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Tony Manero

pubblicato: giovedì 27 novembre 2008 da Claudio Panella in: festival prime visioni anteprime Torino Film Festival 2008 Prime

Tony Manero Durante la dittatura del Colonnello Pinochet (dovremmo essere nel 1978) la trasmissione domenicale “Festival”, programma di punta della televisione nazionale cilena, lancia ogni settimana un concorso per sosia con un ambito premio in denaro. Dopo gli imitatori di Chuck Norris toccherà a quelli di John Travolta in versione Tony Manero e Raúl, ballerino semiprofessionista in una scalcagnata trattoria con spettacoli dal vivo, si convince che questa sia la più grande occasione della sua vita.

Recensione
Dopo il successo alla Quinzaine des Réalisateurs, Tony Manero è stato selezionato per il Concorso del 26° Torino Film Festival, lo ha vinto, ed è il candidato cileno all’Oscar come miglior film straniero. La pellicola è stata realizzata con il supporto dell’Hubert Bals Fund di Rotterdam e del progetto Cine en construction promosso da San Sebastian: festival che promuovono altri film da festival, ma una volta tanto non si tratta di un lavoro eccessivamente autoreferenziale. L’opera seconda di Pablo Larrain, dopo il già festivaliero Fuga (2006), ha il merito di raccontare con proprietà di linguaggio filmico una storia che non lascia indifferenti.

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La corsa disperata con la quale Raúl Peralta tenta la scalata al mondo dello spettacolo è caratterizzata da una furia cieca che non lascia spazio al prossimo: chi è Raúl? Un ballerino sul viale del tramonto? Un serial killer che sfoga nella violenza e nell’identificazione col personaggio di Tony Manero la sua impotenza sessuale? Una vittima del regime militare sotto cui è costretto a vivere? Sfondo della vicenda, spesso emergente fino al primo piano è il Cile di Pinochet, e in particolare una Santiago di periferie cadenti piene di uomini e cani randagi, dove i soldati del Colonnello non si preoccupano di miseria, rapine e omicidi ma solo di perseguire dissidenti o presunti tali.
In questa desolazione Raúl avrebbe anche una specie di famiglia, allargata, due donne da cui è sporadicamente amato, con cui esibirsi nel ballo tutte le settimane. Ma con l’uscita nei cinema de La febbre del sabato sera nella sua vita irrompe quello che potrebbe dirsi un piccolo grande “sogno americano”: mai così pericoloso come quando si è in certo sudamerica. La trasformazione del più che cinquantenne Raúl nel personaggio di Tony entra in collisione con la povertà della sua vita e la trasforma ancor di più in una lotta tutti contro tutti. Contro lo stesso mito del cinema, che lo tradisce quando tolgono dal cartellone il film cult per fare posto a Grease.
Quel che lo spettatore sente fin dal principio del film è che non basterà a Raúl arrivare a un passo dal suo sogno, non basterebbe neanche afferrarlo a piene mani per uscire dalla depressione storica e personale in cui sono impantanati lui e tutti gli altri personaggi. Anche perchè l’unico modo che Raúl ha di inseguire il suo futuro é quello di imitare i metodi violenti e scriteriati del regime da cui è governato.
Sul piano visivo la camera a mano (digitale) non abbandona quasi mai il volto del protagonista, anche mentre questi si esibisce nelle sue coreografie. Ottima la fotografia sgranata, perfetta immagine della polverose luce degli anni ’70 cileni. L’interprete Alfredo Castro, anche sceneggiatore, assomiglia più che a John Travolta al più disperato Al Pacino, ma il suo personaggio ricorda pure il Dustin Hoffmann di Un uomo da marciapiede: tanti referenti, ma chi ha visto il film difficilmente scorderà il suo sguardo scavato e incredibilmente acceso quando sale su una pista da ballo, o quando impara a memoria tutti i dialoghi e i passi de La febbre del sabato sera

Titolo originale: Tony Manero
Regia : Pablo Larrain
Sceneggiatura : Alfredo Castro , Mateo Iribarren , Pablo Larraín
Interpreti : Alfredo Castro, Paola Lattus, Héctor Morales, Amparo Noguera, Elsa Poblete.
Nazionalità e anno: Cile/Brasile, 2008
Durata : 96’
Fotografia : Sergio Armstrong.
Montaggio : Andrea Chignoli.
Musica : The Bee Gees, Juan Cristóbal Meza, José Alfredo Fuentes, Frecuencia Mod
Scenografia: Polin Garbizu.
Produzione : Fabula Production, Prodigital
Distribuzione : Ripley’s film

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