Monica Bellucci, cercasi disperatamente attrice

pubblicato: mercoledì 09 luglio 2008 da Maurizio G. De Bonis in: attori star

monica bellucciAbbiamo già affrontato la questione con Matt Damon: è possibile che il cinema internazionale possa costruire star della recitazione anche quando i soggetti prescelti non siano proprio dotati, per quel che riguarda questa sublime arte? L’equivoco di base è che conti una bella faccia e un corpo, sexy per le attrici e muscolato per gli attori, per poter affrontare la carriera di interprete cinematografico. La storia del cinema hollywoodiano ci ha insegnato che ciò è possibile, anzi che uno dei punti di forza della produzione statunitense sia proprio lo star system, cioè quel meccanismo di marketing che prevede l’elaborazione a tavolino di icone attoriali (con tanto di elementi biografici inventati e gossip pilotati) che rappresentino una sorta di marchio di fabbrica e che assicurino vendibilità al prodotto-film. A costruire le star sono gli agenti (in genere potentissimi) e le case di produzione. In Europa le cose funzione un po’ diversamente anche se lo star system alla francese ha finito per generare fenomeni non finti come quelli americani ma certamente poco convincenti sul piano artistico. Prendiamo il caso di Monica Bellucci.

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I francesi sono tendenzialmente un po’ nazional-protezionistici ma hanno il fiuto per determinate operazioni di immagine, anche quando la star da creare non è transalpina. L’importante è che abbia tutte le caratteristiche giuste e che sia possibile “francesizzarla”. E nel caso specifico, Monica Bellucci le caratteristiche adatte le aveva tutte. Non ultima la sua sensuale italianità, che in certi ambienti fa tanto tendenza, un po’ come il design e la moda di casa nostra. Ecco, dunque, che una bellissima ragazza di provincia viene trasformata in una diva un po’ distante ed elegante. Il segreto, però, è quello di renderla sempre popolare attraverso un atteggiamento pubblico “finto-sottotono”. Poche interviste, comportamento misurato e sempre tranquillo, qualche sana presa di posizione di sinistra, alcune “semi-comparsate” in filmoni americani di grande richiamo. E il gioco è fatto. La star, un po’ italiana e un po’ francese, trova la sua collocazione in un cinema europeo che cerca disperatamente di accodarsi al sistema americano.
La verità su Monica Bellucci, dal punto di vista artistico ovviamente, è che l’attrice umbra è solo pura immagine. Niente di più. Lei stessa l’ha più volte candidamente ammesso in interviste pubbliche. Quello che si vede in cinema e televisione è un personaggio creato per il mercato. E questo si vede, poiché le interpretazioni di Monica Bellucci sono sempre deludenti, per usare un eufemismo. Ricordo l’imbarazzo che ho provato in occasione della proiezione dell’ultimo film di Marco Tullio Giordana: Sangue Pazzo. Ma questa sensazione non era certo per me una novità, visto che a ogni film in cui ho visto Monica Bellucci mi sono sempre chiesto come mai certi registi facessero a gara per averla nei loro cast. Era una domanda ingenua, quella che mi ponevo. La risposta è ovvia: la Bellucci è un’icona, una sorta di testimonial del film, e come tale rappresenta un traino notevole che i produttori non vogliono farsi scappare.
A favore della Bellucci bisogna dire che ha saputo costruire il suo personaggio con un’abilità rara. Porta avanti il suo ruolo pubblico con assoluta professionalità. E’ gentile, discreta, sempre perfetta, addirittura umana. E sa accontentarsi di fare la “quasi comparsa” per film importanti (vedi Dracula di Coppola, Matrix Reloaded dei fratelli Wachowski, The Brothers Grimm di Terry Gilliam). Un genio della programmazione professionale, non c’è che dire. Ma forse il vero genio è il suo agente (che sinceramente non so chi sia). Ma esiste un lavoro nel quale la Bellucci è riuscita a dare qualcosa dal punto di vista della recitazione? Forse, e si tratta di una piccola e divertente opera italiana un po’ dimenticata: L’ultimo capodanno di Marco Risi.

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