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Il Torino Film Festival ricomincia da Gianni Amelio

pubblicato da Claudio Panella in: festival news Torino Film Festival 2008

Gianni Amelio Torino Film Festival Dopo due sole settimane dalla conclusione del 26° Torino Film Festival, e dopo pochi giorni dall’annuncio della volontaria conclusione del mandato di Moretti, il regista Gianni Amelio è stato appena presentato quale nuovo Direttore del TFF da Sandro Casazza e Alberto Barbera, Presidente e Direttore del Museo Nazionale del Cinema, e dal Presidente dell’Associazione Cinemagiovani Lorenzo Ventavoli, sostenuti dai rappresentanti degli enti locali piemontesi, che hanno dato il loro benvenuto al regista.
I giorni scorsi erano stati segnati da un rincorrersi di nomi di possibili successori, tra cui quelli dei registi Calopresti, Ferrario, Placido, Giordana, Giuseppe Bertolucci. Ma Alberto Barbera ha confessato che la scelta di Amelio è stata la prima e l’unica di queste due settimane, ed era già stata lì lì per realizzarsi ai tempi del mandato a Nanni Moretti , se questi avesse rifiutato. Il nome del regista era subito parso a tutti tra i più interessanti per diverse ragioni. Innanzi tutto per i suoi ottimi rapporti con il Museo Nazionale del Cinema, per il quale Amelio ha curato i due montaggi cinematografici che vengono proiettati a ciclo continuo nell’aula del Tempio della Mole, e con il quale ha anche allestito l’anno scorso una Mostra sui Cineromanzi, antica passione del regista.

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Moretti lascia Torino. Alcune possibili alternative...

pubblicato da Claudio Panella in: festival news Torino Film Festival 2008 Eventi

moretti torino film festival Ci risiamo: dopo due anni di tranquillità e di eccezionale rilancio di pubblico il Torino Film Festival si ritrova a dover ricominciare “da capo” con un nuovo direttore. La cosa sarebbe (è) normalissima ma non è proprio di normale amministrazione perché dopo diverse settimane di bagarre il balletto della nomina di Nanni Moretti alla guida del festival aveva ingigantito l’attenzione sull’evento, e il suo celebre “mi nota di più se…” attirò allora come negli scorsi giorni i media di tutto il mondo e richiede oggi l’annuncio di un nome ancora più altisonante a sostituirlo. Intanto, a seguito del comunicato diffuso pochi minuti fa dal Museo Nazionale del Cinema è ormai ufficiale che Moretti ha deciso di lasciare il festival, per poter dedicarsi alla realizzazione del suo nuovo film. Personalmente ho assistito alla conferenza stampa finale del 26° Torino Film Festival e mi era sembrato abbastanza chiaro che le parole di Moretti andavano in quella direzione, anche se nessuno ha voluto leggerle così, sperando forse di esorcizzare l’evento o per accentuare il presunto scoop del presunto diniego del regista a proseguire l’avventura.

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British Renaissance: dalla retrospettiva al volume

pubblicato da Claudio Panella in: cinema e libri festival Torino Film Festival 2008 Libri

British Renaissance, Martini, Torino, festivalBritish Renaissance. Gioventù, amore e rabbia nel cinema inglese degli anni Ottanta, curato da Emanuela Martini, è il volume monografico edito da Il Castoro in occasione dell’omonima retrospettiva che ha portato a Torino 35 film per la televisione e il cinema prodotti in Inghilterra tra gli anni ’70 e gli ’80. La curatrice della selezione e del volume ha rivelato però che i film papabili per la rassegna torinese erano circa un’ottantina, che si è dovuto sfrondare per qualità, reperibilità delle pellicole (non pochi i rimpianti da questo punto di vista) e secondo il criterio di non presentare al festival più di un’opera per autore. Regola mantenuta con le notevoli eccezioni di Stephen Frears , Neil Jordan e Terence Davies.
Il libro serve quindi anche a contestualizzare i singoli film e non è di certo riservato solo a coloro che hanno partecipato alle proiezioni del festival. Dai diversi saggi raccolti nella monografia emerge bene quel che la British Renaissance è stata e quello che non è stata affatto: innanzi tutto non si trattò di un vero movimento, come il Free Cinema o la Nouvelle Vague, e si iniziò a nominarla solo qualche anno dopo il suo esplodere, non senza una certa ironia. È comunque innegabile che fino a pochi anni prima il cinema inglese era davvero poco vivace, e lo fu ancora meno nel decennio successivo. Non a caso è piuttosto nota la facezia di Truffaut (proprio lui che adorava Hitchcock!) secondo cui “cinema inglese” sarebbe una “contraddizione in termini”.

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