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Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 un grave incendio investe la linea 5 dello stabilimento ThyssenKrupp di corso Regina Margherita 400, a Torino. Le famiglie, gli amici e i colleghi delle sette vittime raccontano le circostanze drammatiche di quella notte e la loro vita di sopravvissuti.
Recensione
La fabbrica dei tedeschi è il film che è stato scelto insieme a ThyssenKrupp Blues per rendere omaggio nella giornata del 5 settembre alle morti sul lavoro più terribili e più dibattute dell’ultimo anno. A differenza dell’altro documentario, il film di Mimmo Calopresti è stato direttamente ispirato dalla tragedia di Torino, ed è interamente dedicato al racconto della vita delle sette vittime e di quella dei loro familiari, attraverso le cui parole sono ripercorse altrettante vicende umane straziate dall’incidente. Queste voci, nonostante la presenza del regista stesso, sono il cuore del film e il motore del suo svolgimento, come una teoria di drammatici monologhi.

Per introdurre i protagonisti di tali storie, la prima parte dell’opera è però un vero e proprio prologo, girato in pellicola e in bianco e nero con attori professionisti che interpretano le persone che conosceremo nel prosieguo del film: un padre, due madri, un fratello, due mogli… Questa sorta di messa in scena delle narrazioni che poi seguono nel resto del film, girato in HD e a colori, è l’unica concessione alla fiction di quello che per il resto è un vero e proprio documentario, non a caso realizzato con il sostegno del Piemonte Doc Film Fund. E forse era proprio questo il modo corretto di rivolgersi a un pubblico che si spera il più ampio possibile. Nonchè l’unica via per distinguersi da La classe operaia va all’inferno di Simona Ercolani e Paolo Fattori, instant movie sulla stessa vicenda Thyssen uscito in edicola ormai da mesi. Ecco, quindi, che viene spontanea la solita domanda: se è stato fatto proprio per le sale perché il film non è già uscito e quando uscirà? Speriamo entro dicembre, quando cadrà il primo anniversario della tragedia, che intanto continuerà a essere dibattuta in autunno nelle aule del tribunale di Torino…
Così come è ricostruita, la vicenda presenta tutti i contorni di un dolo razionalmente perpetrato dalla direzione della fabbrica tedesca a scapito delle più elementari norme di sicurezza, e a danno degli operai ancora impegnati nello stabilimento torinese, che com’è noto era già in corso di smobilitazione per essere trasferito, macchine e uomini disponibili, presso quello di Terni. Inoltre la maggior parte delle vittime erano ragazzi molto giovani perché erano gli unici disposti a lavorare in quelle condizioni, facendo straordinari su straordinari pur di aumentare la busta paga. Uno degli intervistati lo dice chiaro e tondo: l’azienda non aveva ritenuto fosse il caso di far svolgere queste mansioni delicate a uomini di esperienza.
In altre parole la figura ricorrente all’interno della fabbrica di oggi non è più neanche quella, pur recente, di Vincenzo Buonocore, il personaggio de La dismissione di Ermanno Rea ispirato a un vero operaio dell’Ilva di Bagnoli che a metà degli anni ’90 fu incaricato di progettare e seguire lo smontaggio di interi impianti da spedire in Cina, dopo la chiusura dello stabilimento campano. Un volume da cui è stato liberamente tratto il film La stella che non c’è (2006) di Gianni Amelio. Oggi in fabbrica è entrato il precario, l’operaio lavora con contratti a tempo determinato in un’azienda che è lei stessa vicinissima alla sua data di scadenza, e che non ha alcun interesse a far ricaricare gli estintori. Anche sul fronte dei lavoratori restano quindi alcuni rimpianti: quello che sindacati e singoli operai non siano stati in grado di rifiutare un lavoro che seppur pagato era chiaramente molto rischioso; e quello che non ci siano più Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi.
Regia: Mimmo Calopresti
Sceneggiatura: Mimmo Calopresti,
Interpreti Silvio Orlando, Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Rosalia Porcaro e gli amici e parenti delle sette vittime della ThyssenKrupp di Torino.
Paese, anno: Italia, 2008
Durata: 90 min.
Fotografia: Paolo Ferrari
Montaggio: Raimondo Ferrari
Musiche: Riccardo Giagni
Scenografia: Alessandro Marrazzo
Produzione: Simone Bianchi e Valerio Terenzio
Distribuzione: Istituto Luce
c. p.
09 set 2008 - 20:07 - #1come abbiamo letto sui giornali di questi giorni, l’appello della madre di De Masi ha costretto il regista a rimontare una delle sequenze più forti del documentario, di cui nella recensione non si fa volutamente cenno… Calopresti presenterà il suo lavoro a Torino il 12 settembre, e speriamo che il film prima o poi esca…
c. p.
11 set 2008 - 19:07 - #2Per dovere di cronaca qualche parola su “La classe operaia va all’inferno” di Simona Ercolani e Paolo Fattori, instant movie scritto e prodotto da Fabrizio Rondolino questa primavera: il documentario segue la vicenda più da vicino di quello di Calopresti, concentrato sul “dopo”, rimette subito in scena l’incidente e poi allarga il campo al suo impatto mediatico, alle famiglie, alle trattative sindacali degli operai torinesi e anche all’incidente del mulino di Fossano (Cuneo) del luglio 2007 dove le vittime furono cinque ma che non ebbe la stessa eco. Nel dvd distribuito nelle edicole, prima dell’estate, dal gruppo La Repubblica - L’Espresso vi sono anche molti Extra documentari e di commento con interviste a torinesi illustri, dal sindaco a Don Ciotti ai prof. universitari De Luna e Revelli. Il film di Calopresti ha intenti più autoriali, in certi passaggi, ma mette al centro principalmente i racconti delle famiglie delle vittime e quindi punta alla parte emotiva dello spettatore, sferrando l’attacco decisivo su questo terreno con la registrazione della drammatica telefonata al 118 della notte del 6 dicembre. Vedremo se nella futura versione in dvd anche “La fabbrica dei tedeschi” ricorrerà a materiali più ampi, o terrà conto del seguito di una vicenda non ancora conclusa…
c. p.
11 set 2008 - 19:08 - #3Altra notazione: com’è noto la tragedia della Thyssen ha ispirato oltre al cinema anche il teatro con il recital tratto dall’inchiesta del giornalista Ezio Mauro intitolato “Col ferro e col fuoco. Che cosa è morto con i ragazzi della Thyssen”. È stato in questi giorni annunciato un prossimi appuntamento: lo spettacolo “La menzogna” di Pippo Delbono, che aprirà la stagione del Teatro Stabile di Torino il prossimo 21 ottobre.
cinefil
01 dic 2008 - 20:40 - #4Dopo una distribuzione sporadica in sala lunedì 8 dicembre “L’infedele” di LA7 introduce e trasmette in prima serata il film di Calopresti: da non perdere.
paapla
23 feb 2009 - 00:24 - #5Non è un momento felice per Mimmo Calopresti, La fabbrica dei tedeschi (Italia, 2008) è un film fatto male o semplicemente pasticciato. Inizia con un’inquadratura stretta su Silvio Orlando e il quadrante di un orologio digitale che segna il conto alla rovescia con il destino, stessa scena per Monica Guerritore e Valeria Golino.E’ un espediente “artistico” inutile perché non aggiunge nulla alla storia, raccontata con grande dignità da tutti i testimoni e familiari delle sette vittime. Primi piani stretti, come a salvaguardare l’anonimato dei testimoni. Le domande che Mimmo Calopresti rivolge ai testimoni spesso non si capiscono. La sala s’illumina, si svuota lentamente e non si sente un commento, regna lo stesso silenzio che avvolge la fabbrica dei tedeschi.