Dr. Plonk

pubblicato: sabato 05 luglio 2008 da Maurizio G. De Bonis

1907. Il Dr Plonk, uno scienziato un po’ folle, dopo aver passato notti insonni di lavoro arriva attraverso calcoli matematici complicatissimi ad affermare che il mondo finirà nel 2007. Nessuno ovviamente gli crederà, così Plonk metterà a punto una macchina del tempo che gli permetterà di raccogliere le prove di quanto sostiene. Aiutato da un assistente un po’ bizzarro, Plonk inizierà un via vai tra il 1907 e il 2007, in un susseguirsi di rocambolesche disavventure.

Recensione

Distribuzione minima per un film piccolissimo, che più piccolo non si può. Stiamo parlando di Dr. Plonk, settimo lungometraggio di Rolf De Heer, regista nato in Olanda ma cresciuto in Australia. Autore stravagante, come stravaganti sono state alcune sue opere: Bad Boy Bubby (1993), The Tracker (2002), Alexandra’s Project (2003).

Dr. Plonk, suo ultimo lavoro, voleva essere evidentemente il più bizzarro di tutti i suoi prodotti, ma così non è stato. L’idea di realizzare un film nel 2007 con lo stesso impianto linguistico/stilistico del cinema dei primi anni del Novecento, è divertente per i primi quindici minuti di proiezione. Poi, dopo lo “shock” iniziale, la tiepida sorpresa successiva, lo sguardo si assesta e si finisce per entrare in un meccanismo di fruizione che sfiora la noia.


L’autore olandese/australiano ha cercato di innestare nel racconto tutti i fattori caratteristici della commedia comica degli anni dieci: inseguimenti, capriole, acrobazie, ceffoni, calci nel sedere. Sì, calci nel sedere, azione che De Heer colloca nella vicenda decine di volte senza alcun motivo di carattere narrativo. Alla fine, dunque, ciò che viene fuori da questa operazione non è il congegno citazionistico, l’elaborazione del linguaggio visivo con un salutare ritorno alle origini, il tono da divertissiment puro, ma una banale e ripetitiva scimmiottatura di una cinematografia come quella delle origini che aveva certamente tutti i difetti di un linguaggio espressivo che iniziava il suo percorso ma che allo stesso tempo non possedeva la macroscopica e superfiale ingenuità concepita da Rolf De Heer.

E la morale del film? Sinceramente, non l’abbiamo messa a fuoco più di tanto. Non possiamo pensare che l’autore si sia limitato a confezionare una parodia visuale “in stile archeologico” della deriva del mondo contemporaneo, mondo visto attraverso gli occhi puri (anzi un po’ ottusi) del Dr. Plonk. La scena del protagonista che, catapultato nel 2007 grazie alla sua macchina del tempo, vede con suo grande stupore intere famiglie immobili davanti a un televisore ci è sembrata scontata, e anche un po’ irritante.

Cosa voleva essere, una tiratina ideologica contro la tv, l’informazione, la bulimia da immagini? Roba strasuperata, che non produce senso. Il fatto che Plonk si ritrovi a ogni suo viaggio nel futuro, in una zona industriale dove c’è solo desolazione, oppure in un gigantesco deposito di macchine, vuole essere un discorso di stigmatizzazione dei fallimenti dei processi industriali e del consumismo di massa? Se così fosse, De Heer sarebbe in ritardo di una trentina di anni.

La fine che fa Plonk ha poi una chiara correlazione con l’ossessione post 11 settembre 2001 nei confronti del terrorismo. E su quest’ultima questione, evitiamo ogni commento.

Titolo originale Dr. Plonk
RegiaRolf De Heer
Sceneggiatura Rolf De Heer
Fotografia Judd Overton
Montaggio Tania Nehme
Scenografia Beverley Freeman
Musica Graham Tardif
Produzione Rolf De Heer, Julie Ryan
Interpreti Nigel Lunghi, Paul Blackwell, Magda Szubanski
Durata 83 min.
Paese, anno Australia, 2007

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (3 Voti | Media: 4 su 5)
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