Produrre che passione! - Intervista a Charlize Theron

pubblicato: domenica 31 agosto 2008 da Marco Spagnoli in: interviste star Venezia 65 - 2008

Mentre nelle sale italiane sta per uscire Hancock la divertente commedia in cui interpreta una donna dotata di potere decisamente speciali, Charlize Theron è a Venezia per presentare l’intenso e coinvolgente The Burning Plain che segna l’esordio alla regia di Guillermo Arriaga, sceneggiatore di film come 21 grammi e Babel. Un film denso di emozioni, di cui l’attrice sudafricana è anche produttrice esecutiva e nel quale interpreta una donna che da più di metà della sua vita tenta di sfuggire al ricordo di un passato tanto doloroso quanto impossibile da dimenticare.

Cosa l’ha spinta a questo tipo di coinvolgimento sia come interprete, sia nel campo della produzione?
E’ stato un qualcosa di non deciso a tavolino, ma spontaneo e progressivo quando ho conosciuto Guillermo Arriaga. Abbiamo iniziato una collaborazione e questa, via via, si è andata sempre più sviluppando in una direzione di grande impegno per rendere il film sempre migliore. E’ stato un processo organico.

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The Burning Plain è un film molto ‘intenso’: è stato duro impegnarsi così su due fronti?
Non riesco ad utilizzare l’aggettivo ‘duro’ per nulla di quello che è associato al mio lavoro. Recitare o produrre non è, certo, come lavorare in miniera o come costruire ponti. Certo, ci sono degli ostacoli, ma credo che perfino la mia recitazione tragga giovamento da questo tipo di impegno. Se su un set vengo lasciata troppo a lungo nella mia roulotte a riflettere sul mio personaggio, tendo ad analizzare troppo ogni dettaglio. Produrre fa di me un’interprete migliore.

Anche Will Smith con cui ha lavorato recentemente in Hancock è diventato produttore…
Lui, però, mi ha spiegato che produrre lo porta in una direzione opposta alla mia: proprio in una pausa di lavoro di Hancock, Will mi ha raccontato che, alle volte, deve concentrarsi anche sul personaggio e sulle sue battute, perché tende ad essere così coinvolto sotto il profilo produttivo, che rischia di vedere passare in secondo piano la sua recitazione. Io, invece, sono così ossessionata dai miei ruoli che l’essere una produttrice mi aiuta a smettere di preoccuparmi troppo e ad avere più energia quando sono davanti alla macchina da presa.

Qualcuno pensa che produrre abbia a che fare soprattutto con una questione di numeri…
Non è così: produrre non significa solo lavorare sui numeri, ma dedicarsi anche ad un processo creativo molto coinvolgente che costituisce anche una grossa responsabilità.

Qual è l’equilibrio tra razionalità e passione?
Un punto di equilibrio c’è sicuramente e ci si arriva tramite il buon senso: al tempo stesso, però, penso che l’arte non possa o debba essere ‘controllata’ e che nessuno, alla fine, possa davvero dire di controllarla fino in fondo: un pittore e uno scrittore ‘controllano’ la propria arte? Non credo. Penso piuttosto che sia l’arte stessa a controllarsi. In più credo che quando si presume che sei tu a controllare il tuo lavoro in campo artistico è proprio quello il momento in cui sarai tu ad essere controllato dall’arte. Credo sia più intelligente non essere così presuntuosi. Proprio quando uno pensa di riuscire a calcolare tutto quanto ecco che l’universo ti dirà “vai a quel paese!”.

Un esempio?
Proprio il giorno in cui tu hai pianificato una bella ripresa con tanto di sole al tramonto è quello in cui pioverà. Tu hai due alternative: o ostinarti o provare ad ascoltare quello che l’universo ti dice. Alla fine, però, ottieni sorprese interessanti. Vedi la scena che hai girato sotto la pioggia e dici a te stessa: “Uaò! E’ molto meglio così.” Devi interpretare quello che ti viene ‘suggerito’ dal processo creativo e, in un certo senso, dal destino.

Qual è la cosa più importante in questo tipo di lavoro?
Sicuramente la discussione: quando lavori in un gruppo molto creativo, discutere insieme di ogni dettaglio è un qualcosa di molto importante e utile. Credo, però, che alla fine sia molto importante per tutti dare molto spazio alla parola del regista soprattutto in termini di scelta degli attori. E’ lui che deve ottenere dalle persone e dagli attori quello che è meglio per il film. In più, lavorando soprattutto nel campo del cinema indipendente, la scelta avviene soprattutto per motivi di qualità del lavoro e non tanto per il nome che queste persone possono portare in dote alla produzione.

Da quello che dice sembra che produrre sia soprattutto una questione di grande passione…
Certo, la passione è necessaria sia per produrre che, ovviamente, per recitare in un film. Fare cinema è un processo molto lungo e se non mi dovesse piacere il lavoro che ho accettato di fare o il personaggio che mi è stato chiesto di interpretare, mi sparerei…

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di cinegloria

    cinegloria

    31 ago 2008 - 15:59 - #1
    0 punti
    Up Down

    Brava Charlize!! charlizetheron.blog.dada.net

  • Profilo di le cofane

    le cofane

    02 set 2008 - 16:17 - #2
    1 punto
    Up Down

    perché, dott. Spagnoli, l’ ‘intenso’ sta tra virgolette? teme per caso i suoi sentimenti?

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