Il giardino di limoni

pubblicato: venerdì 12 dicembre 2008 da Maurizio G. De Bonis

Salma è una vedova palestinese che accudisce con grande attenzione il suo bellissimo giardino di limoni ereditato dal padre. Un giorno viene ad abitare proprio accanto alla sua proprietà il Ministro della Difesa di Israele. Il suo giardino viene considerato un pericolo dai servizi segreti israeliani e così si decide di sradicare tutti gli alberi. Ovviamente Salma si opporrà con tutte le sue forze andando addirittura fino alla Corte Suprema di Israele. A sostenerla, solo un giovane avvocato palestinese e a distanza anche, incredibilmente, la moglie del Ministro.

Recensione
Esiste una cinematografia nazionale in grado di parlare senza censure di questioni che potrebbero riguardare addirittura gli interessi interi di un paese? Senza scomodare gli USA, il cui apparato produttivo-industriale è una potenza economica che nessuno può fermare, dobbiamo dare una risposta molto precisa: Israele. Se si esamina la produzione cinematografica di questo piccolo Stato, sempre in guerra, ci si può accorgere, a cominciare da Amos Gitai, di quanti registi siano costantemente concentrati sull’elaborazione di una critica reale e ben circostanziata nei riguardi dell’operato dei vari governi che si succedono a Gerusalemme. Un altro di questi autori è senza dubbio Eran Riklis, già regista de La sposa siriana. Riklis è regista anche de Il giardino dei limoni, lungometraggio che alla scorsa edizione del Festival di Berlino si aggiudicò il premio del pubblico. Ebbene, Il giardino dei limoni è un film che stigmatizza chiaramente la mentalità degli apparati di sicurezza israeliani, i quali si spingono a volte lì, dove non sarebbe per niente necessario. Se pensiamo che l’opera di Riklis è co-prodotta dall’Israel Film Fund, ente pubblico destinato al finanziamento del cinema israeliano, possiamo renderci conto del grado alto di democrazia che esiste in Israele.


Eran Riklis basa tutta la sua operazione espressiva su alcuni elementi precisi. Primo: la descrizione dei sistemi civili israeliano e palestinese, i quali condividono almeno una cosa: il disinteresse assoluto nei riguardi dei diritti delle persone anonime e normali. Secondo: la rappresentazione di una possibile via israeliana verso una posizione di solidarietà nei confronti dei diritti dei palestinesi. Terzo: il volto straordinario della protagonista Hiam Abbas, attrice (araba-israeliana) di grandi capacità espressive in grado di riassumere in poche toccanti inquadrature il disagio di un intero popolo. Quarto: il meraviglioso giardino di limoni al centro della vicenda. Il limone (così come l’ulivo e il fico d’India) diviene simbolo di un Medio Oriente che potrebbe rivelarsi di una bellezza superba e che invece si trova ad essere luogo di un conflitto secolare.

Riklis ha realizzato con Il giardino dei limoni un lungometraggio estremamente attento al “politicamente corretto” ma ha anche raccontato una storia che riguarda i sentimenti individuali e la dignità delle persone. Così come accade in Free Zone di Amos Gitai, alla fine le uniche persone che riescono a stabilire una vera comunicazione tra loro sono due donne: la palestinese proprietaria del giardino e l’israeliana moglie del Ministro della Difesa di Israele. Un’amicizia tragicamente impossibile che si realizza solo attraverso degli sguardi intensi e le azioni separate delle due figure femminili. In tal senso, significativa appare la decisione della consorte del Ministro di abbandonare la casa, quella casa così bella che tanto dolore ha portato alla sua vicina palestinese. L’ultima inquadratura, dall’alto, lascia lo spettatore con una sensazione di amarezza e di dolore ma anche con la convinzione che in verità una soluzione per la convivenza civile tra palestinesi e israeliani sarebbe possibile. Basterebbe solo che lo volessero tutti.

Titolo originale: Etz Limon
Regia: Eran Riklis
Sceneggiatura: Suha Arraf, Eran Riklis
Fotografia: Rainer Klausmann
Montaggio: Tova Ascher
Musiche: Habib Shehadeh Hanna
Interpreti: Hiam Abbas, Ali Suliman, Rona Lipaz-Michael, Doron Tavory
Produzione: Eran Riklis Productions, Mact Productions, Riva Film, Heimatfilm
Distribuzione: Teodora
Origine anno: Israele, Germania, Francia 2007
Durata: 106 min.

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