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Colombo, Sri Lanka. Alcuni amici, giovani che tra un lavoretto e l’altro si arrangiano come possono per mantenere se stessi e le proprie famiglie, provano ripetutamente a farsi concedere un visto per la Germania dove vorrebbero emigrare. Quando uno di loro scopre per caso che in Baviera si svolgerà un torneo di pallamano in cerca di una squadra proveniente dall’Asia, l’occasione sembra poter fare al caso loro. Ma che cos’è questa pallamano?
Recensione
Undici anni dopo la fortunatissima produzione di The Full Monty, il cosmopolita nipote di Luchino Visconti che risponde all’altrettanto cinematografico nome di Uberto Pasolini esordisce alla regia e presenta nelle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia una sorta di “full monty cingalese”, ispirato a una storia vera, in uscita nelle nostre sale il prossimo 12 settembre. Machan è la versione romanzata ma sostanzialmente fedele di un caso di cronaca che quattro anni fa arrivò anche sulle pagine dei giornali italiani: quello di un’intera, finta, squadra nazionale di pallamano dello Sri Lanka scomparsa nel nulla dall’albergo bavarese dov’era ospitata su invito di un torneo sportivo.

Decisamente un modo originale per attraversare le molte frontiere che separano un paese povero dalla presunta opulenza europea. E decisamente un soggetto imperdibile per chi aveva già fatto fortuna raccontando la storia della reinvenzione creativa di un gruppo di disoccupati inglesi. Ancora più che nel film di Peter Cattaneo, la messa in scena di Pasolini regista é davvero molto classica, così come la narrazione è lineare e ben condita di gag che divertiranno gli spettatori di tutte le provenienze. La pellicola dovrebbe infatti uscire a Natale anche in Sri Lanka, dove è stata quasi interamente girata, coinvolgendo molti degli abitanti della cittadina di Colombo, e potrebbe essere un felice caso di blockbuster trans-continentale.
Per ora è già il risultato di un felice incontro di culture e della collaborazione di Pasolini, ispirato dal fatto di cronaca, con interpreti e produttori locali, tra cui c’è Prasanna Vithanage a sua volta regista di grande successo. In Europa si sa poco della realtà cingalese, e stando alla visione di Machan questa sembra essere difficile soprattutto perché donne e giovani si trovano spesso costretti a partire, quando ci riescono, per inviare soldi alle loro famiglie. Ma lasciare il proprio paese vuol dire ricominciare da zero in un altro, e perdere così il contatto con la propria terra, coi riti e con la cultura di un popolo. In Europa non sempre puoi chiamare gli altri per strada “machan” - come a dire “amico” - ed essere aiutato.
p. s.
Il gioco della pallamano, che in Francia e in altri paesi europei come la Germania è molto popolare, da noi non lo si è visto in televisione neanche durante le Olimpiadi. Lo spettatore italiano potrà quindi seguire lo svolgersi dell’ambizioso progetto di fuga dei protagonisti con la loro stessa totale ignoranza in materia.
Titolo originale: Machan
Regia: Uberto Pasolini
Sceneggiatura: Ruwanthie de Chickera e Uberto Pasolini
Interpreti Dharmapriya Dias, Gihan de Chickera, Dharshan Dharmaraj, Namal Jayasingh, Sujeewa Priyalal, Dayadewa Edirisinghe
Paese, anno: Italia/Germania/Sri Lanka, 2008
Durata: 110 min.
Fotografia: Stefano Falivene
Montaggio: Masahiro Hirakubo
Musiche: Morteza Hananeh, Houssein Dehlavi
Produzione: StudioUrania, Babelsberg Film GMBH, in associazione con Shakthi Film
Distribuzione: Mikado
Karenne
30 ago 2008 - 17:06 - #1Pare che l’accoglienza del film a Venezia sia stata strepitosa… esagerazioni?
c. p.
03 set 2008 - 09:55 - #2Nella sala riservata ai giornalisti l’accoglienza è stata buona ma niente di eccessivamente chiassoso: il film è certo molto ben costruito, e nella proiezione per il pubblico, presenti in sala diversi interpreti, l’entusiasmo finale può esser stato senz’altro spontaneo…
fferrone
16 set 2008 - 00:37 - #3Visto che il regista è anche il produttore di Full Monty, non hai notato una certa fastidiosa somiglianza tra i due film, storia di outsiders che si re-inventano e coronano i loro sogni? Niente di scandaloso, ma un po’stucchevole, per me.
c. p.
17 set 2008 - 10:32 - #4in effetti sì, ma il “plusvalore” dell’operazione, quel po’ di follia che nel film finito emerge solo a tratti e nel film doppiato probabilmente scompare, sta nel fatto d’essere andato a girare in sri lanka con sceneggiatore, attori e produttori cingalesi, cercando in qualche modo di restituire l’autenticità di una simile storia, riuscendoci in parte.
fferrone
18 set 2008 - 18:57 - #5Hai ragione, touché
Luigi Ascione
10 gen 2009 - 00:03 - #6stupendo film che colpisce al cuore e alla mente inducendo lo spettatore a riflettere su come la povertà e la semplicità fornisce stimoli incredibili. il film dà un quadro dignitoso del mondo cingalese inducendo ad innumerevoli confronti fra il loro e il nostro modo di vivere. non sminuisce l’originalità del movie il fatto che sia basato su una storia vera.