Uragano Kathryn. Intervista a Jeremy Renner, Anthony Mackie e Brian Geraghty

pubblicato: giovedì 09 ottobre 2008 da Marco Spagnoli

Una scena di The Hurt Locker
“La forza di questo film sta soprattutto nella regista e nella sceneggiatura: nessuno di noi tre si è sforzato particolarmente di recitare. Ci siamo trovati in una situazione complessa tra sole, caldo e altre difficoltà e abbiamo fatto tutti quanti del nostro meglio. Ci siamo preparati molto dal punto di vista tecnico e la cosa più importante era stabilire tra noi un rapporto di grande fiducia.” Così l’attore Jeremy Renner racconta la sua esperienza in The Hurt Locker, film in concorso diretto da Kathryn Bigelow che si è abbattuto sul Lido con tutta la sua potenza visiva e la sua forza visionaria. Una pellicola dal solido impianto cinematografico che mette in scena il drammatico e terribile lavoro di una squadra di artificieri dell’esercito degli Stati Uniti nell’Iraq di oggi. “Mentre giravamo pensavamo a film come Full Metal Jacket, Vittime di Guerra e Apocalypse Now!, pellicole dove è il lavoro di squadra dei soldati al centro della macchina da presa.” Aggiunge Brian Geraghty.

Cosa vuol dire essere diretti da una regista donna per un film interamente incentrato sugli uomini?

Katryn Bigelow è una regista straordinaria: una donna che sembra una top model e che al tempo stesso, in maniera gentile, ma determinata sa tirare il meglio dai propri attori in situazioni dinamiche e apparentemente impossibili. E’ stato un lavoro sorprendente, perché nonostante lei sia molto decisa su cosa fare, ha sempre chiesto da parte nostra una collaborazione per sviluppare al meglio i nostri personaggi. Questo ci ha aiutato non solo a trovare una dimensione di grande approfondimento, ma di rendere al meglio la tensione presente nella trama. Kathryn è una donna abituata a comandare, dotata di una grande forza non solo interiore.
thony Mackie nel film

Qual è stata la vostra preparazione?

Abbiamo lavorato per capire da vicino la psicologia di chi, ogni mattina, si sveglia sapendo che durante la sua giornata, rischierà di morire dalle quindici alle venti volte.
Ci siamo preparati sotto il profilo tecnico, ma abbiamo fatto anche attenzione ai dettagli personali della vita di queste persone che dimostrano un misto incredibile di coraggio e incoscienza.

The Hurt Locker è stato girato in Giordania. Cosa ha significato questa scelta?

E’ stata una mossa molto saggia da parte della produzione, perché ci ha immerso nel mondo del Medioriente che stavamo raccontando. Ci svegliavamo la mattina ed eravamo circondati dalle ambientazioni del nostro film. La città era, in un certo senso, il quarto protagonista della nostra storia.

Come è stato lavorare lì?

Un’esperienza importane e ‘unica’: abbiamo stabilito un ottimo rapporto con la popolazione locale e tutto è andato molto bene. C’è stato qualche episodio poco chiaro, ma questo era più dovuto alla nostra ignoranza degli usi e costumi locali piuttosto che ad una vera e propria forma di ostilità da parte della popolazione locale. Una notte abbiamo sentito vari colpi di pistola, mentre stavamo girando. Ci siamo preoccupati, poi ci hanno detto che si trattava della stagione dei matrimoni che vengono sempre festeggiati con degli spari. Siamo stati noi a non capire: del resto in America se senti dei colpi di pistola non penseresti mai ad un matrimonio, ma a qualcuno che ce l’ha magari anche con te.

Qual è stato il vostro senso di responsabilità nel raccontare vicende personali simili a quelle che i soldati americani stanno vivendo oggi in Iraq?

Molta. Soprattutto in un momento in cui, per colpa della ‘volatilità’ del Medioriente la reintroduzione del servizio di leva non appare un’ipotesi così remota. Noi giovani siamo consapevoli di quello che succede in Iraq ed è stata una nostra responsabilità fare grande attenzione per come raccontare questa guerra. Questo non è un film di guerra, ma uno sfondo per le azioni di personaggi che operano in un contesto estremamente simile a quello reale. E’ una pellicola su degli esseri umani e sui loro sentimenti riguardo la vita, la morte, la guerra. E’ un film su quello che succede durante circostanze straordinarie e come la vita delle persone ne risulti trasformata per sempre.

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