seguendo prima solo lui poi entrambi, e portando noi spettatori avanti e indietro dall’Europa agli Stati Uniti. Il viaggio inizia da Lisbona, quella che fu detta “Ulissea” perchè pare vi approdò Ulisse una volta varcate le colonne d’Ercole, e da dove i più grandi esploratori portoghesi partirono per i loro coraggiosi viaggi. Dopo una parentesi americana in cui la sua passione storica non accenna a scemare, nel 1960 il giovane Manuel torna in patria a sposarsi e parte subito con la moglie verso Cuba, non l’isola dei Caraibi ma un villaggio del Portogallo meridionale dove visse la nobile famiglia dei Gonçalves Zarco (imparentata coi reali Avis) da cui forse discendeva lo stesso “Colon”.
La tesi di fondo della ricerca del protagonista è infatti quella che il navigatore fosse portoghese perché non si è mai firmato col nome italiano, perché avrebbe chiamato proprio Cuba la più grande delle isole dei Caraibi e perché si sarebbe stabilito con la moglie nell’isola di Porto Santo (nell’Atlantico), dove ormeggiò anche un altro famoso navigatore: João Gonçalves Zarco. Prima del ritorno in patria e della formulazione di tale conclusione i due coniugi visitano anche il monumento a Colombo di New York, il “Dighton Rock Museum” di Berkeley dove sono raccolti i modellini delle diverse navi messe in mare da Vasco de Gama e Magellano e una torre portoghese di Newport: diverse testimonianze della grandezza portoghese che fu.
Naturalmente non ci passa neppure per la testa di difendere in questa sede la paternità nostrana dello scopritore delle Americhe, tanto è il piacere di seguire questo ennesimo ma originale racconto del proprio paese, che Oliveira personifica in una bella ragazza vestita di rosso e verde che accompagna tutte le tappe del viaggio del film, scritto e diretto con mano attenta e leggera davvero inimitabile.
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