Steven Spielberg

pubblicato: lunedì 02 giugno 2008 da Marco Spagnoli

Ci sono quasi voluti vent’anni per dare vita ad un quarto capitolo delle avventure cinematografiche di Indiana Jones. Un film molto atteso dopo il successo di Indiana Jones e l’ultima crociata, che ha riunito ancora una volta la coppia d’oro del cinema americano Steven Spielberg - George Lucas. Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo vede tornare nel cast Karen Allen insieme a Harrison Ford, Shia LeBouf, Cate Blanchett, John Hurt e Ray Winstone ed è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes.

Cosa vi ha spinto, di nuovo, verso Indiana Jones?
Il fatto che per anni, io, George Lucas e Harrison Ford ci siamo sentiti rivolgere sempre la stessa domanda. “Quando ci sarà un altro film?” Personalmente gli unici film della mia carriera di cui mi viene chiesto un seguito sono stati Indiana Jones e E.T. Nessuno mi ha mai domandato un sequel di A.I., 1941 o Hook… nessuno!

Quando ne avete parlato la prima volta lei cosa ne pensava?
Devo ammettere che ero quello meno convinto di tutti. Mi hanno dovuto persuadere che questo film avesse un senso e, fortunatamente, posso dire che sia George che Harrison avevano ragione.

Perché ci è voluto così tanto tempo?
Ero proprio io a dire: “Non so…sono nel mio periodo più ‘dark’. Sto facendo film storici molto seri che spero verranno visti dai miei figli quando saranno grandi. Poi, però, ho girato Jurassic Park e mi sono sentito molto bene e ho iniziato a pensarci davvero. C’è voluto molto tempo per lavorare concretamente sulla storia. George, sin dall’inizio, ha parlato del teschio di cristallo. Abbiamo avuto bisogno di qualche anno per costruire intorno a questo elemento una trama interessante. Quando è arrivato a bordo lo sceneggiatore David Koepp tutto ha iniziato a prendere una forte accelerazione: le pagine dello script erano fantastiche e abbiamo iniziato a procedere nella direzione ‘giusta’.

Quanto è stato difficile tornare a lavorare su Indiana Jones?
Avvertivate una certa pressione in base a tutte queste aspettative da parte dei fans… Ogni film rappresenta tutte le volte una sfida diversa e non paragono la serie di Indiana Jones a nessuno degli altri titoli che ho realizzato nella mia carriera. Del resto il lavoro con George Lucas ha cambiato un po’ la mia visione della produzione. Nei film precedenti a I predatori dell’arca perduta sforavo sempre sia il budget che i giorni di produzione, mentre George mi ha subito detto chiaramente: “Quando si lavora con me o si è avanti nelle riprese, o si è in tempo o si è sempre sotto la linea del budget. Altrimenti ti prendo a calci…” Questo atteggiamento rende tutti gli sforzi molto complessi, ma al tempo stesso fa in modo che tutti i film di Indiana Jones risultino essere abbastanza compatti e fortemente caratterizzati in maniera dinamica dal punto di vista narrativo.

Come ha ritrovato Harrison Ford dopo tanto tempo?
Per me lui rappresenta una sorta di ‘arma segreta’. E’ un attore molto dedicato al lavoro che si preoccupa non solo di se stesso, ma anche della storia e di ogni dettaglio. Più che un interprete Harrison è un vero e proprio collaboratore del regista ed è un grande onore per me lavorare con lui. In fondo è stato lui alla serata degli Oscar del 1994 a rimettere in moto la macchina dicendo che era pronto a indossare nuovamente il cappello.

Come ha collaborato, invece, di nuovo con George Lucas in qualità di produttore?
E’ stato facile sviluppare un progetto seguendo delle linee comuni? Ovviamente George ha una sua idea della storia di Indiana Jones e io la mia. La cosa più straordinaria è che da tutte le discussioni e gli scambi di idee che abbiamo insieme, nasce sempre un qualcosa di incomparabilmente migliore rispetto alla visione che avevamo singolarmente. Se a questo si aggiunge il lavoro di uno sceneggiatore di talento come David Koepp, il risultato finale ha qualcosa di “miracoloso”.

Parliamo dell’ambientazione durante la Guerra Fredda…
Una scelta necessaria, perché il tempo è passato per tutti. Così i vent’anni trascorsi per noi dal 1989 hanno portato Indiana Jones nel 1957 durante l’era dello scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Per un po’ si era vociferato della vostra idea di girare Indiana Jones direttamente in digitale…
Io amo la celluloide e girare un film in pellicola per poi farne una versione digitale è un processo produttivo qualitativamente inferiore rispetto a quello di produrre completamente in digitale. Purtroppo, però, per adesso negli Stati Uniti i cinema attrezzati per la proiezione digitale non sono moltissimi così come nel resto del mondo. Il cinema digitale è dietro l’angolo. Quando tutto sarà in digitale anche io mi convertirò. Per il momento, però, preferisco continuare ad usare la pellicola e a seguire un metodo produttivo e distributivo tradizionale.

Adesso oltre al film su Liconln c’è Tin Tin…
E anche qui c’entra Indiana Jones. Non avevo mai sentito parlare di questo personaggio fino al 1981 quando qualcuno fece un paragone tra le sue avventure e I predatori dell’arca perduta. Adesso con Peter Jackson daremo vita ad una trilogia di film ispirati alle avventure di questo personaggio straordinario, ma è ancora presto per dare una serie di dettagli che sono in corso di definizione. I film saranno realizzati con la tecnica del motion capture: la stessa di Beowulf.

Marco Spagnoli

La recensione di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

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