Un van che brucia in un deserto roccioso, con due amanti dentro. Una ragazzina che accompagna il padre a spruzzare diserbante dal suo aereo sui campi. Una donna ancora giovane che si concede ogni sera a un uomo diverso, e che nasconde le sue fragilità dirigendo con piglio un ristorante sull’oceano. Che rapporto c’è tra tutti questi personaggi?
Recensione
Autore di tre romanzi, delle sceneggiature dei tre film del connazionale Alejandro Gonzalez Iñarritu e di quella de Le tre sepolture diretto da Tommy Lee Jones, il messicano Guillermo Arriaga esordisce alla regia con questo film che riconferma in pieno la sua cifra stilistica, riappropriandosi in qualche modo del proprio precedente lavoro. Tutti questi titoli portano infatti l’impronta dell’autore, della sua ormai nota tecnica di strutturare il racconto diversi piani temporali.
In The Burning Plain s’incrociano tre paesaggi e tre epoche diverse: secondo Arriaga tale struttura è direttamente ispirata dal modo in cui le storie si svolgono e poi vengono raccontate nella realtà. Ma di sicuro nella sua scrittura c’è una certa influenza del linguaggio e del montaggio cinematografico e, si inizia inevitabilmente a pensare, anche una certa dose di furbizia: dopo le pellicole che ha sceneggiato, premiate da successi di pubblico e critica, lo scrittore è infatti divenuto regista confezionando un film molto ben fatto ma così strutturalmente simile ai precedenti da far rimpiangere gli anni in cui eravamo vergini a questo suo gioco.
Sarà per colpa nostra, quindi, se The Burning Plain appare volontaristicamente intenso ma meno raffinato dal punto di vista psicologico e meno ‘sporco’ quanto a messa in scena della prima coppia di pellicole firmate da Arriaga e Iñarritu. Il gioco combinatorio più che mostrare la corda rivela la sua natura ludica e potenzialmente infinita di indagine nel passato e nel cuore di persone apparentemente senza segreti. Ma ciò nonostante il film ha tutte le carte in regola per coinvolgere ed emozionare moltissimi spettatori in tutto il mondo.
Tra i suoi punti di forza c’è senz’altro il cast, capitanato dalla star Charlize Theron, anche produttrice esecutiva, e dall’icona Kim Basinger, che dai ruoli di femme fatale è ormai da tempo passata a quelli di fragile donna matura. Con loro la giovane Jennifer Lawrence che ha mostrato piglio da vendere sia sullo schermo sia durante la conferenza stampa veneziana del film: nascerà una nuova stella? Non è da escludere, e staremo a vedere se per caso la stella nascente non si rivelerà Guillermo Arriaga. Ma per far ciò l’autore dovrebbe riuscire a reinventare ancora il suo stile non accontentandosi di quel che è capace di fare oggi.
Vai all’intervista a Guillermo Arriaga
Vai all’intervista a Charlize Theron
Titolo originale: The Burning Plain
Regia: Guillermo Arriaga
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Interpreti: Charlize Theron, Kim Basinger, Jennifer Lawrence, Joaquim de Almeida, John Corbett
Paese, anno: USA, 2008
Durata: 109 min.
Fotografia: Robert Elswitt
Montaggio: Craig Wood
Musiche: Omar Rodriguez Lopez & Hans Zimmer
Scenografia: Dan Leigh
Produzione: Walter Parkes e Laurie Macdonald
Distribuzione: Medusa
Karenne
29 ago 2008 - 17:07 - #1Che bravo claudio, ottima impaginazione, oltretutto
cineguido
30 ago 2008 - 15:32 - #2Sì, converrà segnarsi il nome di questa Jennifer Lawrence: la produzione non l’aveva invitata a presentare il film a Venezia, e allora lei ha convinto i suoi ad accompagnarla in vacanza in laguna proprio in questi giorni, usando come scusa il suo diciottesimo compleanno, che cadeva il 15 agosto. E si è presentata in conferenza stampa rispondendo così alla curiosità di un giornalista che chiedeva come mai Kim Basinger non fosse presente:
“Non ha saputo? è morta!”, facendo calare il gelo sulla sala ed esclamare a Charlize Theron un sonoro “Oh My God!”: che caratterino la ragazza!
c. p.
30 ago 2008 - 16:10 - #3aggiungo un commento a una delle questioni che mi pare siano venute fuori dalla visione di questo film: se il gioco di Arriaga si basa sulla tessitura di trame apparentemente distinte i cui fili poi si incrociano, in The Burning Plain succede che tutte le vicende al centro della tragedia che il film racconta siano a conti fatti spiegate e mostrate in tutti i loro dettagli; si passa così da un eccesso di mistero, in cui lo spettatore è tenuto allo scuro di tutto o quasi, alla più completa rivelazione: ma siamo sicuri che sia questo il modo più originale ed efficace per emozionare lo spettatore, intento dichiarato dello scrittore/regista? In certe storie e in certi il film il mistero può anche non essere svelato, o non da tutti compreso. E forse è questo il salto che si richiede ad Arriaga per diventare un Autore davvero importante (con la A maiuscola), quello verso una complessità più reale di quella solo apparente delle sue opere…
papier soldier
09 nov 2008 - 13:09 - #4Il film di Arriaga non mi è dispiaciuto, ma attenzione a questo stilema della sceneggiatura basata sull’intreccio dei tempi narratvi, di personaggi e di storie collaterali.
Ho l’impressione che stia diventando solo un “bel (e facile) giochetto”.