The Millionaire

pubblicato: venerdì 05 dicembre 2008 da Claudio Panella

The Millionaire Jamal Malik si guadagna da vivere facendo l’assistente (il ragazzo del the) in uno dei numerosissimi call center di Mumbai (Bombay), che offrono servizi telefonici a tutto il pianeta. L’unica speranza che gli resta per ritrovare l’amore della sua infanzia e poterle offrire un qualche futuro è quella di partecipare a “Chi vuol esser milionario?” e vincere più soldi possibile. Incredibilmente, il ragazzo ha più fortuna di quanto non potesse lui stesso immaginare…

Recensione
A pochi giorni dai terribili attentati terroristici di fine novembre esce anche in Italia l’ultimo film di Danny Boyle, l’ex ragazzo terribile del cinema britannico, interamente ambientato in India. Contando anche alcuni film di Michael Winterbottom e il Machan di Uberto Pasolini , The Millionaire non è affatto la prima opera di un autore inglese che invece di raccontare la storia di persone immigrate nel Regno Unito (alla maniera di My Beautiful Laundrette o di East is East) decide di andare a girare direttamente in paesi spesso etichettati come “Terzo Mondo”. Forse è possibile parlare di una vera e propria tendenza in atto, poetica quanto commerciale. E l’India con le sue mille contraddizioni, dalla povertà diffusa alla gigantesca industria di Bollywood, può essere un paese determinante anche nel prossimo futuro cinematografico.

Per riuscire a penetrare nelle baraccopoli di Mumbay, Boyle si è affidato all’aiuto di Loveleen Tandan, coregista nelle riprese indiane e responsabile del casting, suo principale mestiere dai tempi di Monsoon wedding (2001). In modo simile Pasolini aveva lavorato per il suo esordio alla regia con il cingalese Prasanna Vithanage e con altri preziosi collaboratori. Non è forse un caso che lo sceneggiatore di The Millionaire, che ha rimaneggiato il bestseller Q and A (trad. it Dodici domande, Guanda), esordio al romanzo del diplomatico Vikas Swarup, e ha convinto Boyle a farne un film, sia un certo Simon Beaufoy già sodale di Pasolini e sceneggiatore anche dell’imprevedibile blockbuster mondiale The Full Monty (1997), prodotto dall’italo-britannico nipote di Visconti.
Rispetto alla prima redazione dello script, che era tutta in inglese, pare sia stato lo stesso Boyle a pretendere che la versione finale del film fosse in buona parte girata in Hindi. Il doppiaggio italiano appiattisce tutto, purtroppo, ma il dato è significativo e Boyle non sembra aver fatto male i suoi calcoli: fino a pochi anni fa tutti i produttori di Hollywood avrebbero cercato di limitare il più possibile il ricorso a lingue non anglofone, mentre oggi, nonostante il fatto che negli Usa la pellicola si sia vista appioppare un divieto ai minori non accompagnati, il Premio del pubblico al Festival di Toronto e il box-office delle prime settimane di presenza in sala stanno dando ampiamente ragione all’azzardo del regista. Si parla addirittura di una sua possibile candidatura all’Oscar come Miglior Film Straniero, ed è davvero molto probabile che il film ottenga i suoi maggiori riscontri ai botteghini di altri paesi dell’area indo-asiatica.
Venendo infine a come la pellicola è girata bisogna dare atto a Boyle di aver messo in campo tutta la sua abilità per tenere insieme un’opera in cui era indispensabile coniugare diversi registri: da un lato la dimensione favolistica dell’impresa del protagonista e il plot altamente sentimentale (che nel finale esplode in un numero di danza autenticamente bollywoodiano); dall’altro l’infanzia tragica dei bambini delle “favelas” indiane e la spietatezza dei vari farabutti che li sfruttano. Il riferimento alle favelas è in qualche modo anche cinematografico perché quando si entra nelle baraccopoli lo stile di Boyle ricorre al digitale e a un montaggio serrato che ricorda i brasiliani City of God e Tropa de Elite (in minor misura, ma l’efferatezza della polizia è più o meno la stessa). Da qui il divieto ai minori imposto dalla “censura” statunitense.
Per il resto la rappresentazione della Mumbay della fine del XX secolo è autenticamente Dickensiana, e il film ricorda in diversi episodi e nella rappresentazione della città (lì era la Londra di fine ‘800) anche l’Oliver Twist, di Roman Polanski. Insomma, l’insieme regge, nonostante qualche passaggio un po’ brusco e lo squilibrio tra il dramma della prima parte e il patetico dell’epilogo, ma la scommessa non era affatto di facile riuscita. A questo successo contribuiscono senz’altro i diversi interpreti dei protagonisti, che nella loro maggiore età sono Dev Patel, star della serie televisiva britannica Skins e la bellissima Freida Pinto, modella esordiente al cinema di cui sentiremo sicuramente ancora molto parlare.

Titolo originale
: Slumdog millionaire
Regia: Danny Boyle (con la collaborazione di Loveleen Tandan)
Sceneggiatura: Simon Beaufoy dal romanzo Q and A di Vikas Swarup,
Interpreti: Dev Patel, Freida Pinto, Anil Kapoor, Madhur Mittal, Irfan Khan,
Nazionalità ed anno: Uk/Usa, 2008
Durata: 120’
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Montaggio: Chris Dickens
Musiche: A. R. Rahman
Produzione: Celador Films
Distribuzione: Lucky Red

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di cinefil

    cinefil

    11 dic 2008 - 17:45 - #1
    0 punti
    Up Down

    la scommesa indiana di Boyle sembra davvero vincente: tra le candidature ai Golden Globes annunciate oggi The Millionaire concorre per miglior film drammatico, regia, sceneggiatura e colonna sonora!

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