A chiudere un 2008 ricco di riconoscimenti, apertosi quasi un anno fa con l’Orso d’Oro alla carriera ricevuto alla scorsa Berlinale, si è inaugurato lunedì presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino il programma di eventi riuniti sotto al titolo Uomini contro. Il cinema di Francesco Rosi. L’evento celebra l’acquisizione da parte del Museo del vastissimo archivio personale di Rosi e si articola in vari eventi simultanei: l’omonima mostra fotografica ospitata fino al 15 febbraio dentro la Mole Antonelliana, una retrospettiva completa dei film del regista, l’uscita per il Castoro di Dossier Rosi di Michel Ciment, in edizione rimaneggiata rispetto agli originali francesi del 1976 e del 1986, e la messa in scena della Filumena Marturano di Eduardo De Filippo con la regia di Rosi e l’interpretazione di Lina Sastri e Luca De Filippo che si terrà al Teatro Nuovo dal 16 al 21 dicembre, in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino diretto dal collega Mario Martone.
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Alla presenza della Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso (il Sindaco Sergio Chiamparino era assente perché afono e raffreddato dopo il tour de force televisivo delle ultime settimane) e del cerimoniere principe di Venezia e Cinecittà Franco Mariotti è stato inaugurato poche ore fa a Torino il CINEPORTO, la “casa dei produttori” voluta dalla Film Commission Torino Piemonte. Verrebbe molto facile definire il nuovo spazio la “Cinecittà torinese”, ma non sarebbe del tutto esatto, perché i 9.400 mq, di cui oltre 6.000 al coperto, presentati oggi non comprendono teatri di posa (già esistenti in città, Unistudio e Lumiq su tutti): si tratta invece, come dicono i finanziatori del più “grande e attrezzato business-centre d’Europa”, in grado di offrire a produzioni nazionali e internazionali le migliori condizioni logistico-organizzative per mandare avanti i propri set sul territorio piemontese.
Dopo due sole settimane dalla conclusione del 26° Torino Film Festival, e dopo pochi giorni dall’annuncio della volontaria conclusione del mandato di Moretti, il regista Gianni Amelio è stato appena presentato quale nuovo Direttore del TFF da Sandro Casazza e Alberto Barbera, Presidente e Direttore del Museo Nazionale del Cinema, e dal Presidente dell’Associazione Cinemagiovani Lorenzo Ventavoli, sostenuti dai rappresentanti degli enti locali piemontesi, che hanno dato il loro benvenuto al regista.
I giorni scorsi erano stati segnati da un rincorrersi di nomi di possibili successori, tra cui quelli dei registi Calopresti, Ferrario, Placido, Giordana, Giuseppe Bertolucci. Ma Alberto Barbera ha confessato che la scelta di Amelio è stata la prima e l’unica di queste due settimane, ed era già stata lì lì per realizzarsi ai tempi del mandato a Nanni Moretti , se questi avesse rifiutato. Il nome del regista era subito parso a tutti tra i più interessanti per diverse ragioni. Innanzi tutto per i suoi ottimi rapporti con il Museo Nazionale del Cinema, per il quale Amelio ha curato i due montaggi cinematografici che vengono proiettati a ciclo continuo nell’aula del Tempio della Mole, e con il quale ha anche allestito l’anno scorso una Mostra sui Cineromanzi, antica passione del regista.
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Ci risiamo: dopo due anni di tranquillità e di eccezionale rilancio di pubblico il Torino Film Festival si ritrova a dover ricominciare “da capo” con un nuovo direttore. La cosa sarebbe (è) normalissima ma non è proprio di normale amministrazione perché dopo diverse settimane di bagarre il balletto della nomina di Nanni Moretti alla guida del festival aveva ingigantito l’attenzione sull’evento, e il suo celebre “mi nota di più se…” attirò allora come negli scorsi giorni i media di tutto il mondo e richiede oggi l’annuncio di un nome ancora più altisonante a sostituirlo. Intanto, a seguito del comunicato diffuso pochi minuti fa dal Museo Nazionale del Cinema è ormai ufficiale che Moretti ha deciso di lasciare il festival, per poter dedicarsi alla realizzazione del suo nuovo film. Personalmente ho assistito alla conferenza stampa finale del 26° Torino Film Festival e mi era sembrato abbastanza chiaro che le parole di Moretti andavano in quella direzione, anche se nessuno ha voluto leggerle così, sperando forse di esorcizzare l’evento o per accentuare il presunto scoop del presunto diniego del regista a proseguire l’avventura.
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Organizzato anche quest’anno dalla Aiace dalla Città di Torino (Divisione Servizi Educativi e ITER) il festival diretto da Sara Cortellazzo e Aldo Garbarini è giunto alla sua IX edizione e rilancia la sua formula in un programma ricchissimo di eventi, sempre più espanso oltre i confini del modulo dell’“evento annuale”. Grazie al lavoro di molti insegnanti e alla partecipazione di tantissimi studenti la manifestazione che porta il cinema nelle scuole e invita le scuole a fare cinema prevede quest’anno una serie di appuntamenti che si concentrano dal 20 novembre a metà dicembre anche al di là dei dieci giorni di proiezioni. Limitandoci a questi bisogna dar conto di oltre 400 film, tra quelli realizzati dai ragazzi (un centinaio) i quasi 70 lunghi previsti, tra i quali vi saranno ben dodici anteprime nazionali di pellicole in uscita nelle nostre sale e la retrospettiva dedicata all’ospite d’onore Michael Winterbottom, che presenterà il suo ultimo Genova (2008) con Colin Firth e Catherine Keener. Per cominciare da queste attese prime visioni ecco che il festival ha una sua pre-inaugurazione domani (mercoledì 3) sera con un doppio programma: Stella di Sylvie Verheyde (già visto a Venezia e con tra i protagonisti lo scomparso Guillaume Depardieu) e The Millionaire di Danny Boyle.
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Dopo alcuni anni di accantonamento critico, in Italia ricordiamo solo un bell’omaggio organizzato quindici anni orsono dall’ormai scomparsa France Cinéma, il Torino Film festival 2008 ha dedicato una delle sue retrospettive al cinema di Jean-Pierre Melville. Il volume edito da Il Castoro per celebrare l’evento ha l’ambizione di essere un punto di riferimento per i giovani scopritori e per gli appassionati dei film del regista francese, che, pur contando fan anche illustri, sono per lo più di difficile reperibilità. Il libro stesso è testimonianza concreta dell’interesse che ancora suscitano le opere dell’autore, se non altro perché raccoglie accanto a saggi scritti da “specialisti” gli interventi di sette scrittori di noir nostrani, che la curatrice Emanuela Martini ha rivelato essere stati subito entusiasti della sua proposta di collaborazione, dimostrando di conoscere già le opere dell’autore. Melville ha infatti firmato nella sua carriera tredici film (pochi rispetto a molti colleghi), tra i quali si contano però una mezza dozzina di indimenticati noir che dimostrano una piena consapevolezza e una profonda riflessione sui meccanismi del genere, nonché su quelli dell’animo umano.
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La storia di due sedicenni e della loro amicizia sullo sfondo della periferia londinese. Tomo fugge da Nottingham e non ha né soldi né casa mentre Marek si è trasferito dalla Polonia per seguire il padre operaio. I ragazzi trovano un po’ di conforto l’uno nell’altro e nell’ amore per la bella Maria.
Recensione:
A causa del ritardato arrivo della pellicola, Somers Town è l’ultimo film fuori concorso passato in extremis sugli schermi del Torino Film Festival. Bello e gonfio di malinconia questo nuovo lavoro di Shane Meadows in cui due ragazzi soli e con una vita non facile trovano un po’ di conforto nell’amicizia. Nel ruolo di Tomo ritroviamo Thomas Turgoose, l’ex-bambino che due anni fa fu protagonista di un altro bel film di Meadows, This is England. Un giorno Tomo prende un treno e arriva a Londra con qualche spicciolo in tasca, senza sapere dove dormirà e come potrà occupare il suo tempo. Fugge da Nottingham e tanto basta per convincerlo a trascinare il suo fagotto per le strade della capitale. Ben presto capisce la situazione pericolosa in cui si è cacciato ed è allora che per caso fa conoscenza con Marek. Quest’ultimo è un giovane polacco appena arrivato in Gran Bretagna con il padre che è operaio delle ferrovie.
La serata di premiazione del 26° Torino Film festival - cui è seguita la proiezione del film di chiusura The Edge of Love di John Maybury - ha confermato i rumors della vigilia. Il premio per Miglior film del Concorso Lungometraggi è andato al cileno Tony Manero, che ha vinto anche il Primo Premio della Giuria Firpresci, e, altrettanto meritatamente, il premio per il Miglior Attore, Alfredo Castro. Il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato invece a Prince of Broadway dell’americano Sean Baker, che racconta le vicissitudini di un immigrato proveniente dal Ghana che cerca di sopravvivere clandestinamente nel centro di New York. Miglior attrice di quest’anno è Emmanuelle Devos, per il film Non-Dit del belga Fien Troch, mentre il premio per la miglior sceneggiatura, comprendente un invito presso la torinese scuola Holden, è del tedesco L’onda (Die Welle) .
Sono almeno un paio di stagioni che la nostra cinematografia segue le trasformazioni del mondo del lavoro con un interesse a lungo decisamente sopito, risvegliatosi anche in ambito letterario col filone detto della “precarietà” e con una rinnovata attenzione al tema del lavoro che non c’è. Allo scorso Torino Film Festival avevano avuto la loro anteprima due film diversi e per ragioni differenti alquanto imperfetti come il documentario In Fabbrica di Francesca Comencini e il film di finzione Signorina Effe di Wilma Labate. All’ultimo festival di Venezia sono stati invece presentati con una certa solennità i due film sulla tragedia della Thyssen, verificatisi pochi giorni dopo la chiusura del festival 2007, e foriera di un vero grande movimento di indignazione mediatica e civile. E poi? E poi possiamo registrare che la città della Fiat sembra ancora attenta alle riflessioni sul mondo del lavoro contemporaneo, e anche se in questo 26° Torino Film Festival non vi sono sezioni ad hoc, il tema emerge carsicamente un po’ ovunque tra le retrospettive e le nuove proposte ed è stato celebrato in modo diretto con la proiezione speciale in copia restaurata de La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri, protagonista il memorabile operaio Massa interpretato da Gianmaria Volonté.
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Quando nella Londra della Seconda Guerra Mondiale, il poeta Dylan Thomas rincontra per caso il suo amore di gioventù Vera Phillips, tra i due si risveglia l’antica passione. Ora però Thomas è sposato con Caitlin da cui ha avuto un figlio. Le due donne diventano molto amiche e sembrano rinunciare alla competizione soprattutto perché Vera si innamora e sposa il soldato William Killick. Quando però quest’ultimo riparte per la guerra Dylan, Caitlin e Vera si trasferiscono a vivere insieme nella campagna gallese. Al ritorno di William, il menage già difficile si rivela impossibile da sostenere.
Recensione
Ad ogni Festival la sua Keira e un po’ di Keira in ogni Festival: dopo l’anteprima di Duchess alla Festa del cinema di Roma, l’attrice inglese Keira Knightley è protagonista di The edge of love, film di chiusura del Festival di Torino. Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, il film inizia nei sotterranei della metropolitana londinese trasformata per l’occasione in rifugio antiaereo. Nei panni di una bellissima cantante Knightley si esibisce insieme ad un’orchestra per distrarre la folla e per un attimo ci si sorprende di rivederla laddove l’avevamo lasciata alla fine di Espiazione. A cantare è proprio la stessa attrice, su alcune canzoni d’amore composte per l’occasione da Angelo Badalamenti. La macchina da presa fissa il suo viso di porcellana su cui si staglia un’ipnotica bocca dipinta di rosso fuoco.