Colombo, Sri Lanka. Alcuni amici, giovani che tra un lavoretto e l’altro si arrangiano come possono per mantenere se stessi e le proprie famiglie, provano ripetutamente a farsi concedere un visto per la Germania dove vorrebbero emigrare. Quando uno di loro scopre per caso che in Baviera si svolgerà un torneo di pallamano in cerca di una squadra proveniente dall’Asia, l’occasione sembra poter fare al caso loro. Ma che cos’è questa pallamano?
Recensione
Undici anni dopo la fortunatissima produzione di The Full Monty, il cosmopolita nipote di Luchino Visconti che risponde all’altrettanto cinematografico nome di Uberto Pasolini esordisce alla regia e presenta nelle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia una sorta di “full monty cingalese”, ispirato a una storia vera, in uscita nelle nostre sale il prossimo 12 settembre. Machan è la versione romanzata ma sostanzialmente fedele di un caso di cronaca che quattro anni fa arrivò anche sulle pagine dei giornali italiani: quello di un’intera, finta, squadra nazionale di pallamano dello Sri Lanka scomparsa nel nulla dall’albergo bavarese dov’era ospitata su invito di un torneo sportivo.
Le Giornate degli autori - Venice Days (al Lido dal 28 agosto al 6 settembre) festeggiano un lustro. Quest’anno a comporre il programma undici film, di cui nove anteprime mondiali e cinque opere prime. Se lo scorso anno le parole d’ordine erano conflitto, guerra e nomadismo, quest’anno sono sentimenti e infedeltà “verso se stessi e verso gli altri - precisa Fabio Ferzetti, per il terzo anno delegato generale - Vedremo storie che implicano una crescita, una fuga o una trasformazione”.
Due gli italiani selezionati, “molto distanti per stile e metodo di lavoro, ma vicini per l’attenzione ai personaggi”. Entrambi debuttano dietro la macchina da presa: Uberto Pasolini, produttore di Full Monty, con Machan (nelle sale il 12 settembre) e Stefano Tummolini, aiuto regista di Ozpetek, con Un altro pianeta. Il primo ci porta in Sri Lanka a scoprire una dura realtà e i sogni di coloro che vorrebbero lavorare in occidente. “Non si tratta di un film d’autore - sottolinea il regista - ma di un film di genere che racconta la drammaticità di quel mondo attraverso i toni della commedia. Nonostante il lavoro sia stato complicato, soprattutto dirigere attori presi dalla strada, debbo dire che è stata l’esperienza più divertente della mia carriera”.