Trailer, schede dei film e delle celebrità, ricche gallerie fotografiche, Top Ten per incassi, per pubblico e per critica.
Cinema.it è tutto nuovo, vieni a commentare l'ultimo film che hai visto!
Francia, anni Sessanta. Gu Minda, pericoloso gangster, dopo essere evaso dal carcere sta pianificando l’ultimo colpo che gli permetterà di procurarsi i soldi prendere il largo insieme alla sua donna, Manouche. Dopo una sanguinosa rapina che lo vede coinvolto, la polizia escogita un piano che lo metterà in cattiva luce con i suoi complici e così Gu dovrà trovare il modo per riabilitare il suo nome nel mondo della mala e non farsi catturare.
Recensione:
Lacrime e sangue
Un uomo in fuga, una donna che aspetta, pistole che fumano e malavitosi che si massacrano E’ la gangster story più classica quella di Le deuxième souffle, remake dell’omonimo film firmato, nel 1966, da Jean Pierre Melville con Lino Ventura. L’atmosfera della Parigi degli anni Sessanta, tra lussuosi locali di morbida moquette e tuguri fatiscenti rifugi dei “ vilains”, è ricreata ad arte e la vicenda drammatica e sanguinaria di un gruppo di criminali è sempre avvolta dalla coltre oscura della notte o da quella più rarefatta del fumo delle sigarette. Cravatte bianche e cappelli Borsalino a celare l’animo più profondo della mala, quello in cui il codice d’onore viene prima di tutto e, anche, della stessa vita. Gu è una sorta di leggenda, rispettato dagli amici e dai nemici e il suo grande “ritorno”, dopo l’evasione dal carcere, non può che presagire un evento straordinariamente criminoso.
Corneau gira con eleganza estetizzante, sta addosso ai suoi protagonisti, li fa parlare e sparare, concedendoli poco all’amore, lasciandogli sentire l’odore della fine ma, in 155 minuti, finisce per dilatare la tensione e appesantire il dramma. Cupo è certamente il destino di Minda, come le sue espressioni e il cielo sopra di lui, parco di raggi di sole anche nella luce diurna dei porti marsigliesi, ma ancor più nero il cerchio che gli si stringe intorno e che il regista traccia con la forza degli spari, l’ansia della fuga e la crudeltà della vendetta. Preso (e fin troppo) da questa lotta all’ultimo sangue, Corneau si lascia risucchiare dal suo stesso vortice, reiterando situazioni fino allo sfinimento quasi a voler prolungare, fino allo spasimo, l’inevitabilità del finale.
Le deuxième souffle non convince abbastanza e finisce per smarrirsi in superflue, quanto evitabili, lungaggini. Auteil è un gangster di maniera che evidentemente soffre di una mancanza di empatia con il proprio personaggio, così come la Bellucci, magnifica creatura bionda, bamboleggia fino troppo con il suo. Il tutto fotografato tra le luci e le ombre del tradimento e della lealtà in un’eterna battaglia tra gli opposti priva, tuttavia, di quel pathos degno di tale confronto.
Anteprima del commento