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Uomini Contro. Il cinema di Francesco Rosi a Torino

pubblicato: mercoledì 17 dicembre 2008 da Claudio Panella in: intersezioni interviste registi

Francesco rosi, torinoA chiudere un 2008 ricco di riconoscimenti, apertosi quasi un anno fa con l’Orso d’Oro alla carriera ricevuto alla scorsa Berlinale, si è inaugurato lunedì presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino il programma di eventi riuniti sotto al titolo Uomini contro. Il cinema di Francesco Rosi. L’evento celebra l’acquisizione da parte del Museo del vastissimo archivio personale di Rosi e si articola in vari eventi simultanei: l’omonima mostra fotografica ospitata fino al 15 febbraio dentro la Mole Antonelliana, una retrospettiva completa dei film del regista, l’uscita per il Castoro di Dossier Rosi di Michel Ciment, in edizione rimaneggiata rispetto agli originali francesi del 1976 e del 1986, e la messa in scena della Filumena Marturano di Eduardo De Filippo con la regia di Rosi e l’interpretazione di Lina Sastri e Luca De Filippo che si terrà al Teatro Nuovo dal 16 al 21 dicembre, in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino diretto dal collega Mario Martone.

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Con questa regia teatrale Rosi chiude una trilogia eduardiana che lo ha già visto mettere in scena Napoli milionaria e Le voci di dentro sempre col figlio di De Filippo. Pur non avendo ancora visto quest’ultimo allestimento appare evidente che le tre commedie, scritte tra il 1945 e il 1948, abbiano una comune ambientazione nella Napoli della seconda guerra mondiale (nel caso del primo testo) o dell’immediato dopoguerra, tra miseria, borsa nera e l’indimenticabile personaggio di Filumena, già prostituta e ora madre di tre figli cui vuole siano offerte le stesse opportunità, legittimi o meno che siano.
Non mancano quindi i legami tra l’attività teatrale e quella cinematografica di Rosi, che fin dai suoi primi film come La sfida (1958) e Le mani sulla città (1963), senza scordare la sceneggiatura di Processo alla città (1952), ha raccontato le passioni e denunciato i vizi della sua città natale. Ma ovviamente il cinema di Rosi ha indagato ed è arrivato ben oltre i confini napoletani, e lo dimostra Uomini Contro (1970), film manifesto sulla follia delle guerre tratto dal romanzo di Emilio Lussu e ambientato durante la Prima Guerra Mondiale che ha inaugurato la retrospettiva con la nuova copia di ristampata dal Centro Sperimentale / Cineteca Nazionale e che dà anche il titolo all’omaggio torinese. Oltre che all’inaugurazione di lunedì, Rosi ha incontrato il pubblico e gli studenti torinesi questa mattina nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Torino, e ha raccontato loro come si è riavvicinato al teatro:

“I miei primi 15 anni di lavoro sono stati davvero molto intensi, facevo praticamente un film all’anno. Nel 1964 ho messo in scena anche la mia prima commedia teatrale, avevo conosciuto il teatro grazie ai microfoni della radio, che allora si chiamava Eiar. Ma poi la complessità e la ricchezza di possibilità espressive del cinema mi hanno conquistato per molti anni. Avendo scelto di fare dei film che parlavano della realtà pensavo che non dovevano mai allontanarsi dalla verità dei fatti, che però non può mai essere trasmessa così com’è, nuda e cruda: un film ha bisogno di tensione, di emozioni, e di conoscenza, ma la denuncia non basta e quindi ho sempre lavorato molto alle inchieste su cui si basavano le mie opere, e però anche a quella che potremmo definire la “verità dello spettacolo”, cioè a creare una dimensione di comunicazione che passasse attraverso una rappresentazione vera della realtà. Sono ritornato a lavorare a teatro quando i miei progetti di film hanno iniziato a diventare sempre più complicati, e lunghi, da realizzare. E le tre commedie di Eduardo che ho messo in scena sono molto vicine al mio modo di intendere i valori umani e la rappresentazione della realtà, della Napoli di quegli anni”

Tutta la sua carriera è caratterizzata da un continuo impegno nel racconto di Napoli e della criminalità organizzata
“Napoli ha qualcosa che le altre grandi città non hanno. Napoli ha la plebe, che non è il popolo. La plebe è il popolo che si comporta in modo incontrollabile, a livello primordiale. L’ambizione di raccontare Napoli è un’ambizione alta, attraversata anche da momenti di stanchezza, di sconforto. Quando hanno condannato Carlo Levi al confino nell’epoca fascista, lo hanno mandato da Torino a un paesino sperduto della Lucania dove la vita era ridotta ai minimi termini, a una ricerca quotidiana di soddisfazione dei propri bisogni quotidiani che in maniera diversa ha caratterizzato anche alcune epoche della lunga e difficile storia di Napoli. Anche Gomorra ci racconta della tragedia attuale di Napoli, che ha radici profonde, nella Camorra che è sempre stato un potere criminale diverso dalla Mafia, privo della disciplina mafiosa, e che si impegnava soprattutto a sopraffare la gente, direi su base anarchica. Oggi anche la Camorra ha messo d’accordo la criminalità col potere economico e con quello politico, e i due cancri, Mafia e Camorra, sono davvero pressoché invincibili, anche a causa del fatto che in passato li si è sottovalutati. E oggi abbiamo anche la Sacra Corona Unita pugliese che aumenta di giorno in giorno il suo potenziale criminale. E l’Ndrangheta in Calabria, che ha un potere enorme nel campo del narcotraffico, ne detiene quasi l’esclusiva. E tutte queste organizzazioni hanno risalito la penisola: come diceva Sciascia: “La palma va al Nord”, dove la corruzione ha ormai preso piede come un modo di vivere”

Le è certamente successo di dare fastidio a questi poteri corrotti con i suoi film.
In misura minore di quanto sta succedendo a Roberto Saviano, se non la paura vera e propria ho certamente conosciuto anch’io la preoccupazione che certi argomenti dei miei film risvegliassero in taluni il desiderio di manifestare la loro autorità e di impedire che si continuasse a lavorare su quella strada. Ma questo sentimento si mette da parte, è ingoiato dal lavoro quotidiano. Quando si scelgono degli argomenti che possono nuocere a qualcuno è naturale che si valutino le conseguenze di queste scelte. A volte c’è la spavalderia e la provocazione, a volte prevale la prudenza, ma l’importante è che si domini la paura.

Le 130 immagini selezionate per la Mostra allestita alla Mole provengono dalla ricchissima collezione personale di Rosi, acquisita dal Museo Nazionale del Cinema, che comprende foto di scena, bozzetti autografi, manifesti, rassegne stampa e gli straordinari lavori preparatori di tutti i suoi film, vere e proprie inchieste come per Salvatore Giuliano (1962) o Il caso Mattei (1972), e i carteggi con Carlo e Primo Levi, Leonardo Sciascia, e tanti altri. Tali materiali sono in corso di catalogazione da più da un anno, e per l’inizio del 2009 i primi materiali dovrebbero essere messi a disposizione degli studiosi interessati.

Francesco Rosi

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Commenti dei lettori

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  • bettaelisa

    17 dic 2008 - 15:52 - #1
    1 punto
    Up Down

    grande rosi! il suo uomini contro sulla prima guerra mondiale con il grande volontè? purtroppo film poco conosciuto…

  • Profilo di c. p.

    c. p.

    17 dic 2008 - 17:50 - #2
    0 punti
    Up Down

    ben detto. ma ora che hanno restaurato la copia il film dovrebbe girare e poi uscire anche in dvd…

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