E venne il giorno

pubblicato: domenica 15 giugno 2008 da Paolo Marocco

Un giorno qualsiasi a New York. Central Park. Due ragazze siedono su una panchina. Una di loro sta leggendo un libro giallo. Improvvisamente non si ricorda a quale punto della lettura fosse arrivata. Le due conversano un po’, poi la lettrice riprende con il romanzo. Ma subito dopo si arresta di nuovo: si è dimenticata cosa stava leggendo. Nel frattempo, la gente che passeggia, gioca o corre nel parco si blocca, e inizia a camminare all’indietro. Poi la ragazza che stava leggendo si sfila l’asse dei fermacapelli, e, come un punteruolo affilato, se lo ficca con forza nella gola. Attorno, ognuno cerca il modo più veloce e a portata di mano per suicidarsi. L’epidemia inizia a dilagare su tutta la costa Est degli States…

Recensione

Settimo film di Shyamalan che, dopo esordi anonimi e fallimentari nella commedia autobiografica, inizia, con Il Sesto Senso (1999) una fortunata carriera fondata su una personalizzazione autoriale del thriller psicologico rarefatto e inquietante. Il percorso dell’indiano cresciuto a Philadelphia, è quello dell’investigazione dei mondi soprannaturali e della ricerca di una logica del destino, a volte in una dimensione privata (come era nel film d’esordio) e altre (come in quasi tutti i successivi) in una sociale. Ma Shyamalan, da intellettuale attento e sperimentatore, fa di più: per dar vita al suo modello filmico, attinge e rielabora generi e sotto-generi del cinema horror, fantastico e fantascientifico, spesso a partire dai B-movie.

La sua arte è quella di far sembrare vera e misteriosa, una cosa falsa, o meglio falsificata a regola d’arte, e in questo attinge alla grande dalla cultura hitchcockiana infarcendola però anche di elementi dichiaratamente e canonicamente fantastici, cosa che il maestro del thriller aveva sempre guardato con sospetto.
I film migliori di Shyamalan sono quelli vertenti sulla sceneggiatura, e specialmente sulle sceneggiature con un colpo di coda finale capace di rovesciare tutto (l’arte di Billy Wilder che l’indiano ammira molto): Il Sesto Senso, Unbreakable (forse il migliore) e The Village giocano tutti molto abilmente con questo meccanismo. Mentre film meno convincenti come Lady in the Water prestano molta meno attenzione alla sceneggiatura, per tirare fuori idee di regia originali e curiose, ma che comunque non riescono a riscattare del tutto l’operazione. Shyamalan è un po’ come se, cosciente della sua arte di scrittura, si stancasse ogni tanto di adottarla, per provare a fare tutto di regia, non riuscendo però a trovare la chiave perfetta. E venne il giorno appartiene a questa seconda categoria.
Nel film Shyama parte da uno spunto ecologico semplice – la natura che si ribella – ma sfumato – non ci è dato di capire se le piante siano spinte da un disegno o sia tutto il sistema ecologico mondiale che cerca un suo equilibrio naturale provando a eliminare l’uomo – e che ha radici nel cinema horror da poche lire del passato, in quanto non necessitante di effetti speciali. Da quest’idea precisa e funzionale, costruisce una sorta di road-movie in fuga da una minaccia invisibile, concentrandosi sugli aspetti sociali e comunicativi dell’uomo, fino a ridurre tutto alla schiettezza del rapporto privato e d’amore, come frontiera ultima d’isolamento. Dal quale rinascere. Il motivo è lo stesso di molti horror virali, solo che Shyama lo prosciuga ulteriormente: qui non c’è nessuno zombie, vampiro, mostro che dir si voglia, che ti vuole fare la pelle e ridurre come lui, ma qualcosa di etereo e impalpabile che ti porta a ucciderti. Quindi nemmeno un virus che ti fa fuori, ma un germe che ti porta a farti fuori da solo.
La concettualizzazione dell’operazione è notevole, anche se la metafora è semplicissima, però Shyama non sembra tenere molto conto dei meccanismi drammaturgici tipici di questo tipo di operazione, ossia la suspense della minaccia dietro l’angolo. Ecco, il film, privo di una di quelle sceneggiature abilmente costruite dall’indiano in altre occasioni (tutto è piatto, non c’è progressione narrativa, non avviene nessun colpo di scena e niente che non ti aspetti) manca anche di suspense. Cioè non rimane nulla, se non una riflessione etico-filosofica sull’uomo e la natura, qualche bella ripresa sul paesaggio, qualche timido tentativo di creare inquietudine (la casa della donna isolata, stile Psycho) ma non abbastanza convinto né convincente, e una pervasione di surrealismo-fantastico curiosa e ben inserita. Cioè un po’ poco per Shyama. il film è discreto, ma appare abbastanza fallito rispetto ai presupporti che si dà. Soprattutto perché l’indiano non è un talento registico naturale, è un talento di scrittura e riesce ad asservire bene la regia alla scrittura, ma in questo caso sembra proprio che si vieti di sfruttare le sue doti innate.

Titolo originale: The Happening
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Interpreti: Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer Breslin, Robert Bailey, Jr.
Fotografia: Tak Fujimoto, ASC
Montaggio: Conrad Buff, ACE
Scenografia: Jeannine Oppewall
Costumi: Betsy Heimann
Musiche: James Newton Howard
Produzione: M. Night Shyamalan, Sam Mercer, Barry Mendel - Barry Mendel Productions, Blinding Edge Pictures, Spyglass Entertainment, Twentieth Century-Fox Film Corporation, UTV Motion Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Paese e anno: USA/India, 2008
Durata: 91′

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di gigi59

    gigi59

    01 lug 2008 - 16:17 - #1
    0 punti
    Up Down

    Condivido in gran parte la recensione di Paolo Marocco.
    A differenza di numerose altre recensioni che ho letto in questi giorni, in certi casi vere e proprie stroncature, è invece giusto sottolineare che, a torto, Shyamalan ha rinuciato al proprio pezzo forte, la sceneggiatura, per puntare sulla regia.
    Aggiungerei un paio di osservazioni.
    Nel raccontare la fuga dei protagonisti attraverso l’america Shyamalan ricorda un po’ (scusate il paragone, forse esagerato) il John Ford di Furore.
    Ma il triplo finale (abbraccio dei protagonisti in mezzo al vento, ritorno alla vita normale con protagonista incinta, nuovi inquietanti episodi in un’altra parte del mondo) che ci sta a fare ? Non poteva bastarne uno ?

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