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Ha inaugurato il 19 luglio e si svolgerà fino al 24 agosto 2008 presso la National Gallery of Art di Washington DC una retrospettiva completa di tutti i lavori di Michelangelo Antonioni: lungometraggi, episodi di film, documentari. Alcune sere fa ho avuto il desiderio di rivedere in dvd La signora senza camelie, film di Antonioni del 1953. Era tempo che non analizzavo con la dovuta calma questo lavoro, caratterizzato certamente da qualche difetto nell’intreccio narrativo (come sostenuto da Citto Maselli negli extra del dvd) ma incredibilmente straordinario sotto l’aspetto visuale. Protagonista una sconvolgente Lucia Bosè. Sconvolgente per la sua grazia, la sua eleganza naturale, la sua bellezza limpida.
Lucia Bosè, per ritornare allo scambio di idee che ho da tempo con cineguido riguardo Monica Bellucci, è la prova che una delle qualità che devono possedere gli interpreti cinematografuci è quella di saper stare contemporaneamente nell’inquadratura e nella storia raccontata. La Bellucci, per quel che mi riguarda, sta solo nell’inquadratura e si mostra alla macchina da presa filmica nello stesso modo in cui si porrebbe davanti all’obiettivo fotografico per una seduta di moda o di pubblicità (non a caso la migliore interpretazione mai sostenuta dalla Bellucci è quella dello spot di biancheria intima girato da Gabriele Muccino). Ma lasciamo stare la questione riguardante il senso della recitazione femminile e torniamo a Michelangelo Antonioni.
Un anno fa, proprio in questi giorni, moriva quello può essere considerato uno dei maggiori artisti del cinema contemporaneo. Ricordo ancora come fossi sotto shock per la scomparsa di Ingmar Bergman. Poi, inaspettata, arrivò la notizie della morte di Antonioni. Un anno insomma, un anno in cui non si è fatto granché per ricordare questa gigantesca figura della settima arte. Il 31 luglio del 2007, proprio su CineCulture scrissi un post appassionato. Nel titolo dicevo che lo sguardo di Antonioni si era spento. Ciò che penso ora, a distanza di 365 giorni, è che bisogna fare di tutto affinché non si spenga il ricordo di questo autore, e poi anche la sua memoria. Nel nostro paese, si sa come vanno certe cose. Così, ho provato a vedere cosa succedeva all’estero ed è così che mi sono accorto che fino al 24 agosto 2008 sarà in svolgimento presso la National Gallery of Art di Washington DC una retrospettiva completa di ogni lavoro di Antonioni: lungometraggi, episodi di film, documentari.
Si tratta di un omaggio in grande stile che non casualmente è ospitato in un importantissimo museo di arte contemporanea. Almeno negli USA sembrano aver compreso come la figura di Michelangelo Antonioni si ponga molto al di là dei confini del cinema. Il suo sguardo era “altro” rispetto al mero meccanismo produttivo/industriale cinematografico. Per questo penso che più che la sala di proiezione classica, il luogo più adatto dove fruire la poetica visiva di Antonioni sia proprio un museo di arte contemporanea. Invidio un po’ chi potrà partecipare a questo significativo evento e mi fa molto pensare anche il fatto che, come avviene in gran parte del mondo, anche nella National Gallery of Art di Washington DC ci sia una sala in grado di ospitare una retrospettiva di questo livello.
I nostri operatori culturali pubblici (sia politici che tecnici) si accorgeranno mai dell’assurdità della separazione tra arte moderna/contemporanea e cinema?
cineguido
28 lug 2008 - 12:36 - #1caro Maurizio, forse mi devo arrendere… però il bianco e nero e il direttore delle luci fanno anche la loro bella differenza, e Monica non è mai stata diretta da Antonioni, insomma, poverina…
cinefil
28 lug 2008 - 14:52 - #2tra le tv “in chiaro” l’unica a ricordare Antonioni fin da stasera sembra essere la7: alle 20.30 danno Cronaca di un amore, e alle 23.15 L’avventura.
c. p.
28 lug 2008 - 18:57 - #3Ricordo qualche anno fa il fastidio di alcuni tra gli stessi selezionatori veneziani per l’anteprima che si fece a Venezia del “Drawing Restraint 9″ di Matthew Barney; e la freddezza dei critici verso quell’opera, che non poteva essere recepita come film. Purtroppo le barriere culturali e non di cui si fa cenno nell’articolo sembrano in Italia ancora insormontabili…