Il Museo Nazionale del Cinema di Torino presenta con il titolo di Intrigo Internazionale. Il Cinema di Roman Polanski un omaggio fotografico alla figura e all’opera di Roman Polanski. Sono in mostra fino all’8 dicembre nel ventre della Mole Antonelliana 120 fotografie di scena e di set e una ventina di manifesti originali realizzati per altrettanti film dell’autore. Polanski ha compiuto 75 anni quest’estate e tra due mesi, quando la mostra sarà ancora visibile agli spettatori e a lui stesso, è atteso in città come protagonista di una retrospettiva completa dedicatagli dal Torino Film Festival (21-29 novembre 2008). All’inaugurazione della mostra era invece presente l’attrice Sidne Rome, memorabile icona polanskiana al tempo di Che? (1972), in cui recitava accanto a Marcello Mastroianni. Come consuetudine del museo torinese l’esposizione fotografica è parzialmente visibile a cielo aperto sulla cancellata esterna della Mole, dove è affissa una trentina di riproduzioni di grande formato che ripercorre l’intera carriera del regista franco-polacco.
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È aperta a Torino, dall’8 marzo al 19 aprile e da martedì a domenica, la mostra Lo schermo di carta - Storia e storie dei cineromanzi, un omaggio alla semi-dimenticata avventura dei “cine-romanzi” organizzato a partire dalla nutrita collezione di Gianni Amelio progettato dal regista in persona con la cura scientifica di Silvio Alovisio per il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Il cineromanzo era un tipo di pubblicazione che negli anni ’50 accompagnava l’uscita di moltissimi film, un fenomeno nato in Italia, già patria del fotoromanzo, e diffuso con alterne fortune in non molti altri paesi tra il Sud America e la Francia, spesso per opera di nostri connazionali. < ?xml:namespace prefix = o ns = urn:schemas-microsoft-com:office:office /> Nel presentare la mostra torinese Amelio ha raccontato come la sua passione per questi prodotti risalga alla primissima infanzia, quando, probabilmente alcuni anni dopo la sua uscita ufficiale, la madre gli mise tra le mani una copia del cineromanzo de Il caso Paradine (1947) dove campeggiavano Alida Valli e Gregory Peck, e non certo il nome del regista. Fin da quando il piccolo Gianni aveva quattro anni e veniva portato dalla nonna a vedere le terze visioni di Gilda (1946), l’amore per il cinema era parte integrante della vita di casa Amelio e il cineromanzo non era considerato come un fotoromanzo ma come un completamento dell’esperienza irripetibile vissuta nel buio della sala, l’unica maniera per portarsi a casa una parte importante, anche se fotografica e fumettistica, del film tanto amato. Come infatti scrive Amelio in un passo della sua presentazione del progetto: “Il cineromanzo non ci restituisce il film perché non può farlo, non è nella sua natura. Semmai ne alimenta il mito. Tant’è che ai suoi tempi non veniva visto in concorrenza, ma come supporto al film o addirittura come una sorta di trailer postumo”, l’unico mezzo che si aveva allora per elaborare il lutto della separazione dal film una volta riaccese le luci in sala. Inevitabile così che all’inizio degli anni ’60, con la diffusione della televisione, la fortuna di questo prodotto scemasse in gran fretta, dopo dieci anni in cui le edizioni volute da personaggi come De Laurentis, Rizzoli o Cino del Duca avevano trovato posto nelle province di tutta la penisola, là dove spesso i film veri e propri non riuscivano neanche ad arrivare.
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