Walter Wale è un professore di economia. Dopo la morte dell’amata moglie, vive in totale solitudine in Connecticut, dove porta avanti il suo lavoro senza alcun reale interesse. Un giorno è chiamato a partecipare a un convegno a New York. Fa così ritorno nella sua vecchia casa, chiusa da molto tempo. Al suo arrivo, la trova occupata da una coppia di giovani: un siriano (Tarek) e una senegalese (Zainab). I due si trovano lì perché una persona li ha truffati dicendo loro che l’appartamento era vuoto ed era in affitto. Walter, però, non si sentirà di buttare i due ragazzi in mezzo alla strada e così deciderà di ospitarli. Tra loro nascerà lentamente una sincera amicizia, fino a quando Tarek verrà arrestato dalla Polizia, perché privo di permesso di soggiorno.
Recensione
Al suo secondo film da regista, l’attore Thomas McCarthy gioca la carta molto difficile del lungometraggio sugli USA post 11 settembre 2001. Il cinema internazionale (e anche americano) ci aveva già provato con scarso successo. A parte la notevole prova di Spike Lee in occasione de La venticinquesima ora, poco altro è stato girato che sia degno di nota (da dimenticare l’inspiegabile World Trade Center di Oliver Stone).
McCarthy, in maniera molto intelligente, evita qualsiasi riferimento all’attentato disastroso che colpì New York, a parte una veloce inquadratura da un traghetto da cui si vede lo skyline della metropoli americana senza le torri gemelle. L’autore si concentra invece su una storia privata che apparentemente non sembra essere densa di potenti significati. È la vicenda di un incontro tra diversi, tra individui che nulla hanno a che spartire e che pure riescono a trovare un terreno di incontro, di dialogo, di conoscenza e infine di avvicinamento affettivo.
L’ospite inatteso è una pellicola decisamente political correct. Un professore di economia triste e solo (nonché bianco e cristiano) diventa amico di un percussionista siriano, si innamora della madre di quest’ultimo, ospita la fidanzata senegalese del musicista, la quale vende i suoi gioielli a un mercatino accanto a un ragazzo israeliano.
Troppo bello per essere vero, ma il cinema serve anche a questo: a ricreare nella finzione situazioni ideali che devono esprimere semplicemente un’ideologia o una concezione esistenziale. Nel caso specifico, l’autore intende chiaramente sostenere come ogni soggetto possa comunicare e finanche stringere relazioni sentimentali con persone di nazionalità, etnia, religione diverse. Una ovvietà, direte voi. Forse, ma è bene che qualcuno ogni tanto lo ricordi.
In ogni caso il film si evolve attraverso un’impostazione narrativa e registica tradizionale, senza particolari guizzi. Tutto è basato su una forma espressiva volutamente sottotono, per eludere la facile retorica del “vogliamoci tutti bene” e per evitare che una piccola storia di sofferenza e separazione si trasformasse in un melodramma superficiale. McCarthy riesce a tenere questa sua acuta operazione sotto controllo, anche grazie a un cast molto misurato e ineccepibile: l’americano Richard Jenkins, la palestinese (nata a Nazareth-Israele) Hiam Abbas, il libanese Haas Sleiman e la delicata e sensibile Danai Jekesai Gurira.
Alla fine della proiezione de L’ospite inatteso, lo spettatore avverte una certa sensazione di amarezza e dolore, percepisce come sia fragile la condizione umana, sempre in balia di leggi, norme e provvedimenti che non tengono mai conto della reale essenza degli individui. Per fortuna il film si conclude senza un lieto fine, e questo lo rende ancora più toccante.
Titolo originale: The Visitor
Regia: Thomas McCarthy
Sceneggiatura: Thomas McCarthy
Fotografia: Oliver Bolkelberg
Montaggio: Tom Mcardle
Scenografia: John Paino
Interpreti: Richard Jenkins, Haas Sleiman, Hiam Abbas, Danai Jekesai Gurira
Produzione: Groundswell Productions, Next Wednesday Productions, Participant Productions
Distribuzione: Bolero Film
Origine anno: USA 2008
Durata: 103 min.
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