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Paolo Sorrentino

pubblicato da Claudia Catalli in: interviste

Di Paolo Sorrentino si può dire tutto, tranne che non sia un regista capace di proporre ogni volta qualcosa di profondamente interessante, spesso fuori dai binari di quello che molti cineasti italiani sono soliti raccontare. Dopo la trilogia di solitudini narrate attraverso i volti eloquenti di Giacomo Rizzo (L’amico di famiglia) e Toni Servillo (L’uomo in più e Le conseguenze dell’amore), torna a lavorare con quest’ultimo su un noto personaggio non solo realmente esistito, ma attualmente vivente: Giulio Andreotti. Alias, Il divo.

Nel notevole poker di film da lei calato finora, ha raccontato personaggi molto rappresentativi della società italiana, dal calciatore, al cantante, all’usuraio-amico di famiglia… e ora, il Divo.
E’ vero, sono personaggi anche molto banali se vogliamo, anche il politico lo è, ma tutti rappresentativi, reali. Non esiste un buon film che non tratti temi critici. Per questo, non saprei mai fare un film di fantascienza, più interessante credo sia farne uno di fantascienza sulla politica, che non vuole rivelare cose, ma si limita a sistematizzare il già noto, rispolverandolo con un impianto stilistico che tenta ostinatamente di spettacolarizzare ciò che non può essere spettacolo. La Dc è qualcosa di anticinematografico. Poi, per dirla con una battuta, Fanfani non è Tarzan e non avrebbe avuto lo stesso appeal come personaggio!

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Andreotti SuperStar

pubblicato da Leonardo Tosi in: link

Dopo aver visto questo film mi sono fatto molte domande. Bizzarro e raccapricciante il personaggio messo in scena da Sorrentino, meritatissimo il premio riconosciuto dalla Giuria di Cannes per un film potente e cupo, gotico e sinistro, che propone uno sguardo “non italiano” (nel senso di uno stile cinematografico e uno sguardo dal respiro europeo, lontani mille miglia dallo pseudo-realismo di provincia che ha caratterizzato le decine di film italiani degli ultimi anni) su un pezzo di storia italiana.

Sgombriamo subito il campo: a mio parere di Andreotti il personaggio non ha niente o quasi, o meglio (per dirla con Escobar) “ci somiglia solo per allusioni: gli orecchi che paiono schiacciati da un cappello troppo a lungo tenuto in testa, per esempio, o le labbra ostinatamente serrate”. E’ comprensibile dunque il commento di Andreotti che non ha gradito più di un aspetto del film (“…la mia corrente, per esempio – commentò il senatore alla proiezione – beh non era un giardino zoologico come la rappresenta il film. C’erano le invidie, gli scontri, gli scavalchi, la carriera, ma questa è la politica”).

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