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Moretti lascia Torino. Alcune possibili alternative...

pubblicato da Claudio Panella in: festival news Torino Film Festival 2008 Eventi

moretti torino film festival Ci risiamo: dopo due anni di tranquillità e di eccezionale rilancio di pubblico il Torino Film Festival si ritrova a dover ricominciare “da capo” con un nuovo direttore. La cosa sarebbe (è) normalissima ma non è proprio di normale amministrazione perché dopo diverse settimane di bagarre il balletto della nomina di Nanni Moretti alla guida del festival aveva ingigantito l’attenzione sull’evento, e il suo celebre “mi nota di più se…” attirò allora come negli scorsi giorni i media di tutto il mondo e richiede oggi l’annuncio di un nome ancora più altisonante a sostituirlo. Intanto, a seguito del comunicato diffuso pochi minuti fa dal Museo Nazionale del Cinema è ormai ufficiale che Moretti ha deciso di lasciare il festival, per poter dedicarsi alla realizzazione del suo nuovo film. Personalmente ho assistito alla conferenza stampa finale del 26° Torino Film Festival e mi era sembrato abbastanza chiaro che le parole di Moretti andavano in quella direzione, anche se nessuno ha voluto leggerle così, sperando forse di esorcizzare l’evento o per accentuare il presunto scoop del presunto diniego del regista a proseguire l’avventura.

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Cinema & Mostre - Amelio: la mia storia dei cineromanzi

pubblicato da Claudio Panella in: intersezioni

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È aperta a Torino, dall’8 marzo al 19 aprile e da martedì a domenica, la mostra Lo schermo di carta - Storia e storie dei cineromanzi, un omaggio alla semi-dimenticata avventura dei “cine-romanzi” organizzato a partire dalla nutrita collezione di Gianni Amelio progettato dal regista in persona con la cura scientifica di Silvio Alovisio per il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Il cineromanzo era un tipo di pubblicazione che negli anni ’50 accompagnava l’uscita di moltissimi film, un fenomeno nato in Italia, già patria del fotoromanzo, e diffuso con alterne fortune in non molti altri paesi tra il Sud America e la Francia, spesso per opera di nostri connazionali. < ?xml:namespace prefix = o ns = urn:schemas-microsoft-com:office:office />

Nel presentare la mostra torinese Amelio ha raccontato come la sua passione per questi prodotti risalga alla primissima infanzia, quando, probabilmente alcuni anni dopo la sua uscita ufficiale, la madre gli mise tra le mani una copia del cineromanzo de Il caso Paradine (1947) dove campeggiavano Alida Valli e Gregory Peck, e non certo il nome del regista. Fin da quando il piccolo Gianni aveva quattro anni e veniva portato dalla nonna a vedere le terze visioni di Gilda (1946), l’amore per il cinema era parte integrante della vita di casa Amelio e il cineromanzo non era considerato come un fotoromanzo ma come un completamento dell’esperienza irripetibile vissuta nel buio della sala, l’unica maniera per portarsi a casa una parte importante, anche se fotografica e fumettistica, del film tanto amato.

Come infatti scrive Amelio in un passo della sua presentazione del progetto: “Il cineromanzo non ci restituisce il film perché non può farlo, non è nella sua natura. Semmai ne alimenta il mito. Tant’è che ai suoi tempi non veniva visto in concorrenza, ma come supporto al film o addirittura come una sorta di trailer postumo”, l’unico mezzo che si aveva allora per elaborare il lutto della separazione dal film una volta riaccese le luci in sala. Inevitabile così che all’inizio degli anni ’60, con la diffusione della televisione, la fortuna di questo prodotto scemasse in gran fretta, dopo dieci anni in cui le edizioni volute da personaggi come De Laurentis, Rizzoli o Cino del Duca avevano trovato posto nelle province di tutta la penisola, là dove spesso i film veri e propri non riuscivano neanche ad arrivare.

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Amelio alla conquista del Lido - La stella che non c’è ha il dono della semplicità narrativa e della purezza formale

pubblicato da redazione in: news

Arriva in concorso il film di Gianni Amelio interpretato da Sergio Castellitto e da una giovane rivelazione, l'attrice cinese Liu Hua. Il regista traccia la storia di uno smarrimento interiore, dello straniamento di un animo, della perdita delle certezze e delle radici. In un periodo in cui non si fa che parlare di radici, di legami con la terra e le tradizioni, di modelli esistenziali perfetti, Amelio racconta una vicenda esemplare di distacco, di annullamento di sé, di razionale allontanamento dalle catene delle abitudini e delle cose che si conoscono. Tuffarsi nel mare incomprensibile di una Cina gigantesca e confusa, è per Vincenzo una sorta di operazione catartica che lo porterà a guardare il mondo con altri occhi.

La stella che non c'è ha il dono della semplicità narrativa e della purezza formale. In concorso la Mostra presenta anche il nuovo film del regista di Hong Kong Johnnie To. Sebbene non sorretto da una sceneggiatura di particolare originalità, Exiled è un divertissement che gronda sangue, l’opera di un raffinato uomo di cinema che dimostra una padronanza tecnica ed estetica da fare invidia a moltissimi “autori” ben più blasonati, disseminata di autentiche ricercatezze visive, di invenzioni sorprendenti e percorsa da un’energia che il cinema occidentale stenta a ritrovare.

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Così ridevano

pubblicato da Domenico Barone in: prime visioni

Recensione:
Così ridevano
Sei momenti (poco importanti) dal 1958 al 1964 per raccontare il rapporto protettivo-ossessivo di due fratelli siciliani emigrati a Torino e le trasformazioni dell'Italia del boom economico.
Amelio, unico cineasta "morale", cambia completamente stile e struttura narrativa, lasciando volutamente spazi sospesi e racconta disillusioni e sconfitte come un confronto chiuso a due, racchiudendo ansie e dolori del rapporto in insistiti primi piani. E' come se il protagonista de Lamerica, sceso dal bastimento, avesse ricominciato da zero, senza aver perso la memoria ed iniziato un viaggio in un paese che cominciava allora a trasformarsi irreversibilmente nell'amorale società del benessere.
Così ridevano rende visibile la fatica del lavoro, le amarezze delle sconfitte, le false utopie del riscatto culturale, la vergogna dell'analfabetismo, l'inevitabilità distruttiva dei legami di sangue. I libri pagati 1200 lire diventano così un sostegno illusorio cui appoggiarsi nell'inghiottire il sapore amaro della pioggia e pareggiano i conti con i crimini ed i lavori più umili subiti senza resistenza.
Amelio, riconciliato con il proprio passato, osserva con amarezza lo smembramento di un Paese, che non ha la forza di guardare negli occhi e cresce senza "essere intelligente", senza pagare colpe e preferisce lasciare scorrere il tempo, comprando licenze elementari, acquistando autoveicoli senza necessità, riempendo in silenzio e con definizioni errate i cruciverba della "Settimana enigmistica".

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