Panoramica da Torino: il mondo del lavoro tra inchiesta e finzione

pubblicato: sabato 29 novembre 2008 da Claudio Panella in: festival intersezioni documentari Torino Film Festival 2008 Eventi

classe operaia va in paradiso Sono almeno un paio di stagioni che la nostra cinematografia segue le trasformazioni del mondo del lavoro con un interesse a lungo decisamente sopito, risvegliatosi anche in ambito letterario col filone detto della “precarietà” e con una rinnovata attenzione al tema del lavoro che non c’è. Allo scorso Torino Film Festival avevano avuto la loro anteprima due film diversi e per ragioni differenti alquanto imperfetti come il documentario In Fabbrica di Francesca Comencini e il film di finzione Signorina Effe di Wilma Labate. All’ultimo festival di Venezia sono stati invece presentati con una certa solennità i due film sulla tragedia della Thyssen, verificatisi pochi giorni dopo la chiusura del festival 2007, e foriera di un vero grande movimento di indignazione mediatica e civile. E poi? E poi possiamo registrare che la città della Fiat sembra ancora attenta alle riflessioni sul mondo del lavoro contemporaneo, e anche se in questo 26° Torino Film Festival non vi sono sezioni ad hoc, il tema emerge carsicamente un po’ ovunque tra le retrospettive e le nuove proposte ed è stato celebrato in modo diretto con la proiezione speciale in copia restaurata de La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri, protagonista il memorabile operaio Massa interpretato da Gianmaria Volonté.

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Per quanto riguarda le retrospettive è chiaramente quella dedicata alla British renaissance a comprendere il maggior numero di pellicole con lavoratori disoccupati, licenziati, sfruttati: non si tratta dell’oggi ma siamo nell’era della Thatcher, anticipatrice di molte tendenze come lo smantellamento dello stato sociale e la ricerca spasmodica di manodopera a costi sempre più bassi. Tali questioni sono esplicitamente al centro anche di alcuni lavori della sezione “L’amore degli inizi”, dedicati alle prime prove di registi italiani oggi riconosciuti: in Maledetti vi amerò (1980), l’esordio di Marco Tullio Giordana, il protagonista ex-militante di Lotta Continua ritorna a Milano dopo alcuni anni passati in Sudamerica e si aggira tra i capannoni invocando disperato “Classe!”, “Claaaasseeeeee”, senza ovviamente ottenere risposta; La bella vita (1994) di Paolo Virzì convince ancora oggi per la sua schietta rappresentazione dei problemi (anche sentimentali) degli operai livornesi delle acciaierie di Piombino, che tra il 1992 e il 1993 passò dall’Ilva a una nuova società e mise in cassa integrazione 800 lavoratori, tra cui il protagonista del film.
Della galassia Ilvia/Italsider e del suo abbandono degli stabilimenti di Bagnoli si occupa anche Il grande progetto di Vincenzo Marra, nel quale compare anche la stessa Piombino dove sono state trasferite dalla bonifica di Bagnoli intere colmate di materiali utili per conquistare territorio industriale al mare. Il progetto e i lavori in corso per la Bagnoli futura hanno trovato al festival un caso gemello, quello della Città 24 di cui racconta, intrecciando documentario e fiction, l’ultimo film di Jia Zhang-Ke, già presentato a Cannes.
Altro documentario direttamente dedicato allo smarrimento di chi venga colpito a tradimento sul proprio posto di lavoro è Sollbruchstelle che la giovane Eva Stotz ha voluto realizzare per raccontare il calvario lavorativo del padre, licenziato, reintegrato da una sentenza giudiziaria e mobbizzato per anni nella sede tedesca di un grande gruppo automobilistico: nel film l’azienda non è nominata ma l’autrice a Torino il nome lo ha fatto chiaro e tondo: Fiat, stabilimento Iveco di Monaco.
Vi è infine un altro filone che si intreccia a quello citato: il mestiere d’insegnante è stato al centro dell’altra proiezione speciale di una pellicola restaurata ospitata quest’anno dal festival, quella de il Diario di un maestro (1973) di Vittorio De Seta, che l’anno prossimo dovrebbe anche uscire in dvd. E tra i nuovi film presentati a Torino non si possono non citare, sul fronte documentario, il Signori Professori di Maura Delpero che ha seguito il difficile lavoro di alcuni insegnanti e i loro allievi per tutto l’anno 2006-2007, e sul fronte della fiction (anche se ispirata alla realtà) il film tedesco L’onda (Die Welle), che racconta come sia anche pericolo, in certi frangenti, dover gestire un gruppo di adolescenti… d’altra parte questo è anche l’anno de La classedi Laurent Cantet

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di c. p.

    c. p.

    06 dic 2008 - 13:56 - #1
    0 punti
    Up Down

    Dopo le diverse opere attinenti presentate al Torino Film Festival Cinema e lavoro è il tema del calendario 2009 realizzato dal periodico del Consiglio comunale ‘cittAgora” in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema. Nell’anniversario dalla tragedia della ThyssenKrupp, e nell’anno che il Consiglio comunale torinese ha dedicato alla ‘Sicurezza nei luoghi di lavoro’, il calendario 2009 propone, attraverso le sue immagini, il tema del lavoro e della sicurezza così come è stato affrontato in alcune storiche pellicole cinematografiche, custodite al Museo del Cinema. Qualche titolo? Si va dal mitico Sirena (1947), a Riso amaro (1948), all’americano Cristo fra i muratori (1949), a Roma ore 11 (1951), a Metello (1970) e a La classe operaia va in Paradiso (1971), a Paul, Mick e gli altri (2001) di Ken Loach, a La fabbrica dei tedeschi (2008) di Calopresti.

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