“Mi ci sono voluti quasi quindici anni per realizzare questo film.” Spiega lo scrittore, sceneggiatore e regista Guillermo Arriaga “Non è, infatti, possibile semplicemente sedersi e scrivere una storia: devi aspettare che sia matura prima di poterla raccontare.” The Burning Plain presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia è nato dall’idea di un dramma umano che ruota intorno ai quattro elementi (terra, fuoco, acqua e aria) e, originariamente, doveva intitolarsi semplicemente The Four Elements. Poi, però, la storia ha preso un’altra direzione e Arriaga ha potuto mettere insieme un cast di giovani attori di talento, dominato dal fascino e dal talento di due attrici come Charlize Theron e Kim Basinger.
Da dove è nata l’idea di questa storia?
Tutti noi conosciamo persone, uomini e donne, che hanno qualcosa che non va dentro di loro. Persone ’danneggiate’ e sofferenti. Per me risultava molto interessante capire come e perché qualcuno potesse risultare così addolorato e che cosa fosse successo per renderlo tale. E’ così che la storia è iniziata a crescere e a svilupparsi dentro di me. Riflettendo su questi elementi, pian piano, ho iniziato a maturare l’idea e poi la sceneggiatura di The Burning Plain.

Questo è un tema ricorrente del cinema che lei ha scritto…
Sì, assolutamente: lo stesso succedeva con il personaggio di Benicio del Toro in 21 grammi.
Parliamo del suo stile di racconto così unico…
E’ qualcosa che nasce dalla mia idea stessa di come si raccontano le storie. Nessuno di noi, nella vita di tutti i giorni, racconta qualcosa a qualcuno in maniera lineare e sincronica. Sicuramente enfatizziamo determinati dettagli e, mentre parliamo, accavalliamo o giustapponiamo momenti temporali differenti. Io ho voluto riprodurre questa cosa nel cinema che faccio e nel mio modo di scrivere. In più sono convinto del fatto che noi esseri umani siamo legati continuamente alla memoria e all’idea di futuro senza quali saremmo persi nel nostro presente.
In che senso?
Credo che i ricordi siano la maniera in cui tutti noi guardiamo e comprendiamo la nostra esistenza. Senza il ricordo del passato non potremmo andare vivere e capire chi siamo diventati. Il passato ci permette di sapere chi siamo, mentre l’idea del futuro è quella che ci consente di immaginare chi potremo diventare.
Come si traduce tutto questo nel suo lavoro come sceneggiatore?
Creando immagini che diventano parole. Nelle mie sceneggiature io descrivo meticolosamente non solo l’ambientazione, ma anche i vari dettagli. Personalmente sono convinto che elementi come la posizione delle mani, oppure la distanza tra i personaggi appartenga alla sfera della narrazione. L’orizzonte, la posizione dei corpi, gli abiti sono tutti elementi profondamente legati al narrare una storia e non li considero affatto come “accessori”. Io penso per immagini e sono queste ultime che io traduco nel lavoro di sceneggiatore e, adesso, anche di regista.
Sembra che, però, questi dettagli diventino note di regia già nella sceneggiatura per qualcun altro…
Certamente è vero: se uno scrive ‘si vedono due personaggi in lontananza’ è come se suggerisse al regista di mettere lontano la macchina da presa.
Scriverà sempre film così?
No, tutt’altro. Ho appena terminato una sceneggiatura incentrata sulla gelosia che è del tutto lineare. E’ la materia che sto per raccontare a determinare lo stile e non è certo quest’ultimo a volere necessariamente dominare il racconto. Non ho nulla contro la linearità: a me interessa solo trovare la maniera migliore per potere narrare una storia.
Come è stato il suo rapporto di lavoro con Charlize Theron in qualità di produttrice esecutiva?
Ottimo, perché Charlize è una donna intelligente che nel suo lavoro sa essere molto attenta e discreta. Ha raccomandato i nomi di alcuni attori e di tecnici e mi ha suggerito di parlare con Kim Basinger. Del resto questo è il compito principale di un produttore esecutivo: dare delle idee. Charlize è una donna di grande gusto, estremamente brillante ed energetica con cui è molto bello anche litigare. Durante una giornata di montaggio stavamo discutendo animatamente, quando è arrivato uno dei finanziatori che ci ha guardato con un po’ di sorpresa. Lei ha sorriso in maniera affascinante e ha detto: “Stavo giusto per andarmene…” Adoro lavorare con lei, perché è una donna tanto bella quanto intelligente e, al tempo stesso, attaccata al suo lavoro in maniera professionale.
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