
1997, Giovanni Paolo II è in visita a Rio de Janeiro. In segno di solidarietà con i derelitti, decide di passare la notte vicino alle favelas. Per “ripulire” la zona vengono mobilitati gli uomini del BOPE, squadre sceltissime specializzate nella guerra urbana contro i trafficanti, sorta di agenti con licenza di uccidere. A guidare la missione c’è il capitano Nascimento: la sua storia e quella di altri poliziotti e abitanti della città si incrociano in una spirale di violenza, scelte di campo e decisioni irrevocabili.
Recensione
Di Tropa de elite si è già parlato moltissimo prima ancora dell’uscita ufficiale. Innanzitutto perché all’origine del film c’è, oltre a una situazione politica e urbana delicatissima, un libro scritto nel 2006 dal sociologo Luiz Eduardo Soares insieme a un membro del BOPE (André Batista) e un poliziotto (Rodrigo Pimentelche), che è servito da ispirazione al regista José Padilha e al suo sceneggiatore Braulio Mantovani (già autore di City of god). In seguito perché un rough cut del film (che ancora oggi è quello più diffuso su internet) è stato rubato circa un anno fa e distribuito nel mercato “pirata” brasiliano, dando al film una popolarità gigantesca prima ancora che fosse disponibile la versione definitiva, al punto che sono uscite persino dei sequel apocrifi, girati da amatori e distribuiti dai camelôs (venditori ambulanti) di Rio. Nel frattempo è venuto anche l’Orso d’oro all’ultima Berlinale e un’infinità di dibattiti e critiche, alimentati anche dall’ulteriore peggioramento della realtà sociale raccontata.

Ma cerchiamo di fare ordine: sebbene sia impiantato su una solida documentazione e sia girato nelle favelas di Rio, Tropa de elite, per quanto valgano le definizioni, non è un documentario ma un’opera di fiction. Si appoggia cioè su una sceneggiatura solidamente narrativa, utilizza attori professionisti e inoltre si svolge nel passato. Nondimeno è un’opera profondamente attuale e coraggiosa, che del cinema americano prende alcune scelte formali (ritmo concitato, manicheismo dei personaggi, musica accattivante: la scena dell’addestramento delle reclute ricorda chiaramente Full Metal Jacket) ma che resta ancorata alla realtà brasiliana, descrivendola con cognizione di causa. Non a caso è soprattutto un atto d’accusa esplicito alla superficialità della classe media brasiliana (i playboy), soprattutto i giovani che studiano Foucault all’università, si lavano la coscienza aiutando i bambini delle favelas con le ONG e poi foraggiano i trafficanti consumando e smerciando droghe leggere tra i propri amici, provocando indirettamente omicidi e violenza.
Il film di Padilha assume un punto di vista piuttosto originale: quello di ufficiali del BOPE “positivi” (soprattutto il protagonista) e incorruttibili, che si oppone a una certa estetica gangsteristica di film come City of God. Una scelta che può anche lasciare interdetti gli spettatori di fronte all’indulgenza per i modi violenti, ai limiti della tortura, dei tutori dell’ordine. Non si tratta di chiuder gli occhi davanti a fenomeni come la corruzione e l’occultamento di prove e addirittura corpi di cui la polizia è spesso accusata (che vengono chiaramente mostrati) quanto piuttosto di chiarire che lo scontro in atto dentro le grandi città del Brasile oggi è, in tutto e per tutto, una guerra. Il regista non nasconde la sua posizione e in questo senso Tropa de elite è un action movie non moralista ma che esprime un punto di vista chiaramente morale. Quella in atto a Rio de Janeiro è una guerra e in tutte le guerre, come dice la voce off di Nascimento, bisogna prendere posizione. Per un po’i personaggi del film (in particolare André, poliziotto di sera e studente di giorno, unico nero in un gruppo di giovani bianchi viziati che disprezzano la polizia) credono di poter convivere in una sorta di compromesso malgrado origini e scelte di vita differenti. Ma non si può “flirtare” con i trafficanti e poi sperare di cambiare il mondo all’università o facendo beneficenza. La durezza della realtà, nella vita come nella violentissimo conclusione del film, alla fine viene a galla.
Curiosità
A riprova della “scomodità” del film, tra i pochi usciti in Brasile negli ultimi anni senza aver ricevuto un sostegno dello Stato, c’è anche il fatto che, nella scelta dell’opera da portare agli Oscar, gli sia stato preferito L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza di Cao Hamburger.
Titolo originale Tropa de Elite
Regia José Padilha
Sceneggiatura José Padilha , Braulio Mantovani, Rodrigo Pimentel dal libro Elite da Tropa di Rodrigo Pimentel, André Batista, Luiz Eduardo Soares
Fotografia Lula Carvalho
Montaggio Daniel Rezende
Musica Pedro Bromfman
Scenografia Tulé Peak
Interpreti Wagner Moura, Caio Junqueira, André Ramiro, Milhem Cortaz,Fernanda Machado,Fernanda de Freitas, Fábio Lago
Distruzione Mikado
Origine, anno Brasile 2008
Durata 115 min.
VperV
08 giu 2008 - 12:18 - #1non vedo l’ora di poter vedere questo film. So già che o lo amerò alla follia, o lo disprezzerò senza ritegno.
Karenne
09 giu 2008 - 20:00 - #2Lo squadrone di Andreotti che si avvicina alla macchina da presa come le Iene di Tarantino è un’immagine che non si dimentica. La politica italiana “pulp fiction” è un’intuizione decisiva.
fferrone
11 giu 2008 - 11:09 - #3Ma di che film stai parlando, Karenne?
Karenne
11 giu 2008 - 20:36 - #4Ho sbagliato… ma non so perché. Era un commento a “Il divo” che si è dupicato qui sopra. Bah
fferrone
14 giu 2008 - 01:00 - #5Lo immaginavo, anche se pure qui si parla di squadroni, ancor più “della morte” di quelli di Andreotti, o forse no? Se qualcuno ha visto il film mi piacerebbe sapere cosa ne pensa del modo di trattare la violenza dei poliziotti protagonisti.