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Terzo film di Oliver Stone su un presidente degli Stati Uniti, W. racconta la figura di George W. Bush alternando i piani temporali. Vediamo quindi il ragazzo che dal ‘66 in poi si dà a scorribande alcoliche parallelamente al presidente che dall’11 settembre in poi conduce in Medio Oriente la sua politica aggressiva contro il terrorismo e per il controllo delle risorse energetiche. Biografia e sogno si confondo nei momenti in cui il figlio dialoga con il padre ed esprime la psicologia di un uomo rozzo ma all’eterna ricerca dell’approvazione paterna. Psicologia individuale e dramma politico si confondono quindi in un film che fa leva allo stesso tempo sull’assurdo e l’amaro della vicenda presidenziale.
Recensione
Il film che Oliver Stone ha dedicato alla figura di George W. Bush negli Usa è uscito il 17 ottobre a ridosso delle elezioni presidenziali. Il regista ha quindi voluto contribuire alla campagna con una voce di dissenso nei confronti del presidente uscente. Ora, il recente exploit democratico alle urne in seguito ad una campagna elettorale basata sull’idea di rinnovamento rispetto al passato, ha consacrato la caduta di Bush; ormai la popolarità dell’ex-presidente è talmente al minimo che non ha più neppure diritto di essere chiamata tale, condizione per cui possiamo guardare il film al di là di ogni condizionamento pamphletario. Eppure il regista ha confezionato proprio una sorta di instant movie che al di là delle condivisibili considerazioni politiche non dice gran ché dal punto di vista cinematografico se non per la prestazione di un gruppo d’attori notevoli.
Diciamo subito che Josh Brolin nei panni del protagonista è impressionante e soprattutto durante la ricostruzione delle conferenze stampa sembra di assistere ai veri video di repertorio, salvo poi scorgere Richard Dreyfuss che nei panni del vice Dick Cheney applaude in platea. Tutta la vicenda narrata però non ha niente di particolarmente nuovo né gli episodi sembrano basarsi su un’approfondita ricerca documentale. Anzi, il tono del lavoro tende ogni tanto al dileggio della figura di George W. Bush – vedi in particolare l’uso ironico del repertorio musicale americano a sfondo patriottico – e racconta il personaggio nella sua meschinità soprattutto politica. Eppure l’ironia o l’assurdità di una storia che per ben due volte ha visto questo sempliciotto tutto birra e fallimenti alla testa di una superpotenza mondiale non costituisce un’originale ragione d’interesse e si constata quindi che è solo la voglia di contribuire alla campagna anti-Bush che ha spinto l’autore di JFK e di Nixon a confezionare un nuovo ritratto presidenziale a così poca distanza temporale e critica rispetto al suo oggetto.
Se fosse stato per mostrare al grande pubblico il vero e improbabile volto di Bush è bene dire che Michael Moore ha saputo fargli il servizio completo con più convinzione e con tanto più anticipo su Oliver Stone. Ma è chiaro che i linguaggi dei due sono molto diversi e così mentre Moore ride, indaga e attacca, Stone sociologizza e psicologizza. Anche se non con grande originalità, Stone ci dice che Bush è il prodotto di una certa mentalità statunitense conservatrice, ignorante del resto del mondo, sprecona e grande consumatrice di alcool, cibo (per tutta la durata del film il cibo e le bevande sono ossessivamente presenti) e risorse energetiche. Si tratta di un’America la cui idea della democrazia rappresentativa corrisponde al farsi governare da un uomo comune in grado di interpretare i sentimenti della “gente”. Ma non è completamente per sbaglio che un ex-governatore del Texas, che per guadagnarsi la Casa Bianca ha fatto leva sull’attaccamento alle tradizioni, sull’istinto conservatore dell’America profonda e sull’isolazionismo, si è trovato in un secondo momento a gestire il post 11 settembre nel modo in cui sappiamo.
Nel rapporto di odio e amore con quel Bush senior che condusse nel Golfo “la prima guerra pulita della storia” Bush junior trova la spinta decisiva per condurre una politica aggressiva e guerrafondaia nel Medio Oriente supportato in questo anche dai calcoli strategici del vice Cheaney. W. sceglie così di raccontarci il dramma di un figlio desideroso dell’approvazione del padre, che essendo disposto a tutto pur di mostrare i muscoli al proprio “vecchio”, finisce per sacrificare migliaia di vite umane senza comunque ottenere alcuna benevolenza. Per questo, per la mano non sempre felice che lo guida e forse perché i tempi non sono ancora maturi per riuscire a fare un film migliore, W. lascia amarezza e smarrimento. Come la Presidenza del suo protagonista.
Titolo originale: W.
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Stanley Weiser.
Interpreti: Josh Brolin, Elizabeth Banks, Ellen Burstyn, James Cromwell, Richard Dreyfuss, Scott Glenn, Stacy Keach, Thandie Newton, Ioan Gruffudd, Noah Wyle
Origine anno: USA, 2008
Durata: 130 min.
Fotografia: Phedon Papamichael.
Montaggio: Julie Monroe.
Musica: Paul Cantelon.
Scenografia: John Richardson, Alex Hajdu.
Costumi: Michael Dennison.
Produzione: Lionsgate, Omnilab Media, QED Intl. presentation of a Moritz Borman/Ixtlan production
c. p.
23 nov 2008 - 11:53 - #1Come testimonia anche l’intervista a Stone, il film è produttivamente dimesso e volutamente amaro: racconta di fatto solo la prima presidenza Bush fino all’evidenza dello scacco militare iraqeno, quando, nel corso del 2004, tutto sembra andare storto per l’amministrazione americana… così facendo completa la parabola psicologica del protagonsta, da giovane fallito a Presidente fallimentare, e ne dà la stessa immagine che ha in questi suoi ultimi mesi di mandato, per colpa però della crisi economica e non della guerra. Questa è la vicenda umana e politica che Stone vuole lasciare ai posteri, convinto che il suo film rimarrà più di tanti editoriali, saggi, commenti storici. Questo porta inevitabilmente al film un tono plumbeo, triste, e in parte irrisolto…
nugara
24 nov 2008 - 23:50 - #2come annunciato già sabato a “Che tempo che fa”, ma la conferma ufficiale è arrivata solo oggi, W. sarà distribuito in Italia dalla Dell’Angelo: quando e come non si sa, ma sembra probabile che si aspettino le nominations dei prossimi Oscar..
c. p.
04 gen 2009 - 11:10 - #3…ma oltre a una distribuzione tradizionale “W” avrà un’eccezionale anteprima televisiva su La7 alla vigilia dell’insediamento di Obama: il 19 gennaio in prima serata! Chissà se a questo punto il film uscirà poi nelle sale o solo in dvd…