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Ember è una città che vive al buio da oltre 250 anni, illuminata solo da luci artificiali. A poco a poco queste ultime iniziano ad affievolirsi per oscuri motivi, allora due bambini, aiutati da un’antica pergamena, intraprendono un’avventura per salvare Ember.
Recensione
Oltre Ember non c’è nient’altro che Ember. Questo si ripetono gli abitanti di una città sotterranea, una colorata comunità di persone (bambini, soprattutto) da un quarto di millennio al buio. Non è un caso che, di questi tempi, dopo La zona, miglior film d’esordio dell’anno secondo chi scrive, il cinema torni a parlare, benché con toni diversi (lì scelta filo-documentaristica, qui evasione fiabesca), di persone che si (rin)chiudono in una città da cui è illegale uscire. E quando lo si fa, magari dopo mille peripezie si giunge finalmente nel nuovo mondo (riecco il tòpos del viaggio che porta alla terra promessa, di recente esplorato anche dal capolavoro Pixar Wall-e), in una metafora religiosa-filosofica non troppo velata (automatico il richiamo al mito della caverna platonica, dal buio alla luce). Nei sotterranei di Ember vive una società attenta al bene comune – questa la facciata dorata dietro cui si celano interessi privati e personali, il potere opulento che si ciba letteralmente dell’onestà dei suoi cittadini. Ad incarnarlo, un divertente Bill Murray, svogliato e sottotono, ma coerente nel ruolo di pigro sindaco istrionico e crapulone, che si fa ricco sulle spalle di chi lavora.
A partire dai bambini, apprendisti di vari mestieri, fra cui spicca la Messaggera Saoirse Ronan, che bissa la bravura mostrata in Espiazione. Altro nome degno di nota nel cast è Tim Robbins nei panni dell’inventore pazzo (irresistibile quando improvvisa un “tu tu tu”/codice d’allarme!), per non parlare della piccola Amy Quinn alias Poppy, uno dei personaggi più inutili e inconsapevolmente divertenti degli ultimi anni.
Se gli interpreti fanno molto, e la regia (Gil Kenan, reduce dal buon lavoro di animazione Monster House) fa il suo, il vero motore (ma, coerenti con le pagine di Jeanne DuPrau che ispirano il film, dovremmo forse dire “generatore”) di Ember si rivela però la scenografia, curata da quel Martin Lang che diede il meglio in Titanic.
In piena epoca cinepanettonesca, un semplicistico mix di fantasy e avventura senza infamia e senza lode (ma con un tocco di sano horror nell’inguardabile mostro sotterraneo dalla testa tentacolare) riesce a colpire nel segno, pur ancorandosi a un target ben preciso, sulla scia di saghe come Le cronache di Narnia (non a caso, i creatori sono gli stessi, ma qui c’è un barlume qualitativo in più).
Titolo originale: City of Ember
regia: Gil Kenan
sceneggiatura: Caroline Thompson, Jeanne Duprau
cast: Bill Murray, Tim Robbins, Mackenzie Crook, Toby Jones
fotografia: Xavier Perez Grobet
montaggio: Adam P. Scott
musiche: Andrew Lockington
produzione: Playtone
paese, anno: USA 2008
durata: 95 min.
distribuzione: Eagle Pictures
Refref1990
11 feb 2009 - 17:25 - #1Bel film, peccato che lasci degli interrogativi non indifferenti. Ad esempio: Perchè gli animali sono diventati enormi in soli 200 anni? e perchè i costruttori hanno costruito la città? Qual’era il pericolo???